I giorni di paura non sono finiti in Europa. Dalla Francia al Belgio, dal Belgio alla Germania. Lo stadio di Hannover è stato evacuato un’ora prima dell’inizio dell’amichevole tra Germania e Olanda: la cancelliera Angela Merkel stava per arrivare da Berlino. Nel frattempo la polizia belga ha condotto un altro blitz nel quartiere Molenbeek, a Bruxelles, e in Francia i fuggitivi sono due: non solo Salah Abdeslam, il 26enne belga che ha condotto l’azione terroristica alla sala spettacolo Bataclan, ma anche un altro complice che ha aperto il fuoco nei bar e nei ristoranti. E intanto, se davvero l’Isis ha un suo punto di forza nella comunicazione su Internet, oggi Anonymous ha dato seguito alla sua “dichiarazione di guerra“: 5500 account twitter ritenuti vicini alle posizioni dello Stato islamico sono stati oscurati. Mentre continuano a emergere i dettagli dai racconti dei sopravvissuti degli attentati: tra chi ricorda che i terroristi hanno detto di agire in risposta ai bombardamenti francesi in Siria e chi spiega di aver dovuto bruciare una mazzetta di banconote per salvarsi la vita. Nel frattempo sotto il profilo politico la Francia sembra diventata lo snodo possibile per un’unione di intenti: da una parte il presidente della Repubblica François Hollande ha incontrato il segretario di Stato americano John Kerry e dall’altra ha stretto un’intesa con il presidente russo Vladimir Putin per un’azione navale condivisa con la Russia.

Francia e Belgio, il cuore della paura
Il livello d’allarme resta altissimo in particolare in Francia, il premier Manuel Valls ha ribadito che nuovi attentati sono possibili, dopo la strage di venerdì scorso allo stadio di Saint Denis, alla sala Bataclan e in alcuni bar e ristoranti del decimo arrondissement. Il tradizionale “obiettivo sensibile” (monumenti, sedi governative, sinagoghe) non esiste più. Ora – dopo gli attacchi a stadi, teatri, ristoranti – gli obiettivi si moltiplicano. Sulle strade sono stati dispiegati 1.500 uomini in più, con il duplice compito di contrasto e prevenzione e quello di rassicurare la popolazione. Gli allarmi si susseguono. La Tour Eiffel e tutta l’area circostante, è stata di nuovo chiusa per il sospetto di una bomba e poi riaperta illuminata dal tricolore.

Ma ora il contagio del terrore supera le frontiere francesi e arriva in Belgio. In giornata una nuova perquisizione è stata effettuata a Molenbeek, il quartiere considerato la “culla dei jihadisti” di Bruxelles, per un’inchiesta di detenzione d’armi che non è legata agli attentati di Parigi, come precisa la Procura di Bruxelles, ma che comunque riguarda operazioni anti-terrorismo. Il Belgio ha innalzato il livello di allerta e per questo è stato annullata la partita amichevole di calcio con la Spagna. E’ stata rafforzata la sorveglianza anche alle centrali nucleari.

La fuga improvvisata di Salah
E a quattro giorni dagli attentati emergono alcuni dettagli sulla fuga improvvisata, per certi versi rocambolesca e certamente non programmata di Salah Abdeslam. Il giovane belga, infatti, secondo gli inquirenti, alle 22 del 13 novembre, pochi minuti dopo aver sparato gli ultimi colpi al Bataclan, ha chiamato un suo amico in Belgio: “Pronto, puoi aiutarmi? Puoi venire a prendermi a Parigi? Ti pago la benzina e i pedaggi”. Una fuga terminata allo stadio Re Baldovino, il vecchio Heysel. “Non sappiamo dove si trovi” ha raccontato il fratello di Salah, Mohamed, intervistato dalla tv francese Bfm-Tv. Ma ha lanciato un appello al ricercato: “Si consegni alla polizia”. Mohamed Abdeslam, fermato e poi rilasciato subito dopo gli attentati, ha raccontato, tra l’altro, che Salah e Brahim (l’altro fratello Abdeslam che ha sparato nei ristoranti), prima di uscire da casa avevano detto alla madre che “andavano a sciare”.

La ricostruzione della fuga di Salah è del Nouvel Observateur. Salah ha chiamato Hamza Attou, un amico del 21enne, incensurato. A parlare al quotidiano è un suo amico, che quella notte ha assistito alla telefonata di aiuto. Secondo il testimone, Attou, senza auto, avrebbe a sua volta chiesto a Mohamed Amri, 27 anni, di andare insieme a Parigi con la Golf di quest’ultimo. I due hanno passato la frontiera francese verso le 3 di notte e recuperato Salah a Montreuil dove aveva lasciato la Seat nera, ritrovata poi carica di armi. La mattina dopo i tre sono stati anche controllati a Cambrai sulla via del ritorno, ma la polizia li ha fatti passare. Salah è stato quindi accompagnato vicino allo stadio di Bruxelles e poi è scomparso. Sia Attou, che alcuni testimoni hanno detto rientrare in lacrime, che Amri sono stati arrestati durante uno dei blitz nel quartiere di Molenbeek. Entrambi sono sospettati di essere gli artificieri che hanno confezionato le cinture esplosive per i kamikaze, anche per il nitrato di ammonio trovato nelle loro abitazioni. Respingono tuttavia le accuse.

Nelle camere di albergo di Salah anche siringhe
Le ultime ore di Abdeslam possono essere ricostruite dagli investigatori anche da ciò che è stato trovato nelle camere d’albergo in cui ha passato le notti precedenti il 26enne belga. Un hotel di Alfrotville, nella banlieue a sud di Parigi. Qui sono stati trovati resti di pizza da asporto consegnati da una pizzeria lì vicino e madeleines al cioccolato. Ma soprattutto siringhe, aghi corti e fili da intubazione, sparsi su un tavolo tondo del salone. Le analisi affidate alla polizia scientifica dovranno determinare se questo materiale medico ha permesso di confezionare le cinture esplosive dei kamikaze o se è servito ad iniezioni. Uno dei testimoni presenti al Bataclan prima dell’attacco notò i kamikaze fermi per diverse ore davanti alla sala concerti: “Avevano facce da morti-viventi” ha raccontato.

Trovato il cellulare di un kamikaze con sms: “Siamo pronti”
In una camera il letto era stato spostato su una parete, forse per per preparare i gilet esplosivi. Un’altra base dei terroristi era stata individuata a Bobigny, dove la polizia ha trovato telefoni e computer. La Cnn aggiunge, citando fonti investigative francesi, che sul display di uno dei cellulari c’era ancora un sms con la frase: “Ok siamo pronti”. Altre tracce di Dna o impronte digitali potrebbero essere rilevate invece da un fazzoletto e da una scatola con del cibo ritrovati nella Clio nera sequestrata dalla polizia di Parigi a place Kahn, nel 18esimo arrondissement. Quello che è certo è che Salah Abdeslam è in fuga, forse ancora in Belgio. Anche per questo, considerata la sua pericolosità, il ministero dell’Interno ha alzato il livello di minaccia terroristica nel Paese.