Questa mattina era atteso all’apertura della Giornata della trasparenza organizzata dalla Regione Lombardia. Come annunciato ieri da una nota, avrebbe dovuto aprire i lavori per una serie di incontri sul rapporto tra trasparenza e pubblica amministrazione. Appuntamento saltato. Perché Mario Mantovani, vicepresidente ed ex assessore alla Salute della Regione Lombardia è stato arrestato all’alba nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano sulla corruzione. L’arresto di Mantovani è stato eseguito ad Arconate, in provincia di Milano, dove il politico risiede. Gli uomini della Guardia di finanza lo hanno portato nel carcere di San Vittore. L’indagine è coordinata dal pm Giovanni Polizzi, mentre il gip Stefania Pepe ha firmato l’ordinanza dalla quale, ad esempio, emerge che una gara d’appalto da 11 milioni di euro sul trasporto dei malati dializzati sarebbe stata truccate da Mantovani su richiesta del braccio destro del presidente Roberto Maroni e responsabile del Bilancio, Massimo Garavaglia, indagato. Il suo coinvolgimento preoccupa molto la Lega Nord. Come appurato da ilfattoquotidiano.it, subito dopo gli arresti il numero uno del Pirellone ha avuto un faccia a faccia con Matteo Salvini, anche se il segretario del Carroccio non ha voluto commentare l’inchiesta.

Mantovani è accusato di aver ottenuto prestazioni professionali gratuite da parte di un architetto e di averlo in cambio favorito nell’ottenimento di incarichi in appalti pubblici. E di aver premuto perché un altro arrestato, Angelo Bianchi, conservasse il suo incarico di Responsabile unico per gli inteventi di edilizia scolastica al provveditorato delle opere pubbliche di Lombardia e Liguria.

“Case ristrutturate per corrompere”
Un altro fronte dell’inchiesta riguarda il presunto scambio di favori con l’architetto Gianluca Parotti, anche lui indagato. Parotti avrebbe svolto gratuitamente diversi lavori su immobili e progetti riconducibili al Mantovani imprenditore, e il Mantovani politico lo avrebbe ricompensato favorendolo in altrettanto numerosi appalti. In qualità di senatore e di vicepresidente della giunta regionale lombarda, scrive il gip Pepe, “promuoveva presso stazioni appaltanti pubbliche il conferimento in favore dell’architetto Parotti degli incarichi professionali” relativi a una serie di appalti. Tra i lavori svolti dal professionista in favore del politico, il gip elenca “stima e gestione della compravendita di immobili posti nel comune di Arconate in via Bonvesin della Riva 23″, “mediazione nella compravendita, gestione della pratica edilizia per il cambia di destinazione d’uso ed arredo degli interni relativi ad immobili siti in Arconate, Piazza della Libertà”, “progettazione per l’insediamento di una casa di riposo Rsa nel comune di Casorezzo”, “progettazione di palazzine residenziali nel comune di Arconate area di via Giovanni Pascali-Via Diaz-Via Industria” e così via, per un totale di dodici interventi. Nel contempo, l’architetto Parotti otteneva incarichi in diversi appalti pubblici, tra cui “progettazione esecutiva e costruttiva di arredi dell’immobile denominato ‘Palazzo Taverna’ nel Comune di Arconate”, “tre appalti di servizi di ingegneria per la valutazione dell’indicatore di rischio sismico e proposte progettuali di messa in sicurezza di edifici scolastici siti nei comuni di Palazzolo sull’Oglio, Casalbuttano, Calvatone, Paderno Dugnano e Solbiate Olona”, “appalto per la ristrutturazione dell’ospedale di Magenta”, per un totale di otto interventi.

La rete di cooperative
Oltre a Mantovani –  che è stato senatore e sottosegretario alle Infrastrutture del quarto governo Berlusconi e sindaco di Arconate – sono stati arrestati il suo assistente Giacomo Di Capua e il dirigente del Provveditorato opere pubbliche della Lombardia Angelo Bianchi. L’hanno chiamata ‘Operazione Entourage’ proprio a indicare una fitta rete di cooperative e di società controllate da Mantovani tramite prestanome. Molte di queste cooperative – che si occupano di costruire e gestire case di riposo per anziani e centri per ragazzi disabili – ricevono contributi milionari ogni anni da Regione Lombardia. Secondo la Procura di Milano molti sarebbero i personaggi dell’entourage Mantovani nei posti chiave delle istituzioni: Regione, Asl e Provveditorato opere pubbliche. Personaggi come il direttore generale dell’Asl Milano1, Giorgio Scivoletto (pure lui indagato), che intercettato al telefono si riferisce a Mantovani sempre chiamandolo “il capo” e che, l’anno scorso, ha spesso partecipato a eventi pubblici della Lista Mantovani ad Arconate durante la campagna elettorale.

Gare truccate e pressioni
Le ipotesi di reato sono pesantissime, e sarebbero stati commessi dal giugno 2012 al 2014: “Turbative d’asta sia nel settore della sanità sia nel settore dell’edilizia scolastica; condotte corruttive poste in essere da importanti cariche istituzionali presso la Regione Lombardia, nonché da Pubblici funzionari in servizio presso il Provveditorato opere pubbliche della Lombardia, condotte concussive esercitate da importanti cariche istituzionali presso la Regione Lombardia”. A essere chiamati in causa sono soprattutto Mantovani, Bianchi e Di Capua (già noto alle cronache per aver fatto affiggere, durante la campagna elettorale per Letizia Moratti sindaco di Milano, i manifesti anti-pm ‘Via le Br dalle Procure’). I tre, in concorso tra loro, avrebbero truccato gare ed esercitato pressione, come quelle sul Provveditore delle Opere pubbliche Pietro Baratono, che aveva ridimensionato il ruolo di Bianchi. Proprio dalla denuncia di Baratono è partita l’inchiesta che ha portato all’arresto di Mantovani.

