I dati, ma soprattutto la traduzione dei dati. Che porta ad un’amara conclusione: “La pubblica amministrazione fatica ad accettare la trasparenza. Parola di Raffaele Cantone, che ha fatto il bilancio del lavoro dell’Anac nel 2016 durante il suo intervento in Parlamento, sottolineando una situazione di “luci e ombre nell’applicazione dei vari strumenti, confermate dalle attività di vigilanza”. Tasto dolente è, appunto, quello della trasparenza. In tal senso, il numero uno dell’Anac ha sottolineato la “rivolta” di una parte della dirigenza contro la norma che prevede la pubblicazione dei compensi per i funzionari pubblici. Una legge che, “seppur forse eccessiva, intendeva promuovere forme diffuse di accountability e dimostra purtroppo come la trasparenza, al di là delle proclamazioni di principio, fatichi a essere realmente accettata“. Parole dure quelle dell’ex magistrato antimafia. Che ha dato i numeri di un anno di lavoro. “Lo scorso anno sono state avviate 845 istruttorie, soprattutto nei confronti di comuni, strutture sanitarie e società pubbliche – ha detto Cantone – mentre pochissime (12) sono state le sanzioni irrogate, a conferma del loro utilizzo solo come extrema ratio ma anche dell’elevato livello di adeguamento alle richieste dell’Autorità“.
video di Manolo Lanaro 

I SETTORI DI INTERVENTO
Il presidente dell’Anac, poi, ha ricordato il primo Piano nazionale anticorruzione, emanato lo scorso anno, che ha “dedicato focus di approfondimento alle aree particolarmente esposte al rischio corruttivo (come gli acquisti, la tutela del territorio, la valorizzazione dei beni culturali)” e fornito indicazioni a chi ha più difficoltà a costruire un presidio anticorruzione, in particolare i piccoli comuni e le scuole”. Uno dei settori con le maggiori criticità è da sempre quello della sanità, che “per i rapporti curati da organizzazioni indipendenti, i tanti fatti di cronaca e le ingenti risorse investite continua a destare particolare preoccupazione – è stato il parere del magistrato – Grazie alla proficua collaborazione con il Ministero della salute e Agenas si sono individuate le aree più vulnerabili ad abusi e corruzione (gli appalti, i concorsi, l’accreditamento, la gestione dei proventi delle sperimentazioni cliniche, delle liste d’attesa e delle camere mortuarie) e si è chiesto di adottare per esse specifiche misure preventive – ha continuato – la cui attuazione sarà oggetto di un piano ispettivo ad hoc. Un’attività volta non a criminalizzare ma a preservare un settore che ha grandi eccellenze e che consente a tutti l’accesso alle cure.

NUMERI E RISULTATI DI UN ANNO DI LAVORO
Come si evince dalla relazione annuale, poi, è ampia la rosa di ambiti su cui Anac è intervenuta: da Consip ad Anas, dalla Rai alla ricostruzione post sisma fino ai servizi per i Centri di accoglienza. È aumentato, poi, il numero di richieste di intervento dell’Autorità con il metodo collaborativo, sperimentato per la prima volta con Expo 2015: nel 2016 sono state emanate ben 1.388 delibere (per lo più, provvedimenti di vigilanza, pareri, linee guida, sanzioni, ecc.) e nei primi 5 mesi di quest’anno si è già superata quota 600. Lo strumento del commissariamento degli appalti è stato adottato, da quando è stato istituito, 32 volte, in particolare con 23 commissariamenti veri e propri e 9 misure di sostegno e monitoraggio. Per quanto riguarda l’attività di vigilanza, come detto, nel 2016 sono state avviate 845 istruttorie. Nel campo dei conflitti di interesse e di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi, i procedimenti avviati sono stati 149, anche se i risultati sono stati spesso deludenti per una carenza delle norme rispetto alla quale il presidente Cantone è tornato a sollecitare come una “indifferibile rivisitazione”. In materia di trasparenza sono stati aperti 193 procedimenti di vigilanza, a cui si aggiungono 59 procedimenti sanzionatori per mancata pubblicazione dei dati concernenti i titolari di incarichi politici. Su questo fronte si registra un mancato adeguamento delle amministrazioni agli indirizzi Anac nel 40% dei casi, tasso che interessa piccoli comuni, ma anche realtà grandi come Roma e Milano. Per quanto riguarda il nuovo codice degli appalti, 656 sono stati i pareri e le risposte in forma breve resi dall’Anac, 56 le delibere di vigilanza, 76 gli accertamenti ispettivi (in parte condotti in collaborazione con la Guardia di Finanza e la Ragioneria Generale dello Stato) e 29 i protocolli di vigilanza collaborativa. Nel settore dei lavori pubblici l’Autorità, che si è occupata di numerose importanti infrastrutture, ha ricevuto circa 1.800 segnalazioni. Cresce, infine, il ricorso al “whistleblowing“: le segnalazioni di presunti illeciti da parte dei lavoratori sono state 235 nel 2015, 252 nel 2016 e oltre 260 nei primi 5 mesi di quest’anno, ma la qualità resta bassa, segno di una scarsa comprensione dell’istituto.

