I sondaggi sulla lucidità mentale di Trump e i suoi oltre tremila conflitti di interesse
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è fuori di testa? Il quesito circola da mesi nei circoli internazionali politici ed economici ma pare che finalmente anche gli americani che lo hanno eletto comincino ad avere dei dubbi sugli equilibri mentali dell’uomo più potente del mondo.
Un’indagine condotta tra il 24 e il 28 aprile 2026, quindi assai recente, condotta da Washington Post, ABC news e Ipsos racconta al resto del mondo che la maggioranza degli americani nutre seri dubbi sulla lucidità mentale di Donald Trump, a breve ottantenne. Il 59% degli intervistati ritiene che Donald Trump non abbia la necessaria lucidità mentale per ricoprire una carica così importante. Soltanto il 40% lo considera idoneo. Un dato ancora più allarmante riguarda la sua capacità o lucidità decisionale, visto che il capo della Casa Bianca può prendere decisioni che possono determinare crisi drammatiche nel mondo. Il 67% degli americani non crede che Trump valuti con la dovuta attenzione le decisioni importanti. In un sondaggio parallelo di Yougov/the Economist di metà aprile il 48% degli intervistati ritiene che Trump stia subendo un evidente “Declino cognitivo”.
Sarebbe interessante sapere se i dubbi sul potere decisionale di Trump possono essere estesi anche alle sue decisioni in materia finanziaria, perché molti osservatori sostengono che in questo caso, ovvero quando si tratta di difendere le sue proprietà e di realizzare profitto grazie a un uso scientifico delle sue dichiarazioni per far scendere e salire i valori di Borsa, il Presidente degli Stati Uniti sia molto lucido e se ne fotta altamente delle leggi americane sul conflitto d’interesse che fino a ieri erano un fiore all’occhiello della democrazia statunitense.
Basta leggere alcuni rapporti sul tema per capire quanto siamo lontani dal rispetto dei poteri di controllo con la presidenza Trump. Il CREW è l’organismo indipendente che ha monitorato in modo più analitico e quantitativo la sovrapposizione tra gli interessi privati di Trump e la sua attività pubblica. In un celebre e dettagliato studio conclusivo sul suo primo mandato, il CREW ha registrato ben 3.403 conflitti d’interesse espliciti. Trump ha visitato le sue proprietà commerciali (come i suoi golf club e il resort di Mar-a-Lago) oltre 500 volte durante la presidenza, generando un enorme ritorno pubblicitario gratuito e costringendo il governo (e i contribuenti) a pagare la scorta e il personale presso le sue stesse strutture. Oltre 150 funzionari stranieri appartenenti a decine di governi diversi hanno soggiornato o organizzato eventi presso le proprietà Trump (in particolare il Trump International Hotel a Washington D.C.), sollevando forti dubbi sul rispetto della Emoluments Clause (la norma costituzionale statunitense che vieta ai funzionari pubblici di ricevere regali o profitti da Stati esteri).
Tutto ciò senza contare la sua capacità di governare i mercati finanziari utilizzando come leva le sue dichiarazioni sui conflitti in corso, a partire dalla guerra all’Iran, dove c’è in ballo la materia prima più preziosa, il petrolio. Ma tornando alla sua salute mentale sappiamo che il 26 maggio Donald Trump si è recato al Walter Reed National Military Medical Center per il suo quarto controllo dall’inizio del suo mandato. L’esito del suo staff era scontato: “Il presidente più lucido della storia americana”. Un giudizio che contrasta fortemente con il giudizio degli americani e di una parte dei suoi stessi elettori. D’altronde il divario tra le sue dichiarazioni e le sue decisioni è stato finora devastante se si pensa alla sua ridicola richiesta del Nobel della pace per un signore che fino ad ora è stato soltanto capace di fare guerre.