Washington torna ad avvertire Damasco. “Gli Stati Uniti hanno identificato potenziali preparativi per un altro attacco con armi chimiche ad opera del regime di Assad che provocherebbe verosimilmente l’uccisione in massa di civili, tra cui bambini innocenti”, si legge in una nota della Casa Bianca in cui si sottolinea che le attività in questione “sono simili ai preparativi fatti dal regime prima del suo attacco del 4 aprile” scorso a Khan Sheikhun. “Come abbiamo dichiarato in precedenza – prosegue il comunicato – gli Stati Uniti sono in Siria per eliminare l’Isis dall’Iraq e dalla Siria. Se tuttavia Assad condurrà un altro attacco di massa mortale usando armi chimiche, lui e il suo esercito pagheranno un prezzo pesante“. La risposta di Mosca arriva da Dmitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin: “Certamente noi riteniamo inammissibili tali minacce al governo legittimo siriano” e “riteniamo assolutamente inammissibile e inaccettabile l’uso di sostanze tossiche”.

L’ultima volta era accaduto il 6 aprile: quel giorno Nikki Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, durante la discussione al Palazzo di Vetro sul bombardamento aereo attribuito all’aviazione siriana sulla cittadina della provincia di Idlib, aveva risposto così alle resistenze della Russia nel riconoscere il ruolo del governo siriano: “Quando l’Onu non riesce a portare avanti il suo dovere di agire collettivamente, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti ad agire per conto proprio, spiegava la rappresentante diplomatica aggiungendo che se le Nazioni Unite non interverranno “noi potremmo” farlo. “Qualcosa dovrebbe accadere”, confermava nelle stesse ore Donald Trump. Il giorno successivo l’esercito Usa lanciava 59 missili Tomahawk da due cacciatorpediniere della marina contro una base aerea di Shayrat, nel centro del Paese, da dove si sospettava fosse stato lanciato l’attacco contro Khan Sheikhoun.

Anche la Haley è tornata a far sentire la propria voce, per allargare l’avvertimento a Mosca e Teheran: “La responsabilità di nuovi attacchi contro la popolazione siriana verrà addossata ad Assad – si legge in un post pubblicato su Twitter dopo la diffusione della nota da parte della Casa Bianca – ma anche alla Russia e l’Iran, che appoggiano l’uccisione da parte del presidente della sua stessa gente”.