“ANAC NON DA’ BOLLINO SU APPALTI”
Cantone, poi, ha delimitato il campo d’intervento dell’autorità di cui è presidente. L’Anac, ha detto, “non è un organismo che può occuparsi di ogni forma di illegalità” e non bisogna “assecondare l’idea che gli appalti si possano fare solo con il ‘bollino’ dell’Anac“. Cantone ha sottolineato che si sono ingenerate “aspettative forse eccessive nell’opinione pubblica e negli operatori e anche qualche equivoco sui reali ambiti di intervento”. Per l’Autorità, ha detto Cantone, si è chiusa col primo triennio di attività “la fase ‘costituente'” ed essa “è oggi un’istituzione che, dismessi gli abiti della novità, è riconoscibile non solo alle amministrazioni pubbliche e agli operatori economici, ma anche a gran parte dei cittadini”. Una “fiducia” che “è indispensabile preservare” senza “ingenerare inutili e ingiustificate aspettative”, ha detto Cantone. Per questo anche attraverso specifici atti, Anac ha recentemente scelto di “precisare ulteriormente e pubblicamente compiti e poteri dell’Autorità sia nei confronti degli istanti privati che nei confronti delle amministrazioni pubbliche”. In particolare sulle richieste di chiarimento o collaborazione in materia dei contratti pubblici da parte delle amministrazioni, Anac ha precisato “in un regolamento apposito, che le risposte saranno fornite solo se la questione posta è nuova e di rilevanza generale, con la chiara volontà di non assecondare l’idea che gli appalti si possano fare solo con il ‘bollino’ dell’Anac, e al contrario rimarcando che l’Autorità non è un consulente e che non si può sostituire alle scelte discrezionali dell’amministrazione”.

“SU CONSIP INTERVENUTI PRIMA DELLE VICENDE GIUDIZIARIE”
L’ex pm antimafia, poi, ha parlato della questione Consip, sottolineando che “è stata posta particolare attenzione alle gare della principale stazione appaltante del Paese, ben prima che emergessero le note vicende giudiziarie; è stata, infatti, effettuata un’ispezione – ha ricordato Cantone – il cui rapporto conclusivo del luglio 2016 ha evidenziato problematiche nei settori del facility management, dell’ICT e dell’energia“. “Sul facility, in particolare – ha proseguito Cantone – si è concentrata una delle contestazioni mosse alla stazione appaltante relativamente al numero e alla perimetrazione dei lotti che, così come strutturati, rischiano di limitare la platea dei possibili partecipanti alle gare, escludendo soprattutto le piccole e medie imprese; la governance di Consip, in sede di audizione da parte del Consiglio, ha rappresentato di voler accogliere i rilievi mossi e tenerne conto nei prossimi bandi, che saranno sottoposti quindi a specifico monitoraggio”. “Sempre con riferimento ai servizi – ha aggiunto – l’Autorità si è occupata, in più occasioni, del settore delle pulizie, un mercato economicamente molto rilevante (nel 2016 valeva oltre 3,4 miliardi di euro) caratterizzato da un’elevata concentrazione degli appalti in mano a pochi operatori, frutto anche di illeciti cartelli svelati nel dicembre 2015 da un’importante decisione dell’Autorità Antitrust. In particolare, con riferimento agli affidamenti dei servizi di pulizia per le scuole, nel marzo 2016 l’ANAC ha segnalato a Governo e Parlamento la necessità di superare i regimi di proroga contrattuale ex lege e ha affrontato, con un lungo e articolato parere, la questione dell’esclusione dalle gare delle imprese sanzionate per l’intesa anticoncorrenziale. L’importanza del mercato di riferimento ha consigliato, infine, di mettere in cantiere l’aggiornamento del bando-tipo in materia, che risale al 2014 (non a caso, il primo adottato in assoluto), e di rafforzare la collaborazione con l’Antitrust per fornire dati utili a prevenire, scoprire e sanzionare ulteriori cartelli”.