E, nota il gip, l’allontanamento di Bianchi era legato al fatto che quest’ultimo era imputato al Tribunale di Sondrio in un processo per corruzione e turbativa d’asta, accuse legate proprio al suo ruolo al provveditorato. Mantovani, nota il gip, “non ha alcun titolo per intervenire nell’ organizzazione interna del Provveditorato, essendo estraneo a tale articolazione del Ministero gia dal novembre 2011, con il subentro dell’esecutivo Monti a quello Berlusconi”. Nel corso dell’inchiesta, il nuovo provveditore Pietro Baratono conferma ai pm due incontri con Mantovani e il suo braccio destro Giacomo Di Capua, il terzo arrestato nell’operazione di oggi: “Non ricordo altri soggetti che mi abbiano sollecitato, come ha fatto Mantovani, a restituire a Bianchi i suoi incarichi”. Il senatore ed ex sottosegretario rappresentava “la vera e propria minaccia”, scrive il gip,  “di revoca delle convenzioni con il Provveditorato, da parte dei Comuni che si erano visti sostituire Bianchi con altro funzionario”.

“Braccio destro di Maroni ha chiesto a Mantovani di invalidare gara per trasporto dializzati”
Indagato nell’inchiesta ‘Entourage’ anche il braccio destra del governatore Roberto Maroni, l’assessore regionale al Bilancio (ex senatore della Lega Nord ed sindaco di Marcallo con Casone, Milano) Massimo Garavaglia. Sarebbe stato lui a chiedere a Mantovani di intervenire sull’Asl Milano 1 per invalidare una gara per il trasporto di malati dializzati. Tale gare “prevedeva un importo complessivo posto a base d’asta pari a 11.369.079 euro. (…) Dopo la pubblicazione del bando, si registrava l’interessamento, da parte dell’Assessore all’Economia di Regione Lombardia, Massimo Garavaglia, affinché dal servizio in questione non fossero escluse le associazioni di volontariato locali, gestori sino a quel momento del trasporto in argomento”. Garavaglia si rivolgeva così a Mantovani (assessore alla Salute) “affinché provvedesse a far annullare la gara alla quale, in virtù di stringenti norme e requisiti, non hanno potuto partecipare alcune associazioni locali (…) Atteso ciò, emergeva un diretto e deciso interessamento di Mantovani in tale questione, con chiare e determinanti disposizioni impartite al suo collaboratore Giacomo Di Capua e al direttore generale di ASL MILANO 1, Giorgio Scivoletto”. Quest’ultimo, senza batter ciglio, eseguiva i desiderata della politica. Ma Mantovani è accusato di aver truccato anche gare per lavori di ristrutturazione di scuole in alcuni comuni, tra cui Arconate, di cui è stato sindaco.

“Il patrimonio di Mantovani”
Le indagini del Gruppo tutela spesa pubblica della Guardia di finanza di Milano, svolte anche attraverso intercettazioni telefoniche, hanno consentito di ricostruire la fitta rete di società e cooperative, che negli anni hanno tratto grandi vantaggi, tutte riconducibili a Mantovani: Fondazione Mantovani onlus e altre 5 cooperative, un’associazione, 11 società e persino la locale squadra di calcio (il Gs Arconatese), i cui bilanci sono ancora oggi segreti. “Nell’ambito del monitoraggio di questo aspetto investigativo – scrive la Procura – è emersa la presenza di un cospicuo patrimonio di immobili riconducibili al politico, alcuni dei quali di notevole pregio storico-artistico, quali, ad esempio, le settecentesche Villa Clerici di Rovellasca e Villa Clerici di Castelletto, entrambi ubicate nell’abitato di Cuggiono (Milano)”.

Perquisizioni ancora in corso
Sono ancora in corso le perquisizioni delle sedi di società e cooperative riconducibili al vicepresidente della Lombardia. Le fiamme gialle si sono arrivate ad Arconate, negli uffici della Fondazione Mantovani Onlus in piazza Libertà, dove starebbero interrogando Antonio Pisano, ragioniere, considerato uomo-chiave per comprendere la fittissima rete economico-finanziaria riconducibile al politico di Forza Italia. In questi stessi uffici lavorano anche la moglie di Mantovani, Marinella Restelli (amministratrice unica della Immobiliare Vigevanese Srl) e i figli del politico, Lucrezia e Vittorio (che rivestono cariche nelle varie cooperative). Ma non solo società e cooperative (ad Arconate, a Milano, in provincia di Pavia e di Rimini), anche alcune case private sono state perquisite dalla Guardia di finanza. Quella di Mantovani in primis, appena dopo l’arresto. Oltre a quella di alcuni parenti del vicepresidente lombardo e quella della sua storica segretaria Maria Angela Gorla, sempre ad Arconate: un villa dove risulta formalmente residente anche l’assistente di Mantovani, Giacomo Di Capua, in realtà domiciliato a Gattinara, in provincia di Vercelli.

La replica di Garavaglia: “Gare della Sanità non sono di mia competenza”
“Non riesco a comprendere l’accusa nei miei confronti”, afferma l’assessore Garavaglia in merito all’inchiesta. “Non mi sono mai interessato di gare nel settore della Sanità, non rientra nelle mie competenze, si tratta evidentemente di un errore”. Garavaglia si dice “da subito disponibile a farmi ascoltare dal magistrato che indaga e chiarire la mia assoluta estraneità ai fatti contestati”.

Aggiornato dalla redazione web