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Trump: “Netanyahu è pazzo, ma ci lavoro bene. Il blocco sullo stretto di Hormuz potrebbe durare fino al 7 settembre”

Intervistato da Miranda Devine per il podcast 'Pod Force One', il tycoon dichiara che l'Iran ha accettato di rinunciare all’arma nucleare e ammette di essere "un po' turbato" dal fatto che la guerra di Israele in Libano stia ostacolando i colloqui di pace. E su Khamenei dice: "Spero di incontrarlo un giorno. Sento che non sta molto bene, gli mancano diverse parti".
Trump: “Netanyahu è pazzo, ma ci lavoro bene. Il blocco sullo stretto di Hormuz potrebbe durare fino al 7 settembre”
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Parla di guerra, di Iran, di Netanyahu che conferma di avere dichiarato essere “pazzo” – come rivelato da Axios -, affermando di essere “un po’ turbato” dal fatto che le operazioni militari di Israele contro Hezbollah in Libano stia ostacolando i colloqui di pace con l’Iran, ma allo stesso tempo aggiunge di lavorare molto bene con lui. Spera di incontrare Khamenei e addirittura annuncia che i pasdaran hanno rinunciato all’arma nucleare. In quarantotto minuti di intervista con Miranda Devine per il podcast Pod Force One, il tema del conflitto in Medioriente è centrale per Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti, spiegando che sono in corso i negoziati per trovare un’intesa (“e se non la troveremo bene lo stesso, agiremo in un altro modo”), dichiara che l’Iran ha accettato di rinunciare all’arma nucleare. “Poi possono cambiare idea, ma quella è stata la cosa principale”, ha proseguito col consueto linguaggio colloquiale, lontanissimo dalle formule della diplomazia.

Una dei passaggi più interessanti dopo neanche cinque minuti di intervista. “Come vede l’economia e la situazione con l’Iran da qui al Labor Day, il 7 settembre? Dove sarà il nostro Paese?”, domanda la giornalista. “Penso che saremo in ottima forma – risponde Trump -. Siamo già in buona forma adesso. Abbiamo il blocco navale, che è qualcosa di straordinario. (…). E stiamo ottenendo un grandissimo successo militare anche in Iran”. “Quindi pensa che il blocco navale sarà ancora in vigore per il Labor Day?”, lo incalza Devine. “Non lo so. Voglio dire, penso che potrebbe esserlo, ma credo sia improbabile. Penso che risolveremo la situazione abbastanza rapidamente”. Il timore è che la persistente carenza di petrolio e gas naturale possa mantenere elevati i prezzi globali e infliggere agli Stati Uniti e ad altri paesi livelli di inflazione che potrebbero ostacolare la loro crescita.

Il tycoon ha poi precisato di volere incontrare la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. “È coinvolto nei negoziati, nutrono molto rispetto verso di lui. Non ho avuto il privilegio di incontrarlo. Sento che non sta molto bene: gli mancano diverse parti. Sembriamo andare molto d’accordo con l’ayatollah. Vorrei incontrarlo e penso che lo incontrerò a un certo punto”. Quanto ai negoziati, che “stanno “evolvendo rapidamente”, oltre alla rinuncia all’arma nucleare “accadranno molte altre cose positive”, ha proseguito, senza specificare altro. Oltre a non avere alcun fondamento, visto che le parti non hanno esplicitato nessuna intesa, a smentire il presidente Usa è intervenuta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, considerata vicina alle Guardie Rivoluzionarie: ha riferito che “a causa dei crimini di Israele in Libano, l’Iran ha sospeso lo scambio di messaggi tramite intermediari fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni poste dall’Iran riguardo al Libano. Le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla risposta iraniana contraddicono completamente la realtà”.

Una replica a distanza tutt’altro che insolita. Il capo della Casa Bianca, come osservato sin dall’inizio del conflitto, ha infatti spesso avanzato dichiarazioni e ultimatum che non hanno avuto seguito e che sono stati smentiti a stretto giro. Nel corso dell’intervista trova spazio anche il commento alle indiscrezioni di Axios rispetto a quanto pensi del primo ministro israeliano. Indiscrezioni che Trump ribadisce in pieno: ha confermato di aver dato del “fottutamente pazzo” a Benjamin Netanyahu, nel corso della loro recente telefonata per discutere del cessate il fuoco in Libano, ma ha ammesso comunque di “lavorare bene insieme” al primo ministro israeliano. “Ero un po’ turbato dai suoi continui combattimenti in Libano – ha detto Trump – Ma mi piace molto Bibi. E lavoro molto bene con lui. Io sono un presidente in tempo di guerra, e lui è un primo ministro in tempo di guerra”. Ha poi deriso le affermazioni secondo cui sarebbe stato ingannato da Netanyahu per entrare in guerra contro l’Iran. “Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare – ha detto -. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l’Iran si doti di un’arma nucleare”. Questo, ha aggiunto, “riguarda Israele, perché probabilmente sarebbero stati i primi a essere colpiti. Israele non esisterebbe. Sapete cosa? Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso”.

Parla anche dell’ipotesi del tutto remota dell’invio di truppe Usa in Iran, tema caro all’opinione pubblica americana. “Abbiamo eliminato gran parte del loro esercito solo con le bombe”, ha detto, dunque non c’è alcun bisogno dell’invio di soldati sul campo. Ed esaltando se stesso per il lavoro svolto alla presidenza, ha descritto gli Stati Uniti come il Paese “più ‘hot’ e più di successo nel mondo”, tanto che anche il presidente cinese Xi Jinping – che ha incontrato a metà maggio a Pechino – “ammira” quanto ottenuto dal presidente americano nel suo secondo mandato alla guida del Paese. Infine, in contrapposizione al suo lavoro, dedica anche una parte dell’intervista a denigrare Joe Biden, definendo “stupide” le persone che facevano parte della sua squadra. E per marcare la differenza col predecessore, ha ricordato che le sue capacità cognitive sono “al 100%”.

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