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Francia, tutti vogliono la “tassa Total”: 2 miliardi allo Stato stangando gli extraprofitti sul petrolio

La proposta della sinistra. “Non mi opporrò”, ha detto il ministro dell’Economia Roland Lescure. Il governo chiede di ridurre ulteriormente il prezzo del carburante, ma il colosso rifiuta e minaccia rialzi in caso di supertassa. Marine Tondelier: “Un odioso ricatto”. Oggi l'assemblea dei soci tra le proteste di Ong e ambientalisti
Francia, tutti vogliono la “tassa Total”: 2 miliardi allo Stato stangando gli extraprofitti sul petrolio
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Nel quartiere della Défense, ai piedi dal grattacielo che ospita la sede di TotalEnergies, stamattina una trentina di militanti ecologisti, caschi da cantiere in testa, hanno messo in scena un finto Emmanuel Macron che alimenta un oleodotto di cartone con delle banconote. A recuperarle, dall’altra parte dell’oleodotto, un finto Patrick Pouyanné, l’amministratore delegato del colosso petrolifero. La protesta, portata avanti da un collettivo di Ong, Attac, Avaaz, 350.org e Action Justice Climat Paris, è durata una mezz’oretta. Sul posto, infatti, la sede di Total era protetta da stamattina da transenne metalliche e veicoli della polizia: alle 14 si è aperta l’assemblea generale degli azionisti, con il gruppo accusato sempre di più in Francia, dalle Ong ai movimenti di sinistra, di essere un “approfittatore di guerra”.

Secono le organizzazioni non governative il colosso dell’energia di continua a percepire gli aiuti pubblici, denaro dei contribuenti francesi (almeno 400 milioni di euro nel solo 2024), mentre aumenta gli investimenti sui fossili, mentendo quindi sugli obiettivi annunciati. Alle 12.30 si è poi cominciato a formare un altro raduno di protesta, convocato dal partito comunista con lo slogan: “nazionalizzare Total”. Il leader pc, Fabien Roussel, chiede “la creazione di un grande polo pubblico dell’energia”. Una proposta condivisa da La France Insoumise: per Manuel Bompard, coordinatore di LFI, è “assolutamente possibile” nazionalizzare il gruppo, sostenendo che lo Stato potrebbe riprenderne il controllo con circa 70 miliardi di euro. Anche gli ecologisti chiedono “il ritorno dello Stato nel capitale del gruppo per difendere la sovranità energetica francese”.

Il detonatore delle proteste sono i colossali risultati finanziari del gruppo, pubblicati ad aprile: nel primo trimestre del 2026 TotalEnergies ha registrato utili record per 5,8 miliardi di dollari – circa 4,96 miliardi di euro -, in aumento del 51% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato definito “storico” dall’azienda, trainato dall’impennata dei costi del carburante dovuta alla guerra in Medio Oriente e al blocco dello stretto di Ormuz. Per il gruppo quello di oggi è “un momento importante per la vita dell’azienda e degli azionisti”: a febbraio, il consiglio di amministrazione di TotalEnergies ha proposto un dividendo di 3,40 euro per azione a titolo dell’esercizio 2025, in aumento del 5,6% rispetto all’esercizio precedente. Se fosse votato oggi, secondo i calcoli di Reporterre, giornale d’inchiesta online, verrebbe distribuita agli azionisti la considerevole cifra di 7,5 miliardi di euro.

Superprofitti, legati alla crisi internazionale e non derivati da innovazione o investimenti”, che per Sophie Binet, segretaria del sindacato CGT, sono “indecenti”. Un’opinione sempre più condivisa dai francesi: secondo un sondaggio dell’Institut Veblen del 26 maggio, il 75% dei francesi considera i benefici di Total “imbarazzanti” o “inaccettabili”. Il 6 maggio scorso, una trentina di economisti e docenti universitari ha pubblicato una lettera aperta su Alternatives Economiques chiedendo al primo ministro, Sébastien Lecornu, di accettare di introdurre un “contributo eccezionale sui profitti eccezionali del settore petrolifero”.

L’introduzione di una “tassa Total” è la misura centrale di una proposta di legge della sinistra, che per il partito socialista potrebbe portare circa 2 miliardi di euro nelle casse dello Stato. E, per la prima volta, il governo non sembra chiudere la porta: “Non mi opporrò”, ha detto il ministro dell’Economia, Roland Lescure, aggiungendo che per lui però “non è una soluzione miracolosa”. Da settimane l’esecutivo chiede a TotalEnergies di “redistribuire” una parte dei profitti, riducendo ulteriormente il prezzo del carburante. Cosa che il gruppo rifiuta assolutamente di fare, minacciando di sopprimere il “tetto” di 1,99 euro sul prezzo della benzina, introdotto nelle proprie stazioni di servizio, in caso di supertassa. “Un odioso ricatto”, lo definisce Marine Tondelier, leader degli Ecologisti: Total “si presenta come il salvatore del potere d’acquisto dei francesi, mentre continua a realizzare profitti colossali”, sostengono gli ecologisti. In una recente intervista a Radio France, l’economista Thierry Bros ha confermato che “Total approfitta della crisi” e che dispone ancora di margine e mezzi “per ridurre ulteriormente i prezzi”. Il 17 giugno Patrick Pouyanné, amministratore delegato di TotalEnergies, sarà convocato davanti alla commissione Finanze dell’Assemblea nazionale, su richiesta di LFI, per rendere conto dei superprofitti e della fiscalità del gruppo.

La protesta supera il costo e i profitti sui carburanti. Il 27 maggio, le ONG Les Amis de la Terre France, ClientEarth e Notre Affaire à Tous, hanno fatto ricorso all’Authority dei mercati finanziarie accusando Total di “greenwashing climatico”. Accusano il gruppo di aver progressivamente aumentato gli investimenti nel petrolio e nel gas: secondo Reclaim Finance, la quota destinata ai nuovi progetti fossili è salita dal 30 al 35% degli investimenti complessivi, mentre diminuiscono quelli destinati all’elettricità e alle tecnologie a basse emissioni. A marzo il gruppo ha finito col riconoscere pubblicamente di non essere in grado di mantenere l’obiettivo di neutralità carbonica entro il 2050 sull’insieme delle proprie attività.

Già ne 2025, TotalEnergies è stato condannato per “pratiche commerciali ingannevoli” legate alle sue campagne di comunicazione sulla transizione energetica. Si moltiplicano poi le contestazioni contro alcuni progetti già avviati in Africa. In particolare, quello del gigantesco oleodotto Eacop tra Uganda e Tanzania che per gli ambientalisti minaccia risorse idriche e territori agricoli della regione. La ONG European Center for Constitutional and Human Rights ha inoltre sporto denuncia contro TotalEnergies per “complicità in crimini di guerra” in Mozambico, dove l’azienda è coinvolta dal 2019 in un gigantesco progetto di gas naturale liquefatto nella provincia di Cabo Delgado, alla frontiera con la Tanzania. In questa zona, devastata dalle violenze jihadiste, un attacco terroristico provocò circa 800 morti nel 2021 . Il cantiere fu sospeso, ma è stato rilanciato nel gennaio 2026.

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