Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono liberi. Gli altri due dipendenti della Bonatti di Parma, rapiti il 19 luglio scorso in Libia insieme a Salvatore Failla e Fausto Piano, si trovano in buone condizioni di salute: sarebbero stati ritrovati in una casa alla periferia di Sabratha, 70 chilometri da Tripoli. La Farnesina ha confermato che si trovano sotto la tutela del Consiglio militare della città. Sulla pagina Facebook di Sabratha Media Center è stata pubblicata la fotografia insieme a un video di 19 secondi che mostra i due subito dopo il rilascio, oltre che la la foto di un bigliettino (datato 5 marzo) scritto da Pollicardo: “Oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e stiamo discretamente ma psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia”.biglietto1

“È finita, è finita”, ha urlato mentre stava entrando in casa il figlio di Pollicardo, Gino. La moglie Ema Orellana in lacrime ha detto: “L’ho sentito al telefono”. Gioia anche per il figlio di Calcagno, Gianluca: “Ho appena sentito al telefono mio padre, è libero. Sta bene, anche se è molto provato. Mi ha detto che in questo momento lui e Gino Pollicardo sono nelle mani della polizia libica e che non vedono l’ora di rientrare in Italia”. Ieri il sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti, citando informazioni degli 007 sul campo, aveva assicurato che i due italiani “sono vivi”.

Il capo del consiglio militare di Sabratha: “Liberati durante un blitz”
Ancora da chiarire i contorni della liberazione, che con ogni probabilità è lo sviluppo della morte di Failla e Piano. Sulla loro uccisione è intervenuto il capo del Consiglio comunale di Sabratha, Hussein al Zawadi, che ha dichiarato all’Ap che i due sono rimasti uccisi negli scontri tra jihadisti dell’Isis e truppe fedeli a Tripoli insieme a milizie alleate. Mentre i due ostaggi italiani liberati – secondo il portavoce delle forze di sicurezza di Sabratha, Sabra Kshadasono – sono sopravvissuti al raid dei combattenti locali a Sabratha e sono riusciti a liberarsi da soli dai militanti jihadisti. In realtà il capo del Consiglio militare ha confermato all’Ansa che i tecnici sono stati liberati con un blitz e che saranno “restituiti immediatamente all’Italia una volta terminati gli interrogatori”. I due tecnici “sono in contatto con il loro avvocato italiano e con il presidente della loro società”. L’agenzia AdnKronos scrive anche che l’operazione è avvenuta su richiesta dell’Italia.

Stucchi (Copasir): “Situazione di confusione non aiuta”
Ma sia sull’uccisione che sulla liberazione dei quattro dipendenti dell’azienda parmigiana impiegata nella costruzione di impianti petroliferi per conto di Eni non c’è ancora nessuna certezza. Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, rispondendo al conduttore di Agorà, Gerardo Greco, invita alla prudenza: “Bisogna fare chiarezza ma cercare la verità vera”. “Dire che c’erano delle armi, dire con certezza che erano nelle mani dell’Isis, dire che c’erano cinque uomini piuttosto che cinque donne, piuttosto che quattordici cadaveri… Questo vuol dire mettere di fronte all’opinione pubblica una tale confusione che impedisce di chiarire quella che è la verità ma soprattutto condiziona il lavoro di accertamento della verità che stanno facendo soprattutto gli inviati del Ros che devono cercare di capire la dinamica. Sicuramente – ha concluso Stucchi – quello che è accaduto sta per essere ricostruito tassello dopo tassello e certo, questa situazione di confusione non aiuta”.

Gli 007: “Gli italiani verso la libertà poi gli spari”
Secondo una ricostruzione degli 007 i quattro italiani viaggiavano insieme, ma su due colonne di veicoli diverse, verso la libertà dopo otto mesi di prigionia in Libia. I rapitori, sotto pressione, avevano deciso di rilasciarli. Ma qualcosa è andato storto in una zona, quella di Sabratha, dove le milizie fedeli a Tripoli hanno lanciato un’offensiva contro i gruppi jihadisti e dell’Isis. C’è uno scontro a fuoco, forse un tentativo di ‘furto’ degli ostaggi.

La gioia per la liberazione a Monterosso e Piazza Armerina
La notizia della liberazione di Gino Pollicardo è stata accolta con campane a festa a Monterosso, paese del dipendente della Bonatti. “È una gioia immensa – ha detto il sindaco Emanuele Moggia – dopo quanto vissuto ieri la speranza di rivederlo vivo erano calate”. Una “gioia immensa rattristata dalla notizia dell’uccisione degli altri due colleghi” ha aggiunto il figlio di Pollicardo all’Ansa. “Credetemi, è una gioia dopo tanti mesi di attesa e di tensione. Ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini, dalla Farnesina ai nostri compaesani, anche al parroco che stamattina ha fatto suonare le campane in segno di festa”, ha concluso. “Sono troppo felice, non riesco neppure a parlare dall’emozione. Ho sentito pochi minuti fa mio cognato Filippo al telefono. Non vediamo l’ora di riabbracciarlo”. A parlare è Tiziana Arena, cognata di Filippo Calcagno, sorella della moglie di Calcagno, Concetta Arena, che da quando ha saputo la notizia della liberazione non fa che rispondere al telefono e a ricevere parenti e amici nell’abitazione di Piazza Armerina, in provincia di Enna.