Marianna Fabozzi è indagata per l’omicidio volontario del figlio, Antonio Giglio, il bimbo di quattro anni morto il 27 aprile 2013, dopo essere precipitato dalla finestra dell’abitazione dei nonni materni, al settimo piano dell’isolato 3 del Parco Verde di Caivano. Per gli inquirenti potrebbe averlo scaraventato lei di sotto. Un anno dopo accadde anche a Fortuna Loffredo, 6 anni, amica di una delle sorelle di Antonio. Lanciata nel vuoto dall’ottavo piano dello stesso palazzo e, secondo la procura di Napoli uccisa proprio dal convivente della mamma di Antonio Giglio, Raimondo Caputo ‘Titò’, che la donna avrebbe coperto sia per l’omicidio e le violenze subìte da Fortuna che per gli abusi sessuali alle sue stesse figlie.

Nelle prossime ore Marianna Fabozzi, difesa dall’avvocato Salvatore Di Mezza, sarà ascoltata nel carcere di Benevento dai magistrati della Procura di Napoli che seguono il caso. Si aggrava, dunque, la posizione della donna indagata già nei mesi successivi alla morte del bambino per omicidio colposo (all’epoca accusata solo di non aver vigilato il figlio) ed ora iscritta anche nel registro del pm che a maggio scorso ha aperto un nuovo fascicolo per omicidio volontario. “Il papà di Antonio è sconvolto, perché fino alla fine non ha voluto credere a questa ipotesi – ha detto a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Angelo Pisani, legale di Gennaro Giglio – ma già dai primi mesi successivi alla morte del bambino avevamo raccolto testimonianze che ci facevano escludere l’ipotesi di un incidente”. Per Pisani, che assiste anche la famiglia Loffredo “risolvendo il caso di Antonio, troveremo anche i responsabili della morte di Fortuna”.

LE TESTIMONIANZE SULLA MORTE DI ANTONIO
Antonio Giglio morì poco dopo il ricovero all’ospedale Santobono di Napoli. La madre si era separata un anno prima dal marito Gennaro Giglio, padre del bambino. E conviveva con Raimondo Caputo. Il giorno in cui Antonio precipitò, nell’appartamento c’erano la mamma, la nonna Angela Angelino, Titò e la sorella Antonella Caputo. Le prime due dichiararono che il piccolo Antonio era scappato nella camera da letto della nonna ed era salito su uno sgabello per osservare un elicottero alla finestra, ma che si era sporto troppo. Titò ha sempre detto di non aver visto cosa realmente accadde nella camera, ma che all’improvviso Marianna Fabozzi uscì dalla stanza dicendo che il bimbo era caduto giù. “Ce l’aveva la mamma vicino, sopra al davanzale” ha poi sottolineato. Oggi, dal carcere, Caputo accusa la donna anche dell’omicidio di Fortuna. Un anno dopo, però, nel settembre del 2014 (dopo la morte della bambina) l’avvocato della famiglia Loffredo, Angelo Pisani, depositò presso la Procura di Napoli Nord tre filmati in cui altrettanti testimoni parlavano della morte di Antonio. “Tutti affermavano che non si era trattato di un incidente ed è da allora che stiamo chiedendo di chiarire queste circostanze, ora la svolta nel caso ci dà ragione” commenta Pisani. Tra i testimoni registrati nei filmati anche la sorella di Raimondo Caputo. Le sue dichiarazioni, rese agli inquirenti ma anche in alcune interviste, hanno contribuito alla recente apertura di un nuovo fascicolo da parte della Procura di Napoli Nord per omicidio volontario.

LE ACCUSE DELLA SORELLA DI TITÒ
In un file audio mandato in onda da Radio 1 Rai, Antonella Caputo descrive perfettamente la scena: “La tapparella era rotta, alzata a metà, lei l’ha sollevata ancora e ha buttato giù il figlio”. E ancora: “L’ex marito la ricattava, non voleva farle vedere la creatura, e allora lei ha detto o con me o con nessuno”. Saranno ora gli inquirenti a capire cosa ci sia di vero in queste pesanti dichiarazioni. Già prima di essere arrestata Marianna Fabozzi aveva dichiarato però che le parole della sorella del compagno erano dettate dal risentimento.

L’AVVOCATO DEL PAPÀ: “QUEL CORPO VA RIESUMATO”
Nelle prossime ore potrebbe arrivare una risposta anche alla richiesta di riesumazione del corpo del piccolo Antonio, sul quale all’epoca dei fatti non fu disposta alcuna autopsia. “Dobbiamo andare fino in fondo – aggiunge Pisani – e, dati i risvolti dell’inchiesta sulla morte di Fortuna Loffredo, capire se anche Antonio abbia subìto abusi sessuali”. Tra tante, però, si aggiunge un’altra incongruenza. Da una parte la sorella di Titò racconta che Gennaro Giglio ricattava l’ex moglie, dall’altro il papà di Antonio ha potuto visitare la tomba del figlio solo a maggio scorso, quando Caputo era già in carcere. All’avvocato Pisani ha raccontato che quando il figlio era vivo non poteva vederlo quando voleva, che dopo la sua morte gli era stato vietato di andare al cimitero e che quando aveva chiesto che fosse eseguita un’autopsia sul corpo, aveva persino subìto minacce.