Mutual Evaluation Report: Italia promossa nell’antiriciclaggio. Ma le sanzioni sono poche e poco note
Il 23 aprile scorso è stato reso pubblico il Mutual Evaluation Report. Tappa italiana del ciclo di valutazioni reciproche che il Gafi (Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale) svolge ogni sei anni: 264 pagine che analizzano l’efficacia delle misure antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo di uno (l’Italia) dei 35 stati che costituiscono l’organismo intergovernativo istituito nel 1989 al G7 di Parigi.
Il Gafi, in inglese Fatf (Financial Action Task Force), utilizza 11 elementi nella valutazione di efficacia e li profila secondo 4 classi: HE – High obiettivo raggiunto; SE – Substantial, obiettivo raggiunto in misura significativa; ME – Moderate, l’obiettivo è raggiunto solo parzialmente; LE – Low, l’obiettivo non è raggiunto. L’Italia raggiunge in 8 indici il livello SE e in 3 il livello ME. Una buona pagella.
Il rapporto descrive l’eccellenza mondiale italiana nel recupero dei beni criminali, con oltre 7 miliardi di euro confiscati nell’ultimo quinquennio (2020-2024) e nel primo trimestre del 2025. La Guardia di Finanza ne ha recuperati circa 5,8 miliardi, mentre la Dia circa un miliardo. Beni, ricordiamolo, per i quali è stato emesso un provvedimento definitivo di confisca, a fronte di sequestri (misure cautelari non definitive) molto più consistenti, che nello stesso periodo hanno superato i 20,5 miliardi di euro. Viene sottolineato come l’Italia sia stata precorritrice nell’adozione dell’approccio “follow the money” fin dagli anni ’80, sviluppando strumenti (come la confisca di prevenzione del Codice Antimafia) che la distinguono dalla maggior parte degli altri ordinamenti.
Teniamo, però, comunque conto che l’Istat certifica che, nel solo anno 2023, il valore del traffico di droga nel nostro paese è di 17 miliardi e 200 mila euro. E i beni sequestrati possono derivare non solamente dal traffico di droga, ma anche dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dalle estorsioni e dall’usura, oppure anche dai sequestri dettati da misure di prevenzione. Applicate quando non si possa giustificare la legittima provenienza dei beni posseduti che risultano di valore sproporzionato al proprio reddito dichiarato. Il Gafi segnala anche alcune criticità, come la sospensione in Italia del registro dei titolari effettivi e la necessità di rendere più rapide le sanzioni per i professionisti non finanziari.
Mi soffermo su questo secondo aspetto. Il report analizza la distribuzione delle sanzioni tra le diverse categorie di professionisti. Il più “multato” è il settore del gioco d’azzardo online: 291 volte per un valore di oltre 6 milioni e mezzo di euro. Nel periodo preso in esame dal Gafi sono stati emessi 1.566 decreti sanzionatori totali, per un importo complessivo di circa 46,7 milioni di euro. I notai sono stati multati 173 volte, per più di 4 milioni e 100 mila euro. Gli avvocati 127 volte per 3,593 milioni di euro e i commercialisti 257 volte per più di 3 milioni e 300 mila euro. La maggior parte delle sanzioni riguarda la mancata segnalazione di operazioni sospette. Sanzioni per 31 milioni e 692 mila euro.
Sebbene il Gafi riconosca che gli importi delle sanzioni siano potenzialmente dissuasivi, l’analisi evidenzia due criticità fondamentali che ne minano l’efficacia: il processo sanzionatorio è definito “lungo”, richiedendo mediamente due anni dalla contestazione della Guardia di Finanza all’irrogazione effettiva della multa da parte del Mef; le sanzioni non vengono pubblicate (nemmeno in forma anonima), il che impedisce loro di fungere da monito o esempio educativo/formativo per gli altri professionisti del settore.
Sappiamo bene quanto il castigo e quindi la punizione eseguita, e non solamente paventata, abbia effetto sugli essere umani. Sappiamo anche che, se in molti cominciano a sapere che le multe sono state recapitate, ci si preoccupa e ci si adegua, rispettando la regola fino a quel giorno evasa. La sanzione potrebbe avere effetto anche sulle pubbliche amministrazioni. Non se ne trova traccia. In un precedente articolo ricordammo il numero esiguo delle segnalazioni inviate dalle regioni, dalle aziende sanitarie, dalle aziende partecipate e dai comuni. Il Gafi ora ci indica la strada: iniziare a sanzionare e farlo sapere a tutti.