Alcuni sconosciuti nella notte tra il 17 e il 18 marzo hanno dato fuoco alla vetrina di una macelleria islamica gestita da un cittadino marocchino in pieno centro storico a Mirandola. Sulla strada di fronte una scritta in bianco: “Andate via” e una svastica. “Si tratta di un fatto gravissimo, che non ha precedenti nella nostra città da quando Mirandola si è liberata dal nazifascismo”, ha detto il sindaco Maino Benatti. Il fatto ha destato scalpore anche perché la cittadina, uno degli epicentri del terremoto che nel 2012 ha sconvolto la Bassa modenese, ha un altissimo tasso di immigrazione (15% della popolazione). E proprio in occasione del sisma e della ricostruzione (ancora in corso), Mirandola e tutta la zona sono state sempre portate a esempio di integrazione tra italiani e stranieri.

Sull’episodio indagano i Carabinieri della Compagnia di Carpi che nel giro di poche ore invieranno i primi rilievi al procuratore della Repubblica di Modena Lucia Musti. Le fiamme, oltre ad annerire la vetrina hanno creato alcuni problemi all’interno della macelleria, ma per fortuna non hanno fatto danni maggiori al palazzo dove abitano altre famiglie. Secondo il sindaco Benatti, rieletto meno di due anni fa per il Pd, non ci sarebbero dubbi sulla matrice xenofoba dell’attentato: “Quanto accaduto conferma le preoccupazioni espresse in più circostanze rispetto al riemergere con forza di una cultura che si rifà apertamente al fascismo, al nazismo e alla xenofobia. Vi sono forze che seminano paure e incitano alla violenza e all’odio, irridendo i valori democratici su cui si fonda la nostra società e per i quali hanno combattuto e sono morti i nostri padri. Noi non lo tolleriamo. In questi anni – ha continuato Benatti – abbiamo lavorato per l’integrazione e la convivenza, processi complessi che richiedono tempo e impegno da parte di tutti, ma che hanno fornito importanti occasioni di confronto e di arricchimento a una comunità come la nostra che guarda al futuro ed è aperta al mondo”.

Nel pomeriggio è stato organizzato un presidio di fronte al negozio alla presenza del sindaco, di esponenti di altre forze politiche e di cittadini. La condanna per il gesto è arrivata tra gli altri da Sel, dalla Cgil, dalla Cisl, da Forza Italia e dal Movimento 5 stelle.