Viene considerato un fedelissimo del governatore. E da presidente della commissione permanente sulla sanità ha firmato la riforma in Lombardia. Una sorta di assessore ombra dopo la “cacciata” di Mario Mantovani, pochi giorni dopo arrestato per corruzione. Ma anche per Fabio Rizzi, varesotto, medico anestesista, consigliere regionale per la Lega, è arrivata una notifica di un’ordinanza di custodia cautelare. C’è infatti anche il suo nome nella lista di coloro che, questa mattina, sono stati arrestati dai carabinieri del Comando provinciale di Milano. Cuore dell’indagine della Procura di Monza, condotta dal procuratore Luisa Zanetti e dal sostituto Manuela Massenz, il solito giro di mazzette e meccanismi per turbare appalti pubblici. Gare bandite dalle aziende ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici. E proprio per questo l’operazione è stata chiamata “Smile”. Ordine di custodia cautelare anche la moglie di Rizzi, per la quale il gip ha disposto gli arresti domiciliari.

Ventuno indagati, “corruzione e turbativa d’asta”
In tutto sono ventuno le persone indagate (9 in carcere, 7 ai domiciliari e 5 con obbligo di firma) con le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio. Nel mirino degli investigatori dell’Arma un gruppo imprenditoriale accusato di aver corrotto funzionari ai quali erano affidate una serie di gare di appalto: le operazioni coinvolgevano anche appalti di società private accreditate con il Sistema sanitario nazionale, tutte per la gestione esterna di servizi odontoiatrici. Gli episodi di corruzione ricostruiti nel corso delle indagini sono dieci. Nel 2013 Fabio Rizzi al Fatto.it disse che la gestione Formigoni aveva lasciato un “buco di 200-300 milioni”. Il giorno dopo aveva tentato di smentire, ma il Fatto.it aveva pubblicato la registrazione. Rizzi, 49 anni, ha alle spalle una lunga militanza nella Lega Nord. Segretario provinciale del Carroccio di Varese dal 2006 al 2008, è stato anche per cinque anni senatore dal 2008 al 2013 (una figura vicina ai tempi sia a Umberto Bossi sia a Maroni) oltre che sindaco del suo paese, Besozzo. In passato Rizzi si faceva notare anche perché girava a bordo di Hummer giallo.

Così il privato si inseriva sul pubblico come un vero e proprio reparto
È stato il componente di un collegio sindacale di un’azienda ospedaliera lombarda a far partire l’indagine. “Sono quattro gli imprenditori che si sono aggiudicati importanti gare d’appalto per la gestione dei servizi odontoiatrici nel territorio lombardo, su cui ha indagato il Nucleo Investigativo di Milano – spiega il Comandante Provinciale dei carabinieri di Milano, colonnello Canio Giuseppe La Gala – le gare di appalto pubbliche venivano vinte illecitamente da questo gruppo con la complicità di undici funzionari pubblici”.

A capo del sodalizio, secondo la Procura, c’è l’imprenditrice Maria Paola Canegrati, che ha assicurato appalti milionari al proprio gruppo imprenditoriale Odonto Quality. La Canegrati con le imprese del suo gruppo si è aggiudicata appalti nel settore della sanità, in particolare nell’esternalizzazione dei servizi odontoiatrici. Gli appalti, per gli investigatori, sono stati truccati con la collaborazione di diversi funzionari pubblici. E tutto, questa l’ipotesi, è stato reso possibile grazie alle influenze politiche di Rizzi e al suo factotum Mario Valentino Longo (odontoiatra) che hanno fatto in modo che gli appalti per i servizi odontoiatrici venissero vinti sempre dalla Canegrati.

L’indagine, che riguarda principalmente strutture sanitarie in provincia di Milano e Monza Brianza. Marginalmente anche a Como, Varese, Bergamo e Brescia, ha permesso di scoprire che da oltre 10 anni numerose aziende ospedaliere hanno esternalizzato il servizio di odontoiatria ricorrendo a gare di appalto per circa 400 milioni. Il privato si inseriva all’interno della struttura ospedaliera come un vero e proprio reparto, gestendo tutto, dall’allestimento dei locali alle visite passando per la gestione del personale, in un regime di sostanziale monopolio del settore odontoiatrico in Lombardia il tutto a danno della qualità del servizio e degli utenti che venivano spinti (tramite allungamento delle lista d’attesa) a servirsi dei servizi a pagamento.

L’imprenditrice: “Quando le cose non vanno bene metto di mezzo la politica”
Negli anni imprenditrice Canegrati si era costruita una rete di aderenze nel mondo della politica regionale, formando un vero e proprio gruppo che si è dedicato a cercare influenze nei vari settori, a livello amministrativo cooptando funzionari corrotti, che si sono messi a libro paga delle imprese appartenenti al gruppo principale rendendo favori alle imprese del gruppo, ad esempio portando avanti le pratiche amministrative delle imprese stesse, al di fuori di qualunque regola di trasparenza e buona amministrazione. I favori venivano pagati con denaro ma anche con altre utilità  come assunzione di parenti e finte consulenze.

Il livello politico ha assicurato le condizioni per il permanere di questo sistema clientelare “quando le cose non vanno bene metto di mezzo la politica” diceva l’imprenditrice. Gli investigatori hanno documentato anche un passaggio di 50mila euro dalla Canegrati a Longo, che poi lo avrebbe spartito con Rizzi. I due avrebbero incassato il finanziamento della campagna elettorale del Rizzi per le elezioni regionali del febbraio 2013.

Le mogli di Rizzi e Longo, quest’ultima aveva avuto per un periodo una finta consulenza da 5mila euro al mese, erano poi entrate in quote di società partecipate per metà da loro e metà dalla Canegrati. Un modo questo per garantire flusso di denaro senza dare nell’occhio.