La consegna del silenzio è rotta. Grazie ai bambini, nonostante gli adulti. Saranno entrambi processati Raimondo Caputo, il 44enne accusato di aver violentato e lanciato nel vuoto Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni morta il 24 giugno 2014 al Parco Verde di Caivano (Napoli) e la compagna Marianna Fabozzi, alla sbarra perché avrebbe omesso gli abusi sessuali di Caputo, Titò, nei confronti di una delle sue figlie, di 3 anni, senza fare nulla per impedirli. Caputo, in realtà, è accusato di aver più volte violentato sia Fortuna, sia tutte e tre le figlie della compagna. A rinviare a giudizio i due conviventi, entrambi già detenuti, il gup Antonella Terzi al termine dell’udienza preliminare del processo sulla morte della bambina, che al Parco Verde tutti chiamavano ‘Chicca’. Scaraventata dalla terrazza all’ottavo piano del palazzo dove abitava con la madre, mentre cercava di ribellarsi all’aggressione di Caputo, che risponde di omicidio volontario. I difensori di Titò, Salvatore Di Mezza e di Marianna Fabozzi, Paolino Bonavita hanno già svelato che in aula la loro difesa si baserà anche sulle perizie psichiatriche sulle figlie di Marianna Fabozzi, testimoni chiave nell’inchiesta. “Siamo soddisfatti della decisione del gup – ha detto a ilfattoquotidiano.it l’ avvocato Gennaro Razzino, legale della mamma di Fortuna – anche se la riteniamo scontata in base al materiale probatorio raccolto dalla Procura. Adesso aspettiamo con serenità la celebrazione del processo”.
LA DECISIONE DEL GUP – Il gup del tribunale di Napoli Nord ha dunque accolto la richiesta del pool inquirente coordinato dal procuratore Francesco Greco e dall’aggiunto Domenico Airoma. La prima udienza si terrà l’8 novembre davanti alla V sezione della Corte d’Assise di Napoli. Il giudice ha anche ammesso la costituzione di parte civile di Pietro Loffredo e Domenica Guardato, genitori di Fortuna, dei nonni della bambina e del tutore dei figli di Marianna Fabozzi e Gennaro Giglio, ossia le tre bambine che hanno testimoniato contro Caputo e Antonio, morto a 4 anni il 27 aprile 2013, un anno prima di Fortuna, in circostanze analoghe. “Spero che la giustizia sia rapida e possa dare un senso alla morte di mia figlia” ha dichiarato Domenica Guardato, che considera il rinvio a giudizio “solo il primo passo verso la verità”. La pensa così anche l’avvocato Pisani, legale di Pietro Loffredo e dei nonni di ‘Chicca’: “Il rinvio a giudizio dei due imputati non può bastarci – ha detto a ilfattoquotidiano.it – perché vogliamo che tutti i colpevoli, a vario titolo, chi per favoreggiamento chi per responsabilità diretta, paghino con il massimo della pena”.

IL RUOLO DELLE TESTIMONIANZE – Il gup ha così messo un punto, dando credito ai racconti  delle bambine che accusano Caputo. Tutto è partito proprio dalla testimonianza di una delle figlie di Marianna Fabozzi, amica del cuore di Fortuna e vittima lei stessa, insieme alle due sorelle, delle presunte violenze. È stata lei a confidare per prima a psicologi e inquirenti che ‘Chicca’ era stata gettata giù da Titò. In seguito alcune dichiarazioni sono state confermate anche dalle sorelle in sede di incidente probatorio. Alle tre bambine, infine, si è aggiunta una quarta ragazzina che ha confermato le accuse al 44enne.

L’OMERTÀ SOTTO INCHIESTA – Sono diversi, però, gli aspetti ancora da chiarire dell’intera vicenda maturata al Parco Verde. Intanto, le indagini della Procura di Napoli hanno coinvolto diversi vicini di casa di Fortuna. Ed è probabile che, una volta giunti a una sentenza di primo grado, potrebbero finire sotto processo anche coloro che hanno ostacolato le indagini. Sono in molti ad aver mentito, ad aver cercato di nascondere elementi utili all’inchiesta e persino ad aver tentato di convincere le bambine a tacere. Tra gli indagati la nonna materna di Antonio Giglio e delle tre figlie di Marianna Fabozzi, la signora Angela Angelino, che più volte ha consigliato alla nipote, l’amica del cuore di Fortuna, a non raccontare tutta la verità agli inquirenti. E poi c’è l’inquilina dell’ottavo piano, la signora che subito dopo l’omicidio aveva trovato una scarpetta della bambina persa durante l’aggressione, e se ne era liberata per non essere coinvolta nelle indagini. Lo ha raccontato lei stessa al figlio nel corso di una conversazione telefonica intercettata dagli investigatori.

LA VERITÀ SULLA MORTE DEL PICCOLO ANTONIO – L’altra vicenda tutta ancora da chiarire riguarda la morte di Antonio Giglio: unica indagata è proprio la madre, Marianna Fabozzi. Il bambino morì dopo essere precipitato dalla finestra dell’abitazione dei nonni materni, al settimo piano dell’isolato 3 del Parco Verde. Per gli inquirenti potrebbe averlo scaraventato di sotto proprio la madre. La donna era stata indagata per omicidio colposo, ma a maggio scorso il pm ha aperto un nuovo fascicolo per omicidio volontario. Quando Antonio morì, la madre si era già separata dal marito Gennaro Giglio, padre del bambino. E conviveva con Raimondo Caputo. Lei e la nonna del piccolo, dichiararono che Antonio era scappato nella camera da letto ed era salito su uno sgabello per osservare un elicottero alla finestra, ma che si era sporto troppo. Nel settembre del 2014 (dopo la morte di Fortuna) l’avvocato della famiglia Loffredo, Angelo Pisani, depositò presso la Procura di Napoli Nord tre filmati in cui altrettanti testimoni, tra cui la sorella di Titò, Antonella Caputo, parlavano della morte di Antonio. Tutti affermavano che non si era trattato di un incidente, eppure nessuno ha fatto nulla perché la storia si ripetesse. In un parco pieno zeppo di adulti, sono state le sue amiche a svelare il segreto inconfessabile di ‘Chicca’.