Dopo una notte di intensi bombardamenti condotti in coordinamento tra Parigi e Mosca, Francia e Russia hanno ufficializzato la collaborazione bellica contro lo Stato Islamico in Siria. L’Eliseo ha annunciato che François Hollande ha parlato al telefono con Vladimir Putin, per parlare del “coordinamento degli sforzi” contro l’Isis. “E’ stato deciso in particolare di assicurare contatti più stretti e il coordinamento delle attività tra le agenzie militari e i servizi di sicurezza dei due Paesi nelle operazioni contro i terroristi”, ha spiegato sul versante moscovita il servizio di stampa del Cremlino. I due leader hanno deciso di definire i dettagli nella prossima riunione del 26 novembre a Mosca.

La Duma russa ha inoltre chiesto ai Paesi europei, del Nord America e del Medio Oriente di formare una coalizione anti-terrorismo “come quella anti Hitler“, si legge in una dichiarazione adottata dalla camera bassa del parlamento. Il quadro normativo di riferimento dell’intervento russo sarebbe quello garantito dall”l’articolo 51 dello statuto dell’Onu, che prevede il diritto di uno Stato all’autodifesa”, ha fatto sapere il ministero degli Esteri di Mosca.

Il ministro della Difesa Serghiei Shoigu, riporta Interfax, ha riferito che l’aeronautica russa ha raddoppiato le incursioni aeree contro i jihadisti in Siria. I bombardieri strategici a lungo raggio Tu-160 e Tu-95 usati oggi per la prima volta da Mosca contro l’Isis hanno lanciato missili da crociera contro postazioni dei terroristi ad Aleppo e a Idlib. I Tu-22M3 hanno bombardato invece nelle province di Dayr Az-Zor e Raqqa.

Non solo. Da alcune navi russe dislocate nel Mediterraneo sono partiti missili da crociera, dopo che i servizi segreti russi hanno confermato che l’esplosione a bordo dell’aereo precipitato nel Sinai è stato un atto terroristico. Secondo una fonte vicina al ministero della Difesa citata da Rbk, i missili lanciati dal Mediterraneo contro Raqqa  – razzi Kalibr, gli stessi lanciati un mese fa da navi russe nel Caspio – sarebbero stati lanciati da un sommergibile e questa sarebbe il primo attacco del genere contro un obiettivo reale nella storia della Russia.

Un’azione massiccia, la cui intensità è destinata ad aumentare. I raid aerei russi contro i jihadisti in Siria devono essere intensificati “affinché i criminali capiscano che il castigo è inevitabile”, ha dichiarato oggi Putin. Ma per ora il Cremlino non valuta l’ipotesi di un intervento di terra, ha ribadito il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. “Il presidente Putin – ha dichiarato Peskov – ha detto più volte che il coinvolgimento della Russia sarà limitato alla componente aerea e che un’operazione di terra non è sul tavolo. Inoltre – ha proseguito – vorrei ricordare che l’operazione dell’aeronautica russa viene condotta a sostegno dell’offensiva terrestre delle forze armate siriane”.

Da parte francese, 10 caccia Rafale e Mirage 2000 hanno sganciato in tutto 16 bombe che hanno distrutto un centro di comando e un campo di addestramento. I raid sono stati “coordinati” con le forze Usa, come ha reso noto il ministero della Difesa francese, e gli obiettivi sono stati “identificati durante missioni di ricognizione effettuate precedentemente dalla Francia”. Questo giovedì poi, riferisce l’emittente francese BfmTv, la portaerei francese Charles De Gaulle partirà da Tolone per dirigersi verso la Siria, e in questo modo “triplicherà la potenza di fuoco della Francia” nella regione.

Dopo gli attentati nel cuore di Parigi, che il presidente  Francois Hollande ha definito un atto di guerra, la Francia continua a tessere la propria rete diplomatica per organizzare la controffensiva. Il presidente francese incontrerà il numero uno della Federazione russa giovedì a Mosca e Barack Obama due giorni prima a Washington. Nelle stesse ore Putin ha ordinato al presidente russo ha ordinato all’incrociatore ‘Moskvà, che si trova nel Mediterraneo, di cooperare con le forze navali francesi “come alleati”.

Parigi ha chiesto aiuto militare agli altri paesi Ue, invocando per la prima volta nella storia dell’Ue la clausola di difesa collettiva prevista dall’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona. “Perché la Francia da sola non può fare tutto”, ha detto il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian. Sulle modalità di tale aiuto, che sarà bilaterale ovvero con accordo diretto tra Parigi e le altre capitali Ue, il ministro dice che potrà avvenire “sia con una collaborazione di capacità negli interventi francesi in Siria e Iraq, sia con un alleggerimento o un sostegno alla Francia in altre operazioni”.

“Quello che ho detto ai miei colleghi – ha detto ancora il ministro della Difesa francese – è che la Francia non può fare tutto: essere in Sahel, essere nella Repubblica Centrafricana e in Libano, essere nell’intervento di risposta all’Isis ed assicurare con le sue forze la sicurezza nazionale. Adesso cominceremo le discussioni tecniche con i nostri partner e vedremo cosa possiamo fare insieme e cosa può fornire ciascuno”. Bruxelles ha risposto sì alla richiesta. “La Francia ha chiesto aiuto e l’Europa unita risponde sì”, ha fatto sapere l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Federica Mogherini, assieme al ministro Le Drian, annunciando l’appoggio “unanime” del Consiglio di Difesa.

La diplomazia transalpina si muove poi su fronti esterni all’Unione. Il premier Manuel Valls ha annunciato a France Inter che François Hollande si recherà la settimana prossima a Washington e Mosca. Le date precise non sono ancora state decise. È probabile che, durante il suo viaggio in Usa, il capo dell’Eliseo faccia tappa a New York per partecipare alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che dovrà esaminare una risoluzione per intensificare le operazioni militari in Siria.

Parigi dovrà rafforzare le misure di sicurezza interna e l’operazione avrà un costo molto alto. Valls ha avvertito l’Europa: la Francia “sarà costretta a non rispettare” gli impegni di bilancio europei. “Dobbiamo dare tutti gli strumenti alla polizia, alla gendarmeria e ai servizi di informazione. Dobbiamo assumercene la responsabilità e l’Europa deve capirlo”, ha detto il primo ministro.

Anche Matteo Renzi è tornato a parlare degli attentati di Parigi: “Certo che ci vuole una reazione – ha detto il presidente del Consiglio nel corso della presentazione del settimanale Origami -che devi prendere in considera qualsiasi tipo di intervento ma la sfida nn la vinci con azioni militari, serve la costruzione di un atteggiamento culturale”. “In questi giorni – ha detto ancora Renzi – c’è chi dice ‘dovrebbero tornare tutti a casa loro’, ‘chiudiamo le porte’, ma io credo che chi dice ‘chiudiamo le frontiere’ dovrebbe avere il coraggio di dire che lo fai per tenerli dentro, perché la maggior parte degli assassini sono nati e cresciuti in Europa. Hanno studiato in Europa hanno giocato a calcio con i nostri figli”.