Licenziata in tronco, messa alla porta senza tanti complimenti dopo neanche sei mesi di servizio. “Diciamo che fosse stato per me, avrei continuato volentieri a lavorare. Ma purtroppo non è stato possibile”. Utilizza un eufemismo Antonella Giglio, ormai ex amministratrice unica di Ama, per definire la sua esclusione dai nuovi vertici dell’azienda. Virginia Raggi l’aveva scelta a novembre per guidare la municipalizzata dei rifiuti romana: la sua avventura è durata appena 187 giorni, visto che non ci sarà posto per lei nel nuovo consiglio d’amministrazione, presieduto da Lorenzo Bagnacani. L’ennesima operazione di spoils system, stavolta interna alla stessa amministrazione 5 stelle: la Giglio era stata nominata dall’ex assessora Paola Muraro, la nuova titolare dell’Ambiente, Pinuccia Montanari, ha preferito sostituirla con persone di sua fiducia.

I NUOVI VERTICI AMA – L’avvicendamento avviene in occasione del ritorno ad un cda a tre, espressamente voluto dal Movimento 5 stelle, dopo l’era degli amministratori unici inaugurata da Ignazio Marino: “In società così complesse serve più condivisione”, aveva annunciato circa un mese fa l’assessore Colomban. Detto, fatto: presto si moltiplicheranno le poltrone nelle aziende alle dipendenze del Campidoglio. La prima a passare al nuovo-vecchio sistema è stata quella deputata alla gestione dei rifiuti: a guidarla arriva direttamente da Torino Lorenzo Bagnacani, che l’altra sindaca 5 stelle Chiara Appendino aveva già avuto a capo della municipalizzata dei rifiuti piemontese. Una sorta di “promozione” per il tecnico di origine emiliana (proprio come la Montanari), che a Roma era già stato ad inizio carriera come semplice impiegato amministrativo e ora ci ritorna da presidente. Al suo fianco Andrea Masullo, che ha già ricoperto molti incarichi (anche governativi) in tema di rifiuti e inquinamento, lavorando tra gli altri per il Wwf, e l’ingegnera ambientale Emmanuela Pettinao. Proprio quest’ultimo nome ha già generato le prime polemiche: la Pettinao risulta infatti far parte dello staff della “Fondazione Sviluppo Sostenibile”, che compare nelle carte dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nella Regione Lazio per aver ricevuto un contributo dal Gruppo Colari. “La giunta Raggi chiarisca la sua posizione”, chiede il consigliere regionale di area Marchini, Pietro Di Paolo.

SCARICATA DAL COMUNE – La notizia è l’assenza dell’ex amministratrice Giglio. Non si tratta però di una risoluzione consensuale del contratto, firmato appena sei mesi fa, che avrebbe dovuto avere durata triennale. Dal Campidoglio negli scorsi giorni avevano preparato il terreno alla sua uscita: il presidente della Commissione Ambiente, Daniele Diaco, aveva sottolineato come non ci fosse il curriculum della manager varesina fra i 140 ricevuti e vagliati dal Comune per il nuovo cda. Ma le cose stanno diversamente, almeno a sentire la diretta interessata: “Io non dovevo presentare nessun cv, una fase di selezione l’avevo giù superata. L’ampliamento del cda non presuppone la revisione dei dirigenti in carica, avrebbero potuto tranquillamente nominare due nuovi membri mantenendomi al mio posto. Se non l’hanno fatto è perché avevano intenzioni diverse, ma non vengano a dare lezioni giuridiche a me”, spiega a IlFattoQuotidiano.it. Discorso simile per le dimissioni, da lei presentate la settimana scorsa. “Ma solo per favorire il passaggio di consegne al nuovo cda”, spiega. Invece l’amministrazione ha colto al balzo quella lettera, per voltare pagina.

I CONTRASTI CON LA MONTANARI – Al netto dei passaggi tecnici, il cambio al vertice pare dovuto essenzialmente al nuovo corso inaugurato dall’assessora Montanari: personalità antitetica alla sua predecessora Muraro, con idee molto diverse per lo smaltimento dei rifiuti, che ha voluto tagliare i ponti con quanto fatto prima. Ed evidentemente anche con chi c’era prima: il feeling tra le due non era mai sbocciato. Cosa non ha funzionato? “Bisognerebbe chiederlo a lei”. Tra le cause di dissapore, probabilmente, alcuni atti poco in linea con i principi del Movimento (come la riattivazione dell’inceneritore di Colleferro, finanziata e poi subito stoppata) e la discussa macrostruttura firmata proprio alla vigilia dell’addio della Muraro. Uno dei pochi provvedimenti che la Giglio ha potuto realizzare in questi sei mesi di mandato, insieme ad una delicata semestrale che ha un po’ tamponato i conti dell’azienda.

QUATTRO CAMBI IN UN ANNO – Ora cede il posto ad un altro dirigente settentrionale, con qualche rimpianto e più d’una recriminazione. L’addio, infatti, non potrà essere del tutto indolore: “Diciamo che al momento non siamo in guerra, mi auguro che si possa arrivare ad un compromesso”. Che significa una buonauscita: quella che la Giglio si aspetta e per cui ha messo al lavoro i suoi legali, ma che il Comune non sembra intenzionato a riconoscere. In caso contrario il rischio concreto è quello di finire in tribunale. “Qualcuno – conclude la ex amministratrice – ha voluto dipingermi come un’adepta della Muraro: ma io sono stata con lei appena un mese, non la conoscevo prima, non l’ho sentita dopo”.

Anche se un po’ di riconoscenza nei confronti di chi l’aveva nominata, sembra effettivamente conservarla: “Penso che se ci avessero lasciato lavorare, non si sarebbe mai verificata l’emergenza rifiuti della settimana scorsa. L’Ama è una macchina complessa, bisogna saper dove mettere le mani: io finalmente mi ero calata nella società, mi ero appassionata, è un dispiacere dover lasciare sul più bello”. Come prima di lei avevano dovuto fare anche Daniele Fortini, Alessandro Solidoro e lo stesso Stefano Bina, direttore generale a lungo con un piede fuori dall’azienda, riconfermato a gennaio e ora secondo alcune voci di nuovo non solidissimo. Quattro cambi al vertice, in meno di un anno di amministrazione.

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