I palestinesi di oggi come gli ebrei del 1940: accogliere i profughi è un dovere morale
La Flotilla ha il grande merito di tenere alta l’attenzione sul dramma palestinese: anche chi si ostina a negare che si tratti di un genocidio oggi non può negare che in Palestina è in corso una pulizia etnica realizzata attraverso la sistematica strage del popolo palestinese.
Non è più possibile oggi restituire ai palestinesi superstiti sia a Gaza che in Cisgiordania neppure la parvenza di una esistenza: gli aiuti umanitari portati dalla Flotilla o il canale umanitario che la Flotilla vorrebbe aprire, e che il governo israeliano chiude nel modo più spietato, sono al massimo palliativi. E’ ora di porsi il problema di salvare i palestinesi superstiti e l’unico modo percorribile oggi è quello di offrire lo status di rifugiati a tutti quelli tra loro che riescono a uscire dall’assedio cui sono sottoposti. Gli ebrei israeliani vogliono disfarsi dei palestinesi e forse è possibile convincerli a lasciarli uscire con l’attrattiva di una condizione prima di rifugiati e poi di cittadini nello stato che sceglieranno. E’ una soluzione di ripiego, eticamente imperfetta, ma migliore del lasciarli morire ammazzati intanto che chiediamo a Ben Gvir di scusarsi per il trattamento riservato alla Flotilla.
E’ bene ricordare in modo esplicito cosa accadde negli anni 30 del secolo scorso in Germania, all’inizio della persecuzione nazista degli ebrei, ma prima della soluzione finale: i nazisti permettevano agli ebrei di lasciare la Germania, seppure a condizioni economiche gravosissime, ma gli Stati europei e gli Usa imponevano quote all’immigrazione degli ebrei che di fatto impedirono alla maggioranza di loro di espatriare, condannandoli alla deportazione e alla morte nei campi di concentramento.
Le quote di immigrazione sono o dovrebbero essere motivo di vergogna per gli Stati che le applicarono: non erano una vera complicità nel genocidio, ma certamente dimostravano indifferenza nei confronti di quello che gli ebrei pativano e che avrebbero patito in Germania. Famoso fu il caso del transatlantico St. Louis che trasportava quasi 1.000 ebrei fuggiti dalla Germania, a cui non fu permesso lo sbarco negli Usa e fu costretto a tornare in Europa, dove almeno un quarto di quegli ebrei trovò la morte nell’Olocausto; l’episodio è citato nell’enciclopedia dell’Olocausto.
Accogliere e possibilmente invitare profughi palestinesi è oggi un dovere morale per tutti i paesi del mondo e un giorno il non averlo fatto sarà soggetto alla stessa condanna che riserviamo oggi ai paesi che rifiutarono lo sbarco agli ebrei del St. Louis e imposero le quote di immigrazione. Forse un giorno i palestinesi superstiti apriranno un museo della Nakba e ne scriveranno una enciclopedia; forse nei paesi dove avranno trovato rifugio apriranno un giardino dei Giusti tra le Nazioni per ricordare con un albero la flotilla e chi li avrà sostenuti nel momento del loro sterminio.
Quanto a Israele e al suo governo, che gode della protezione USA e che non si trova, come la Germania nazista, in una vera condizione di guerra che possa portarlo ad una sconfitta e forzarlo ad accettare le regole dell’umana convivenza, quello che gli altri paesi dovrebbero fare è isolarlo diplomaticamente, commercialmente, economicamente e in tutti gli altri modi possibili e cercare di far loro capire che il diritto internazionale non permette eccezioni.