Responsabilità, cautela, silenzio. Dopo giorni di discussione, retroscena e rivelazioni sulla possibile guerra in Libia con un impegno dell’Italia è Palazzo Chigi a intervenire anche se non ufficialmente. “Tutto suggerisce grande senso di responsabilità – sottolineano fonti del governo – come deve fare un grande paese come l’Italia”. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è imposto silenzio e “grande cautela” in queste ore su un dossier così delicato. Uno “stop netto”, insomma, sottolineano le stesse fonti, alla ridda di voci e di piani che si moltiplicano sui giornali e alle “irresponsabili accelerazioni” che non aiutano l’unica priorità diplomatica che abbiamo: quella di lavorare per il successo di un nuovo governo in Libia.

E non ci sono solo gli interventi e i pareri di generali e ex presidenti del Consiglio come Silvio Berlusconi (scottato dall’esperienza del 2011, quando fu attaccato lo Stato allora retto da Gheddafi) e Romano Prodi, che in passato è stato tra l’altro alla guida della commissione Onu per l’Africa.

Ma ci sono anche i sondaggi che parlano chiaro: difficile usare la parola “pacifisti”, ma la cosa certa è che gli italiani intervistati da vari istituti sono contrari a un intervento mGuerra in Libia demopolisilitare. Secondo Ixè per Agorà (Rai3) il no alla guerra raggiunge per esempio l’81 per cento contro il 14 per cento di favorevoli e il 5 che risponde “non so”. Per una rilevazione di Demopolis per Otto e mezzo (La7) la percentuale dei contrari cala, ma resta la maggioranza. Qui è interessante vedere che i no si dividono in particolare tra gli elettori del M5s e del Pd mentre la tesi della necessità di un Contrari partitiintervento è diffusa tra i simpatizzanti di Forza Italia e della Lega Nord. Percentuali che potrebbero essere ancora più nette nei prossimi giorni, dopo quello che è successo agli ostaggi italiani.

Motivi per una guerra? Intervistati spaccati: “Bloccare l’Isis”, “Proteggere i giacimenti”
Motivazioni guerra in LibiaRispondendo alle domande di Demopolis gli intervistati ritengono che tra i motivi principali di una missione militare internazionale in Libia ci siano la stabilizzazione politica per bloccare l’avanzata dell’Isis (52%), proteggere i giacimenti energetici (49) o comunque rafforzare gli interessi economici nell’area (45) e in parte minore per controllare i flussi migratori (38). E d’altra parte sono tutte motivazioni citate dagli esperti anche militari, come il generale Leonardo Tricarico intervistato da ilfatto.it: “Il governo decide di intervenire senza richiesta da parte di un esecutivo di unità nazionale, accordandosi con le tribù e le milizie dell’area di tradizionale interesse energetico italiano, ovvero la Tripolitania in cui si trova il terminal Eni di Mellitah“.

Le ragioni del sì
Ragioni del sìTra coloro che si dicono favorevoli a una guerra in Libia la maggioranza risponde che l’intervento è necessario proprio per bloccare l’avanzata del Califfato. In misura minore vengono citati il ruolo strategico nel quadro internazionale e in particolare nell’area del Mediterraneo e la necessità della tutela degli interessi economici dell’Italia proprio in Libia.

Le ragioni del no
Ragioni del noAl contrario chi non vuole la guerra spiega che sarebbe inutile e controproducente come accaduto in passato (67 per cento), che l’Italia non si può permettere i costi di un intervento (46), che è una scelta rischiosa che espone il Paese a un rischio attentati (40 per cento).