“Di quale reato parliamo? Associazione a delinquere di stampo giornalistico?”. Interviene a gamba tesa l’avvocato di Gianluigi Nuzzi nella sua arringa nella penultima udienza del processo Vatileaks 2 in corso ormai da 9 mesi. Il 7 luglio sono attese le ultime dichiarazioni spontanee dei cinque imputati, oltre a Nuzzi il giornalista Emiliano Fittipaldi e i tre presunti “corvi”: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui e Nicola Maio, tutti ex membri della Commissione Cosea voluta da Papa Francesco per riformare le finanze vaticane. Poi i quattro giudici vaticani si riuniranno in camera di consiglio e nel pomeriggio o al massimo in serata emetteranno finalmente la sentenza che già fa discutere l’opinione pubblica italiana e non solo, con l’hashtag #assolvetenuzziefittipaldi.

Dopo le richieste di assoluzione per il monsignore spagnolo e la pr calabrese, il difensore di Maio ha chiesto l’assoluzione del suo assistito dal reato di associazione criminale perché il fatto non sussiste e l’imputato non lo ha commesso e dai reati di divulgazione e di concorso perché l’imputato non li ha commessi e non vi ha concorso. In subordine l’assoluzione per insufficienza di prove da tutti i reati imputati e in estremo subordine il minimo della pena con le attenuanti e i benefici di legge. L’avvocato di Nuzzi ha concluso la sua arringa con la domanda di riconoscimento da parte del Tribunale di difetto di competenza per carenza di giurisdizione e di assoluzione dall’imputazione di concorso nel reato di divulgazione con la più ampia formula liberatoria. Quindi l’avvocato di Fittipaldi ha chiesto l’assoluzione dal concorso nel reato di divulgazione con formula piena perché il fatto non sussiste e in estremo subordine per insufficienza di prove.

Nella sua arringa l’avvocato di Nuzzi ha evidenziato “l’incompetenza giurisdizionale vaticana” sottolineando che il giornalista fu già escluso nel 2012 dal processo penale contro Paolo Gabriele quando, grazie ai documenti ricevuti dall’allora maggiordomo di Benedetto XVI, pubblicò il libro Sua Santità. “Nuzzi – ha affermato il suo difensore – non è un cittadino vaticano e con il libro Via crucis non ha messo a repentaglio la pace e la sicurezza del Vaticano. È un cittadino italiano che ha esercitato il suo diritto di cronaca. Di quale reato si parla? Associazione criminale di stampo giornalistico? Potremmo avere una sentenza diversa dal capo di accusa. Ciò non sarebbe diritto penale, ma nemmeno diritto perché lederebbe i diritti fondamentali dell’uomo. Nei Whatsapp tra Nuzzi e Vallejo Balda non c’è nessuna dinamica estorsiva. È come se la vittima di un’estorsione avesse chiamato il suo estorsore e gli avesse chiesto: ‘Come mai non sei passato questo mese a riscuotere il pizzo?’. Come si evince tra i messaggi, sempre molto cordiali tra Vallejo Balda e Nuzzi, è quasi sempre il monsignore a cercare il giornalista ed è lui di sua spontanea volontà a passargli subito i documenti”.

L’avvocato di Nuzzi ha poi domandato a magistrati vaticani “da quando in qua fare domande è un reato? Se un giornalista non fa domande non è un giornalista. Manca condotta criminale, non c’è rapporto causale quindi non c’è responsabilità penale. Se Nuzzi e Fittipaldi non avessero pubblicato quei documenti lo avrebbero fatto altri giornalisti. Non esiste nessun concorso, nemmeno morale, con gli altri imputati. Questo concorso, se vi è stato, è andato deserto perché nessuno si è presentato”. Di tono simile l’arringa dell’avvocato di Fittipaldi che ha sottolineato come in aula siano sotto processo due libri: Via crucis di Nuzzi e Avarizia del suo assistito. Il difensore del giornalista de L’Espresso ha ripercorso la “lunga e brillante carriera” del cronista sottolineando che ormai da diversi anni pubblica inchieste sul Vaticano. “Fittipaldi è incensurato, ha una grande moralità e professionalità. Si è sempre presentato per doveroso rispetto di questo Tribunale pur attendendosi sempre al segreto professionale”.

L’avvocato ha poi evidenziato come durante tutto il processo “le tesi del pm non hanno trovato alcun sostegno” sottolineando, invece, che “è stato escluso categoricamente il concorso tra Nuzzi e Fittipaldi che si sono conosciuti nella prima udienza di questo processo, ma anche il concorso con gli altri imputati. Vallejo Balda ha dato di sua spontanea volontà dei documenti al giornalista che ha avuto una ‘occasione ghiotta’ e ha fatto il suo lavoro. Fittipaldi non ha partecipato a nessuna azione lecita o illecita per procurarsi i documenti perché gli sono stati semplicemente offerti e non vi sono prove che dimostrano che egli abbia indotto il monsignore a divulgare le notizie. Il contenuto di Avarizia non pregiudica la sicurezza del Vaticano. Non sono mai state fatte né minacce, né pressioni, né sollecitazioni, ma solo domande: è il lavoro del giornalista. Gli sms con Vallejo Balda sono amicali: sembrano un minuetto tra due fidanzati”.

L’avvocato di Maio, infine, ha sottolineato con forza la totale estraneità del suo imputato nella vicenda domandosi se da parte del pm vaticano vi fosse stato uno scambio di persona: “Perché rinviare a giudizio Maio e non monsignor Alfredo Abbondi, capo ufficio della Prefettura degli affari economici della Santa Sede e stretto collaboratore di Vallejo Balda?”. Al termine delle arringhe il Promotore di giustizia ha voluto ribadire “che il processo in corso non è in alcun modo contro la libertà di stampa perché la ipotesi di reato per i giornalisti riguarda il concorso mediante rafforzamento del proposito di divulgare documenti riservati da parte degli imputati principali altrimenti avrebbero ragione a scrivere che quello vaticano è un tribunale sovietico”.

Twitter: @FrancescoGrana