Nel giorno in cui Matteo Renzi festeggia la revisione al rialzo dei dati sul Pil e l’aumento dell’occupazione a luglio, dalla Commissione europea arriva una doccia gelata. Fonti di Bruxelles hanno infatti fatto sapere che il taglio delle tasse sulla casa promesso dal premier va in direzione contraria rispetto alle raccomandazioni della Ue e che lo spazio di manovra sul deficit concesso a Roma ammonta a circa 6,4 miliardi, non i 17 che Renzi domenica ha dato per acquisiti. Annunciando che proprio con quei soldi avrebbe fatto fronte al mancato gettitto di Tasi e Imu. Un’idea non condivisa dal ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan, secondo cui le coperture da inserire nella legge di Stabilità devono arrivare dal taglio della spesa. Forse non è un caso se proprio martedì il titolare di via XX Settembre ha incontrato il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi.

Le raccomandazioni Ue: “Mantenere tasse sulla casa, giù il cuneo fiscale” – “Abbiamo letto i recenti annunci sulle tasse in Italia, ma non avendo dettagli sui piani non possiamo fare commenti”, è la premessa delle “fonti europee” citate dall’Ansa, “però è ben noto che il Consiglio ha raccomandato che l’Italia sposti sugli immobili e i consumi il carico fiscale che grava su lavoro e capitali“. Le istituzioni comunitarie hanno infatti sempre sottolineato che le tasse sul mattone sono le meno inique e che la priorità, in un Paese ad alta disoccupazione e bassa produttività come la Penisola, è invece ridurre il cuneo fiscale. Cioè l’onere che pesa sulle buste paga dei lavoratori. E al contempo ridurre il peso delle imposte per le imprese. “Naturalmente”, hanno chiosato le fonti, “ci aspettiamo che l’Italia rispetterà tutte le raccomandazioni del Consiglio (che formalmente le emana, su raccomandazione della Commissione, ndr), comprese quelle sulla politica tributaria”. Renzi, al contrario, ritiene di aver già fatto abbastanza per il lavoro con gli sgravi contributivi per i contratti a tempo indeterminato. E ora vuole ripartire proprio da Imu (compresa quella agricola e sui macchinari imbullonati) e Tasi. Mentre solo nel 2017 intende intervenire su Ires e Irap e nel 2018 sugli scaglioni Irpef e sulle pensioni. La famosa “rivoluzione copernicana” prefigurata all’assemblea del Pd a metà luglio.

“La flessibilità? Roma l’ha già avuta, ora non perda slancio” – Quanto alla flessibilità sul deficit, ricordano le fonti della Commissione, “è già stata concessa all’Italia la primavera scorsa in cambio delle riforme“. Il riferimento è alla riduzione dallo 0,5% allo 0,1% dell’aggiustamento del deficit strutturale nel 2016, concessione che vale appunto circa 6,4 miliardi ed è già “blindata” nel Documento di economia e finanza. Di un ulteriore allentamento delle richieste non si è ancora parlato, e evidentemente a Bruxelles non hanno apprezzato che il segretario del Pd abbia invece venduto come già acquisito uno spazio di manovra di ben 17 miliardi. Fonti Ue notano che il paese “ha già fatto progressi” nelle riforme ma ora “è essenziale che non si perda lo slancio” nella messa in atto. Il che è “fattore chiave per esaltare il potenziale di crescita dell’Italia”.

Si complica il rebus della manovra finanziaria – I commenti ufficiosi di Bruxelles complicano non poco il lavoro in corso a Roma sul progetto di legge di Stabilità per il 2016. Che dovrà essere sottoposto alla Commissione entro il 15 ottobre, per poi ricevere entro il 30 novembre il parere dell’esecutivo Ue. Oggi Renzi e Padoan si sono incontrati per fare il punto sul quadro economico, in vista della nota di aggiornamento al Def attesa entro il 20 settembre che sarà la “spina dorsale” della manovra. Alla luce dei rilievi Ue, far quadrare i conti non sarà facile. Se il premier volesse comunque confermare il taglio di Imu e Tasi, che vallgono quasi 5 miliardi, il totale delle coperture da trovare arriverebbe a quasi 30 miliardi. E la spending review a cui lavora Yoram Gutgeld arriverà a non più di 10. Una cifra che, insieme ai poco più di 6 miliardi di “flessibilità” sul deficit, basta appena per disinnescare le clausole di savaguardia su Iva e accise. Il governo deve poi far fronte alle sentenze della Consulta su indicizzazione delle pensioni, rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione e Robin Tax, per un totale di almeno 2,5 miliardi. E altri 700 milioni serviranno per compensare le mancate entrate del regime di reverse charge bocciato da Bruxelles.

La presa di posizione del Governo: “Avanti, da noi tasse troppo alte” – Il Sottosegretario agli Affari e alle Politiche europee Sandro Gozi: “Il governo italiano presieduto da Matteo Renzi ha tutta l’autorevolezza e la credibilità in Europa per proseguire in piena autonomia il percorso riformatore e, quindi, anche le modalità con cui decidere la riforma del fisco e il taglio delle tasse che, è evidente a tutti, sono molto, anzi troppo alte nel nostro Paese”.

“No a giudizi della Commissione sulla distribuzione del carico fiscale in Italia” – di un Paese come l’Italia. L’ideologia dello spostamento dalle persone alle cose, che in Italia sono le case, ha già prodotto l’esito di una nazione bloccata nel suo diffuso patrimonio illiquido diventato fonte di insicurezza e di contrazione dei consumi”. Lo dichiara in una nota Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, che poi aggiunge: “Piuttosto, non si tratta solo di detassare la prima casa ma di vincolare i comuni a comportamenti virtuosi nelle spese e nelle tasse attraverso i fabbisogni standard e la sanzione dei commissariamenti. Meno tasse sul patrimonio immobiliare significano rianimare il relativo mercato, liberare la propensione a consumare, favorire il credito alle piccole imprese e alle famiglie”