Sono ore di verifiche e angoscia lungo l’asse Roma-Tripoli. Fausto Piano, 60 anni, e Salvatore Failla , 48, sono due dei quattro italiani rapiti il 19 luglio 2015 in Libia e lavoravano per una ditta che costruisce impianti petroliferi per conto dell’Eni. Con molta probabilità sono stati uccisi a Sabrata in circostanza ancora poco chiare. Lo ha comunicato il ministero degli Esteri: “Relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di sparatoria nella regione di Sabrata in Libia – si legge in una nota – apparentemente riconducibili a occidentali, la Farnesina informa che da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilità dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della società di costruzioni Bonatti, rapiti nel luglio 2015″.

Il Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha convocato con urgenza l’Autorità delegata, il senatore Marco Minniti. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferirà in aula alla camera mercoledì 9 marzo alle 16 sulla situazione nel Paese nordafricano.

Nella cittadina della Libia nord-orientale le forze di sicurezza libiche hanno condotto mercoledì un’operazione contro presunti militanti dello Stato Islamico che la scorsa settimana avevano preso il controllo della città e avevano decapitato una decina di agenti della polizia locale. Dopo il blitz delle forze speciali, il portavoce del Consiglio militare di Sabrata aveva parlato di sette miliziani uccisi e di tre sospetti fuggiti. Un video di circa 30 secondi girato in un luogo chiuso, forse un covo, mostra alcuni corpi senza vita. Tra quei morti potrebbero esserci i due ostaggi italiani.

Un testimone libico, rientrato a Tunisi da Sabrata, ha riferito all’agenzia Ansa che i due italiani “sono stati usati come scudi umani” dai jihadisti dell’Isis, e sarebbero morti “negli scontri” di ieri a sud della città, nei pressi di Surman.

Chi sono i quattro italiani rapiti – I quattro connazionali, due siciliani, un sardo e un ligure, tutti con esperienza all’estero, vennero rapiti nei pressi della “Mellitah Oil & Gas“, 60 chilometri a ovest di Tripoli, quasi al confine con la Tunisia, il 19 luglio 2015. Failla, 47enne, originario di Carlentini, in provincia di Siracusa, è un saldatore specializzato. Padre di due figlie di 22 e 12 anni, prima di spostarsi in Libia aveva lavorato in Tunisia. Piano, invece, è un meccanico di 60 anni di Capoterra (Cagliari). Sposato con Isa, tre figli, Giovanni, Stefano e Maura, prima di lavorare per la Bonatti di Parma – ditta impiegata nella costruzione di impianti petroliferi per conto di Eni – gestiva una officina meccanica. In Libia è arrivato solo una settimana prima del rapimento.

Gli altri due ostaggi italiani sono Filippo Calcagno, 65enne di Piazza Armerina (Enna), già tecnico Eni, sposato e con due figlie, e Gino Pollicardo, originario di Monterosso, nelle Cinque Terre, in provincia di La Spezia. I due sarebbero ancora vivi, ha detto il sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti, ascoltato dal Copasir. “Ora la priorità è salvare gli altri due ostaggi – ha detto il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi – quindi serve osservare un rigoroso silenzio su situazione che sono delicate”.

Versioni contrastanti: “Uccisi durante blitz delle forze di Tripoli”. “No, da Isis” – Secondo fonti citate dall’AdnKronos, Piano e Failla sono rimasti uccisi durante un blitz delle milizie libiche legate al governo di Tripoli per liberarli dai loro rapitori dello Stato Islamico. Ad indicare il luogo dove si trovavano i due italiani è stato l’autista che era con loro quando vennero rapiti lo scorso luglio insieme agli altri due colleghi ancora in ostaggio dei rapitori. L’uomo era stato arrestato due giorni fa insieme al fratello, a sua volta legato all’Is.

Nel corso degli interrogatori ai quali sono stati sottoposti, l’autista e il fratello hanno rivelato il luogo della prigionia. Dopo la decisione di effettuare un blitz per la loro liberazione, i due italiani, spiega la fonte, sono morti nello scontro a fuoco tra le milizie di Tripoli e i jihadisti dell’Is mentre stava avvenendo il loro trasferimento in un altro luogo.

Nonostante l’accelerazione delle ultime ore impressa alla vicenda, spiega ancora la fonte all’AdnKronos, è dallo scorso settembre che in ambienti libici sarebbe stato noto il fatto che Fausto Piano e Salvatore Failla dopo il rapimento erano stati divisi dagli altri due loro colleghi della Bonatti. Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, gli altri due tecnici rapiti, si troverebbero anch’essi, riferisce la fonte, nella zona di Sabrata.

Un portavoce delle forze di sicurezza di Sabrata, Sabri Kshada, fornisce una diversa versione: Piano e Failla sarebbero stati messi a morte da Isis prima del blitz a Sabrata. Secondo le nostre indagini i due italiani che sono stati rapiti in Libia l’anno scorso sono stati uccisi con esecuzioni da militanti dello Stato islamico prima che avessero luogo gli scontri”, ha affermato.

Sabratha Media Center: “Italiani avevano armi in pugno” - Esam Krair, capo del Sabratha Media Center, che ha diffuso il video, sostiene che i corpi dei due italiani sarebbero stati trovati con delle armi in pugno. Krair ha raccontato che le milizie locali che combattono l’Isis hanno attaccato due mezzi dello Stato Islamico a circa 35 km a sud di Sabrata, uccidendo i nove che viaggiavano a bordo dei veicoli. I corpi dei due italiani, secondo la sua versione, sarebbero stati trovati successivamente con delle armi in mano. In un primo momento i miliziani hanno pensato che i due fossero siriani a causa della carnagione chiara perché gli altri che erano nel convoglio erano di origine nordafricana e sub-sahariana.  “Contatteremo le autorità italiane e spero recuperino i corpi per le indagini”, ha aggiunto Krair.

