La Russia difende Bashar al Assad dall’accusa di aver avuto un ruolo nel bombardamento aereo a Khan Sheikhun. Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione che condanna l’attacco e chiede un’inchiesta sull’uso di armi chimiche contro la popolazione civile attribuito all’aviazione siriana. E all’orizzonte si profila un muro contro muro tra Mosca e Washington.

E’ stata Parigi la prima ad attaccare nel pomeriggio frontalmente il governo di Damasco: François Hollande, ha chiesto una reazione della comunità internazionale che sia “all’altezza del crimine di guerra”. Parlando alla riunione del Consiglio di difesa all’Eliseo, il presidente francese ha chiesto “sanzioni” contro il regime siriano. “Stiamo parlando di crimini di guerra con armi chimiche – ha detto l’ambasciatore francese all’Onu, François Delattre a margine della riunione a Palazzo di Vetro – siamo chiari, l’attacco nella provincia di Idlib è avvenuto in una zona dove operano l’esercito e l’aviazione siriana”. “Anche chi sostiene il regime di Assad non può prevenire questi barbari attacchi”, ha chiosato Delattre, affermando che chi difende il regime è un indiretto partecipante. “La mancanza di azione non è un’opzione, la nostra credibilità come stati membri è in gioco”, ha sottolineato, ribadendo che “è giunto il momento di agire collettivamente nel Consiglio di Sicurezza”.

Un obiettivo che non sarà facile da raggiungere, visti i veti posti da Russia e Cina alle passate risoluzioni sulla Siria. Difficoltà che danno agli Stati Uniti l’occasione per annunciare la propria strategia: “Quando l’Onu non riesce a portare avanti il suo dovere di agire collettivamente, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti ad agire per conto proprio“, ha detto l’ambasciatrice americana Nikki Haley durante il Consiglio di Sicurezza, aggiungendo che se le Nazioni Unite non interverranno “noi potremmo” farlo. “Se la Russia avesse adempiuto alle sue responsabilità, in Siria non sarebbero rimaste armi chimiche da usare per il regime”, ha proseguito la Haley, riferendosi all’accordo sponsorizzato da Mosca in base alla quale Damasco si impegnò nel 2013 a distruggere il proprio arsenale chimico. “C’è un’ovvia verità. Assad, la Russia e l’Iran non hanno interesse nella pace – ha detto ancora la rappresentante diplomatica, che ad aprile ha assunto la presidenza di turno del Consiglio – quanti bambini dovranno ancora morire, prima che importi alla Russia?”.

Lo scontro con Mosca si profila aspro. Poco prima il Cremlino aveva respinto la risoluzione presentata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito e bollato i resoconti sull’attacco come “fake“. “Gli Usa hanno presentato una risoluzione basata su rapporti falsi – ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova – la bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell’intera regione”.

La risoluzione, sostenuta anche dall’ambasciatore italiano alle Nazioni Unite Sebastiano Cardi, un documento di due pagine di cui l’agenzia di stampa Dpa ha anticipato alcuni contenuti, richiede a Damasco informazioni precise sulle operazioni di ieri e i piani di volo dell’aeronautica, compresi i nomi dei piloti militari. Inoltre, il testo chiede accesso alle basi aeree militari da cui sarebbero partite le operazioni, secondo l’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) incaricata di indagare, e richiede incontri entro cinque giorni con i generali siriani e la leadership di Damasco. La risoluzione ventila la possibilità sanzioni contro Assad che, dall’inizio del conflitto in Siria nel 2011, è stato più volte accusato per l’uso di armi chimiche. “La soluzione in Siria non potrà mai essere trovata attraverso mezzi militari, la sola via d’uscita alla crisi è attraverso una soluzione politica inclusiva”, ha detto ancora Cardi.

In mattinata le autorità russe avevano garantito il proprio appoggio al presidente siriano. Il ministero della Difesa di Mosca ha spiegato che la contaminazione con sostanze chimiche è stata sì la conseguenza di un raid aereo delle forze governative, ma condotto su un deposito di armi chimiche controllato dai ribelli. “Ieri, dalle 11.30 alle 12.30 ora locale – ha dichiarato il portavoce del ministero di Mosca, Igor Konoshenkov, su YouTube – l’aviazione siriana ha condotto un attacco su un grande deposito di munizioni dei terroristi e una concentrazione di materiale militare alla periferia orientale di Khan Sheikhoun. Sul territorio del deposito c’erano officine che producevano munizioni per armi chimiche”. E a un giornalista che questa mattina domandava se Mosca continuerà a sostenere Damasco, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha risposto così: “La Russia e le sue forze armate continuano l’operazione per sostenere la campagna antiterroristica per la liberazione del Paese svolta dalle forze armate della Repubblica araba siriana“.

