Undici persone sono state arrestate a Milano (4 in carcere e 7 ai domiciliari) con l’accusa di associazione a delinquere per favorire Cosa Nostra: a loro è riconducibile un consorzio di cooperative a cui erano stati affidati tra le altre cose appalti per quattro padiglioni di Expo 2015. Secondo i pm gli affari al nord servivano anche per finanziare” un clan a Pietraperzia (Enna). In manette tra gli altri sono finiti il presidente di Dominus Scarl Giuseppe Nastasi, il suo collaboratore Liborio Pace e l’ex presidente della Camera Penale nissena Danilo Tipo. La Guardia di finanza ha eseguito le misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm, Paolo Storari e Sara Ombra, con al centro reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa. Sono stati sequestrati preventivamente beni per 5 milioni di euro: durante le indagini sono stati trovati 400mila euro in contanti in un camion diretto dalla Lombardia in Sicilia. In tutto sono stati sequestrati contanti per 1,4 milioni di euro. L’indagine “è importante” in quanto questa volta “segnala” in Lombardia non “le infiltrazioni di ‘ndrangheta, ma di Cosa Nostra”, ha sottolineato Boccassini, che ha evidenziato come in particolare Nastasi avesse “legami con cosche importanti come gli esponenti della famiglia Accardo“. Nota per la sua “forte vicinanza” con la famiglia Messina Denaro” di Castelvetrano. Boccassini ha annunciato la richiesta di rito immediato.

E’ “chiaro”, scrive il gip di Milano Maria Cristina Mannocci nell’ordinanza di custodia cautelare, che un “meccanismo quale quello emerso dalle indagini è stato reso possibile da amministratori di aziende di non piccole dimensioni, consulenti, notai e commercialisti che in sostanza ‘non hanno voluto vedere’ quello che accadeva intorno a loro”. Il giudice parla di “gravi superficialità“, ma “certamente anche grazie a convenienze”, da parte di “soggetti appartenenti al mondo dell’imprenditoria e delle libere professioni”. E per “alcuni” di loro “si profila peraltro un atteggiamento che va oltre la connivenza”. Il procuratore capo di Milano Francesco Greco in conferenza stampa l’ha definita una “vicenda inquietante”: “Le organizzazioni criminali sono riuscite a inserirsi nelle partecipate pubbliche. L’indagine ha messo alla luce una rete di riciclaggio all’estero, che puntiamo a svelare completamente attraverso rogatorie con altri Paesi”. Gli arresti ha aggiunto, dimostrano ancora una volta “una stretta interconnessione tra organizzazioni criminali mafiose e criminalità economica”. “Non sono individuate responsabilità penali in capo a Ente Fiera o a Expo”, ha precisato Boccassini.

Al centro dell’inchiesta c’è il consorzio di cooperative Dominus Scarl specializzato nell’allestimento di stand, che ha lavorato per la Fiera di Milano da cui ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per l’Esposizione universale dell’anno scorso. Il principale indagato è il presidente del consorzio Giuseppe Nastasi e il suo collaboratore Liborio Pace. Ai due e a Calogero Nastasi (padre di Giuseppe) è contestato di aver operato con il fine di favorire la famiglia di Cosa Nostra dei Petraperzia (Enna). In manette con l’accusa di riciclaggio anche l’avvocato di Caltanissetta Danilo Tipo, ex presidente della Camera Penale nissena, difensore nel processo per la strage di Capaci ed ex consigliere comunale per il centrodestra nel comune siciliano. A Tipo sono stati sequestrati 300mila euro a ottobre scorso: mentre era in corso una perquisizione in una cooperativa, Pace ha consegnato i soldi all’avvocato che a sua volta li ha messi in buste bianche e li ha nascosti nella sua automobile. Con le forze dell’ordine si è giustificato dicendo che si trattava di denaro ottenuto in nero con le sue parcelle.

Gli arrestati sono accusati di aver ottenuto dalla Fiera di Milano 20 milioni di euro di appalti in tre anni di fatturato attraverso la società Nolostand spa, società del gruppo Fiera di Milano, che in mattinata è stata commissariata dal Tribunale di Milano “perché alcuni indagati nell’inchiesta hanno contatti con dirigenti e vertici della società”. Il consorzio di cooperative per Expo 2015 ha realizzato gli allestimenti espositivi del Palazzo Congressi, dell’Auditorium, dei padiglioni della Francia e del Qatar e della Guinea, nonché dello stand Birra Poretti. Secondo le indagini le società del consorzio erano intestate a prestanomi di Giuseppe Nastasi, il principale indagato. Le società coinvolte ricorrevano a una sistema di fatture false per creare fondi neri. Il denaro, secondo l’accusa, era poi riciclato in Sicilia. Nel corso delle indagini, è stato ‘intercettato’ anche un camion partito dalla Lombardia e diretto in Sicilia con dentro nascosti 400mila euro in contanti. Il veicolo era guidato dal collaboratore del consorzio Dominus, Liborio Pace. Il commissariamento di Nolostand, ha spiegato Ilda Boccassini, chiesto e ottenuto dalla Procura come misura preventiva “è un messaggio che viene lanciato ai grossi gruppi, alle multinazionali, per dire ‘guardate che con i vostri comportamenti colposi state consentendo infiltrazioni di associazioni mafiose'”.

Nel decreto con cui è stata disposta l’amministrazione giudiziaria della Nolostand spa, si legge che l’utilizzo “di prestanome a capo del consorzio Dominus” ha consentito “agli indagati di aggirare sia i controlli istituzionali svolti dalla Dia e dalla Prefettura, che le procedure di internal audit, controlli e verifiche che, seppur formalmente attivate, non hanno evidenziato anomalie in ragione della mimetizzazione degli indagati all’interno del Consorzio”. Nel decreto si segnala che “i soggetti indagati (…) per reati di associazione di stampo mafioso e riciclaggio, hanno avuto, ed hanno nell’attualità, contatti continuativi con dirigenti ed organi apicali di Nolostand” finalizzati “all’ottenimento o alla proroga di importanti commesse nel settore dell’allestimento di eventi espositivi/fieristici milanesi”.

Nolostand “non fa gare pubbliche”, ha aggiunto Boccassini, “e se vogliamo qua c’è un ente pubblico che non fa gare pubbliche, ma questo è un altro tema in capo alla politica”. I pm hanno spiegato che, tra l’altro, Calogero Nastasi, padre di Giuseppe, arrestato nell’inchiesta e principale indagato, aveva “legittimamente” un ufficio in Fiera Milano. Calogero Nastasi, infatti, era l’amministratore di diritto del consorzio Dominus (ha preso in subappalto lavori dalla controllata del gruppo Fiera Nolostand) riconducibile, invece, di fatto al figlio.

Le indagini della Dda di Milano si sono avvalse anche di rogatorie avviate presso le autorità di Slovenia, Slovacchia e del Liechtenstein per “mettere le mani su conti correnti esteri che fanno riferimento ad alcuni degli 11 arrestati”.