Massolo (Dis): “Italiani sequestrati da organizzazioni criminali” – “Non abbiamo i corpi, dobbiamo aspettare di averli per le autopsie. Ci sono altri due italiani da salvare, non dobbiamo dire o fare cose che possono compromettere l’attività in corso – ha spiegato a Sky Tg24 Giampiero Massolo, direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza – risulta che questi quattro nostri connazionali fossero stati sequestrati e tenuti da parte di organizzazioni con una connotazione principalmente criminale più che jihadista”.

“Dalle foto in nostro possesso – ha detto ancora Massolo – ci sono somiglianze con almeno due dei tecnici che a suo tempo sono stati sequestrati”. Riguardo alla missione italiana in Libia, guidata dai servizi, Massolo sostiene che “in questo momento è in atto uno sforzo negoziale della comunità internazionale. Noi auspichiamo che porti alla formazione di un governo, quella della fonte della legittimità delle nostre azioni”, ma lo “scopo dichiarato” di alcune organizzazioni jihadiste è quella di “crearsi delle piattaforme, delle basi territoriali e il fatto che questo possa accadere in zone così vicine alle nostre coste non ci lascia tranquilli”.

Per 007 fino a poco tempo fa i rapiti erano in mano a milizie locali – L’intelligence italiana aveva accreditato quasi subito l’ipotesi che gli italiani fossero stati sequestrati da una delle tante milizie della galassia criminale che imperversa nel Paese. Un sequestro a scopo di estorsione, dunque, opera di criminali “comuni”. La preoccupazione, quindi, è stata sin da subito di scongiurare che venissero ceduti, in ‘blocco’ o peggio ancora singolarmente, ad uno o più gruppi legati all’Isis, ormai infiltrato in diverse aree della Libia e molto interessato a gestire i sequestri, anche per i notevoli risvolti mediatici.

Secondo una delle ipotesi accreditate nei mesi scorsi da fonti militari libiche, i quattro italiani sarebbero finiti “nelle mani di gruppi vicini ai miliziani di Fajr Libya“, la fazione islamista che ha imposto un governo parallelo a Tripoli che si oppone a quello di Tobruk, l’unico riconosciuto a livello internazionale. Secondo questa ricostruzione, i miliziani avrebbero proposto uno scambio: i nostri connazionali con sette libici detenuti in Italia e accusati di traffico di migranti. Ma non c’è mai stata alcuna conferma e per mesi non ci sono state notizie.

Le famiglie: “Non ci sono ancora certezze” – “Ho sentito in mattina la moglie di Salvatore Failla – ha detto l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale della famiglia Failla – è una donna disperata che chiede che il suo dolore venga rispettato. Non c’è ancora assoluta certezza che sia proprio suo marito uno dei due italiani morti, per questo sta vivendo queste ore con infinita angoscia. E’ un fatto spaventoso: se ci sono responsabilità a qualsiasi livello mi auguro siano individuate”, ha aggiunto. “Non sappiamo nulla, se non quanto sta trapelando in queste ore dagli organi di informazione. Speriamo bene”, fa sapere un nipote di Pollicardo. La famiglia, secondo quanto trapela dallo stretto riserbo che la circonda, non sarebbe stata contattata dalla Farnesina.

Raid anti-Isis delle forze libiche: “Sette morti” – Mercoledì le forze di sicurezza libiche hanno ucciso sette sospetti combattenti dello Stato islamico in un raid condotto in un covo dei militanti nella zona di Sabrata. Le brigate locali combattono contro i militanti a Sabratha da quando martedì scorso alcuni membri dell’Isis hanno preso per breve tempo il controllo del centro della città e hanno decapitato oltre 10 membri di brigate.

Un portavoce del Consiglio militare di Sabrata, Sabri Kshada, ha spiegato che il raid è avvenuto circa 20 chilometri a sud della città: “Le nostre forze si sono scontrate con i militanti e c’è stato uno scontro a fuoco”, ha detto, aggiungendo che tre sospetti sono scappati durante l’operazione, mentre un combattente siriano e una militante tunisina con il figlio di tre anni sono stati fermati.

Venerdì 19 febbraio a Sabrata gli Stati Uniti avevano compiuto un raid aereo contro un campo dello Stato islamico, che mirava al miliziano Isis Noureddine Chouchane, tunisino ritenuto legato ai due grandi attacchi dell’anno scorso in Tunisia (quello del 18 marzo al museo del Bardo a Tunisi e quello del 26 giugno sulla spiaggia di Sousse).

Opposizioni: “Governo riferisca in Aula” – La notizia è rimbalzata nell’aula di Montecitorio. I gruppi di opposizione hanno quindi nuovamente sollecitato il governo a riferire “immeditamente” il Parlamento su quanto sta avvenendo in Libia. Alla richiesta della minoranza parlamentare si è associato anche il Pd. E’ intervenuta in aula Lia Quartapelle, raccomandando tuttavia “la prudenza e l’attenzione necessarie a salvaguardare la vita degli altri due italiani ancora nelle mani dei rapitori”. Al termine del dibattito, il presidente di turno Luigi Di Maio ha ribadito che la notizia dell’esecuzione dei due italiani non è ufficiale, non essendo stata ancora stata confermata dal ministero degli Esteri.