Damasco, da parte sua, punta il dito contro l’Occidente. Faysal Miqdad, vice ministro degli esteri siriano, ha accusato oggi la Gran Bretagna, la Francia, la Turchia e l’Arabia Saudita di essere responsabili dell’attacco assieme ai qaedisti siriani. Citato dalla tv panaraba filo-iraniana al Mayadin, Miqdad ha detto che “i gruppi armati e chi li manovra dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dalla Turchia e dall’Arabia Saudita sono i responsabili di questo crimine”. Miqdad ha inoltre affermato che “alcune settimane fa il governo siriano ha fornito all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche le informazioni che l’ala siriana di al Qaeda aveva introdotto sostanze tossiche in Siria”.

Un prima risposta arriva da Ankara, tra i contraenti dell’accordo per il cessate il fuoco firmato ad Astana, in Kazakistan, il 28 dicembre. “Dopo l’attacco chimico compiuto dall’aviazione del regime siriano”, ha fatto sapere il portavoce del ministero degli Esteri di Ankara Huseyin Muftuoglu, la Turchia ha “portato all’attenzione” delle ambasciate di Russia e Iran ad Ankara che si tratta di “una violazione molto grave degli accordi per il cessate il fuoco”, ricordando “le responsabilità degli altri due Paesi garanti” della tregua di Astana e spiegando che “violazioni del genere mettono estremamente a rischio la prosecuzione del cessate il fuoco”. Nel pomeriggio anche Recep Tayyip Erdogan ha fatto sentire la propria voce: in Siria “sono stati uccisi bambini con armi chimiche – ha detto il presidente turco – assassino Assad, come ti libererai di loro? Come pagherai, mentre il mondo resta in silenzio, le Nazioni Unite restano in silenzio?”.

A Bruxelles, intanto, si tiene la Conferenza sulla Siria, a cui partecipa il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano. La sessione inaugurale della Conferenza comincerà alle 9.30 all’Europa Building, con gli interventi di apertura del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e dell’alto rappresentante Ue Federica Mogherini. E anche per Guterres i fatti di ieri sono “crimini di guerra”.

“Questo è il terzo rapporto sull’uso di queste armi barbare soltanto nell’ultimo mese – ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg – tutti i responsabili devono essere chiamati a risponderne. L’uso di armi chimiche, che comprende qualsiasi componente chimico che possa causare la morte o danni permanenti agli esseri umani, è proibito dalla Convenzione sulle armi chimiche che la Siria ha firmato nel 2013 – ha aggiunto Stoltenberg – questa norma internazionale ora deve essere pienamente rispettata e difesa”.

Da Idlib, intanto, il numero delle vittime continua ad aumentare. “Finora ci sono 74 morti e 557 feriti – ha raccontato ad Al Jazeera Munzir Khalil, capo della Direzione della sanità di Idlib – ma prevediamo che il bilancio possa salire fino a 107 vittime per le informazioni che arrivano dagli ospedali e poiché molte persone sono disperse e pensiamo siano morte nell’attacco”. Da due giorni, nelle zone della Siria nordoccidentale sotto il controllo dei ribelli, Khalil e i suoi colleghi medici continuano in condizioni di estrema difficoltà a garantire assistenza alle vittime dell’attacco. Una strage raccontata al fatto.it anche da alcuni testimoni e documentata dalle immagini, comparse già ieri sui social, che ritraevano bambini e adulti uccisi dal gas. Anche oggi, sempre secondo l’ong, alcuni caccia “hanno effettuato almeno cinque raid nell’area di Khan Sheikhun”, anche se al momento non si hanno notizie di vittime.

Otto pazienti curati dallo staff di Medici senza frontiere nell’ospedale di Bab al-Hawa, vicino al confine con la Turchia, presentano sintomi compatibili con un attacco sferrato con gas sarin. Lo denuncia la stessa organizzazione, che parla di “pazienti con pupille dilatate, spasmi muscolari”, ovvero con sintomi “compatibili all’esposizione ad agenti neurotossici”.