Per la prima volta sulla tomba del figlio Antonio. Questa mattina è andato al cimitero Gennaro Giglio, papà del bambino di 4 anni morto il 27 aprile 2013, dopo essere precipitato dalla finestra dell’abitazione dei nonni materni, al settimo piano dell’isolato 3 del Parco Verde di Caivano. “Si è sporto troppo per guardare un elicottero” ha raccontato agli inquirenti la mamma del piccolo, Marianna Fabozzi, unica indagata per la morte del bambino. Arrestata ieri (giovedì 4 maggio) per violazione dei domiciliari, nel carcere femminile di Pozzuoli la donna ha subìto un’aggressione, come era accaduto giorni fa al compagno Raimondo Caputo nel carcere di Poggioreale. Lui è accusato dell’omicidio e delle violenze sessuali a Fortuna Loffredo, morta il 24 giungo 2014, a 6 anni, dopo essere stata lanciata nel vuoto dal terrazzo dell’ottavo piano. Marianna Fabozzi, invece, è accusata di concorso in violenza sessuale insieme a Caputo ai danni di una delle figlie. In carcere è stata accerchiata da un gruppo di detenute, che l’ha colpita con calci e pugni. Durante l’aggressione sono rimasti feriti anche due agenti della polizia penitenziaria, che hanno cercato di difendere la donna.

LA TESTIMONIANZA DEL PAPÀ DI ANTONIO – Fuori dal carcere, invece, si cerca di ricostruire il suo ruolo non solo nella morte di Fortuna, ma anche in quella del figlio Antonio. Ad accompagnare il suo ex marito Gennaro Giglio al cimitero è stato l’avvocato Angelo Pisani, che assiste il padre e i nonni di Fortuna Loffredo. In un video che il legale ha postato su Facebook nelle ultime ore, infatti, Pietro Loffredo chiede al papà di Antonio di raccontare agli inquirenti ciò che sa, anche sull’ex moglie Marianna Fabozzi. Per fare luce sulla morte dei rispettivi figli, Fortuna e Antonio. Così nel video il papà del bambino racconta la sua versione dei fatti, ossia che quando è morto il figlio gli è stato impedito di assistere ai funerali e che da subito aveva chiesto che fosse fatta un’autopsia sul corpo. “Mi hanno minacciato” dice. E anche prima che Antonio precipitasse nel vuoto, la sua ex e l’attuale compagno non gli avrebbero permesso di vedere il bambino quando voleva. Circostanze che dovranno essere accertate dagli inquirenti. Di fatto nelle 122 pagine di ordinanza viene riportata la considerazione del Tribunale dei minorenni: “Dalla morte di Antonio il padre era totalmente assente dalla vita delle bambine”. Sulla morte del piccolo indaga la procura di Napoli, ma non si esclude che il fascicolo aperto per omicidio colposo, possa essere trasferito alla sezione per i reati sessuali.

GLI ALTRI INDAGATISono 15, intanto, i residenti dell’isolato 3 indagati nell’ambito dell’inchiesta della piccola Fortuna, tra cui la nonna materna di Antonio e delle tre figlie di Marianna Fabozzi (che più volte ha cercato di convincere una delle sue nipoti, l’amica del cuore di Fortuna, a non raccontare tutta la verità agli inquirenti) e la signora che subito dopo l’omicidio aveva trovato una scarpetta della bambina, probabilmente persa durante l’aggressione, e se ne era liberata per non essere coinvolta nelle indagini. Così lei stessa raccontava al figlio nel corso di una conversazione telefonica intercettata dagli investigatori. I difensori della famiglia di Fortuna Loffredo, Angelo e Sergio Pisani, hanno intanto nominato come consulente di parte la criminologa Roberta Bruzzone, che ha accettato l’incarico a titolo di gratuito patrocinio.

L’INCENDIO DOLOSO – Sono invece sei le persone indagate per l’incendio doloso all’abitazione di Raimondo Caputo, al piano terra di un palazzo in via Santa Barbara, a Caivano, dove Marianna Fabozzi si trovava ai domiciliari fino a ieri. Un attentato messo a segno con il lancio di una bottiglia molotov contro la finestra dell’appartamento e su cui indagano i carabinieri di Casoria. Nell’informativa inviata alla Procura di Napoli vengono indicati sei familiari di Fortuna, tra cui la mamma Mimma Guardato. Secondo i militari avrebbero ordito e compiuto l’attentato poco dopo la diffusione della notizia dell’arresto di Caputo.

IL VERTICE IN  PREFETTURA – Sono diversi, a questo punto, i filoni d’indagine legati alle morti di Antonio Giglio e Fortuna Loffredo. Potrebbero esserci a breve novità anche sul fronte del presunto giro di pedofilia all’isolato 3 del Parco Verde. È certo che le vicende venute alla luce nelle ultime settimane sono il segnale di una situazione a dir poco allarmante, tanto che si è parlato anche di questo nel corso dell’atteso vertice sulla sicurezza in Prefettura di Napoli, presieduto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano.