Ora è ufficiale: nonostante le proteste dei sindacati, il governo Renzi non intende prevedere alcun intervento per dare la possibilità a chi lo vuole di andare in pensione prima dell’età stabilità dalla legge Fornero. Lo ha confermato, in question time alla Camera, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, spiegando che “gli oneri di una maggiore flessibilità si manifesterebbero nell’immediato con un impatto sul sentiero di aggiustamento della finanza pubblica” per cui il progetto va “valutato con attenzione tenendo conto dei costi e dei benefici“. Insomma, l’eventuale concessione “se deve essere considerata deve essere coerente con il principio di sostenibilità di lungo termine della riforma”. Morale: è fuori discussione che ad accollarsi i costi possano essere le casse dello Stato, visto che l’operazione potrebbe richiedere dagli 8 ai 10 miliardi di euro, a seconda del meccanismo prescelto. Quanto all’ipotesi che a pagare siano i beneficiari stessi attraverso una decurtazione dell’assegno, stando alle stime la sforbiciata sarebbe talmente corposa da rendere l’opzione non più appetibile: occorrerebbe rinunciare fino al 30% della pensione. Quindi le modifiche alla riforma Fornero che erano state promesse dal premier escono di scena e non faranno parte del menù della prossima legge di Stabilità.

“Esodati? Riconosciamo disagio”. Ma nessuna promessa – Quanto all’ultima grana sugli esodati, nata quando il Tesoro ha reso noto di aver incamerato i soldi non spesi del fondo creato apposta per salvaguardarli nonostante secondo i sindacati rimangano ancora circa 50mila persone da tutelare, Padoan ha detto che il governo “valuta” la possibilità di mettere un campo un nuovo provvedimento, ma “non ci sono certezze” sulle risorse disponibili perché “occorre che prima siano completate tutte le analisi delle sei salvaguardie già concluse”. E anche se, secondo l‘Inps, tra 2013 e 2014 sono stati risparmiati ben 3 miliardi che potrebbero quindi essere usati per il nuovo intervento, è necessaria “un’esplicita disposizione normativa” per utilizzarli. Nessuno “scippo“: “Non si tratta di sottrarre alcuna risorsa, non si svuota alcun fondo ad altri fini”, ha risposto il ministro all’interrogazione del MoVimento 5 Stelle “secondo cui invece “i tecnici dell’Economia si sono ripresi i ‘risparmi’ derivati dalle precedenti salvaguardie”. “A partire dal 2012 il governo ha varato sei interventi a salvaguardia di 120mila persone”, ha ricordato Padoan. “Riconosciamo l’esistenza di un disagio e intendiamo trovare soluzione”, si è limitato a concludere il ministro, senza di fatto promettere nulla.

Niente Tasi su prima casa anche per chi è in affitto – Il titolare di via XX Settembre poi ha anche parlato dell’eliminazione della tassa sulla prima casa, censurata in via preventiva dalla Commissione Ue. Padoan, che sulla questione ha cambiato radicalmente opinione rispetto a quando era capo economista dell’Ocse, ha detto che non dovranno pagare la Tasi neanche gli inquilini, che oggi sono tenuti a contribuire al pagamento del tributo: “Appare corretto che l’intervento sia finalizzato all’eliminazione della Tasi sia per i possessori sia per i detentori degli immobili, anche per evitare disparità di trattamento tra i contribuenti”.

Niente “intervento straordinario” per il Sud – Riguardo alle altre misure che saranno contenute nella manovra, Padoan ha smentito il piano straordinario per il Mezzogiorno di cui si è parlato negli ultimi giorni: lo sforzo per sostenere il Sud “deve essere intensificato” a partire da un’accelerazione, da una maggiore efficienza nell’uso dei fondi Ue e un “eventuale pacchetto di incentivi fiscali per sostenere investimenti e occupazione”, ma “non si prefigura un intervento straordinario”.

Governo chiede alla Ue più flessibilità sui conti pubblici – Sul fronte delle coperture, “il governo sta valutando il modo più efficace per ottenere ulteriori margini di flessibilità, previsti dalle regole europee, sia in termini di sforzo di riforme strutturali, che viene ampiamente riconosciuto, sia in termini di contributo agli investimenti“. In pratica l’esecutivo, oltre ai 6,4 miliardi (0,4% del pil) di “spazio di manovra” già ottenuti grazie alle riforme avviate e indicati nel Documento di economia e finanza, che verrà aggiornato venerdì, punta a ottenere uno sconto ulteriore di almeno 0,2 punti di pil, pari a 3,2 miliardi: 1,6 in virtù di altre riforme strutturali in corso di approvazione e altrettanti da usare per investimenti in infrastrutture. In ogni caso, ha sostenuto Padoan, “non c’è nessuna intenzione del governo di far crescere l’indebitamento e di farlo veleggiare verso il 3%. L’indebitamento si collocherà quest’anno al 2,6% e continuerà a scendere negli anni successivi”.