Gli scenari di guerra che “i media si affannano a immaginare non corrispondono alla realtà”. Matteo Renzi, nella e-news agli iscritti del Pd, annuncia il rientro dei due ostaggi italiani e ribadisce che l’eventuale intervento italiano nel Paese nordafricano arriverà soltanto dopo “una soluzione equilibrata e duratura” e con l’approvazione del Parlamento. Che, quindi, non sarà bypassato da un’eventuale missione a Tripoli, alla quale, secondo i sondaggi, la maggior parte degli italiani è contraria.

Attualmente, spiega, “il lavoro delle Nazioni Unite per raggiungere un accordo solido e stabile sul governo è ancora in pieno svolgimento”. Solo una volta raggiunto l’obiettivo”, aggiunge “potremo valutare – sulla base della richiesta di un governo legittimato – un impegno italiano, che comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari. Dunque questo non è il tempo delle forzature, ma del buon senso e dell’equilibrio”.

Contro un’eventuale invio di militari italiani in Libia è intervenuto anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha ribadito come fosse stato previsto “solo dopo la richiesta di un governo unitario”. Obiettivo dal quale, commentava, siamo “lontanissimi”. Se per una missione il presidente del Consiglio assicura il voto delle Camere, non è così per l’invio di circa cinquanta incursori del Col Moschin che, a seguito di un decreto già firmato da Palazzo Chigi come anticipato dal Corriere della Sera, partiranno per il Paese nordafricano per prendere contatto con gli agenti dei servizi segreti, dove ormai da tempo operano forze francesi e inglesi. E, in realtà, un emendamento del decreto che autorizza gli incursori ammette a sostegno l’uso di “conseguenti assetti di supporto della Difesa. Vale a dire elicotteri, alpini ed esercito. Il Copasir può acquisire dai servizi le informazioni ma gli è vietato renderle pubbliche.

Renzi, nella sua enews, ha inoltre annunciato che Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, rapiti in Libia e liberati ieri, “stanno rientrando in Italia in queste ore”. Erano stati rapiti il 19 luglio 2015 insieme ad altri due colleghi della ditta Bonatti, Fausto Piano e Salvatore Failla. Entrambi però sono stati uccisi a Sabrata il 3 marzo, in circostanze ancora da chiarire. Le ipotesi: usati come scudi umani dall’Isis o colpiti dalle milizie del governo di Tripoli nel corso di un blitz.

Per Renzi la “tragica vicenda” della loro morte, “per la quale ci stringiamo insieme a tutti gli italiani alle famiglie delle vittime, dimostra una volta di più che la guerra è una parola drammaticamente seria per essere evocata con la facilità con cui viene utilizzata in queste ore da alcune forze politiche e da alcuni commentatori”. “Quando ci sono vicende del genere mi piace pensare che l’Italia risponda tutta insieme – conclude – senza volgari strumentalizzazioni di parte, ma con la consapevolezza di essere prima di tutto una comunità. Le singole divisioni partitiche vengono dopo”.