Altro che “un po’ di spazio” per la donna di 62 anni che preferisce stare con il nipotino rinunciando a 20-30 euro di pensione. La flessibilità sull’età di uscita dal lavoro, annunciata da Matteo Renzi a maggio, dovrà attendere. Perché, tra il promesso taglio delle tasse sulla casa e le clausole di salvaguardia da disinnescare, la coperta è corta. I soldi per finanziare l’operazione, che secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri costa oltre 10 miliardi di euro, non ci sono. E farla pagare tutta ai dipendenti che vogliono lasciare il posto prima di quanto previsto dalla legge Fornero, tagliando il loro assegno fino al 30%, sarebbe impopolare. Per questo, scrive Repubblica, il governo ha già deciso che la questione non verrà affrontata nella legge di Stabilità per il 2016, in preparazione in queste settimane. Se ne riparla l’anno prossimo. Con buona pace del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che neanche una settimana fa parlava di “tema ineludibile” e sosteneva che l’esecutivo era pronto a stanziare risorse ad hoc nella manovra.

Immediata la levata di scudi dei sindacati, che evocano il “protrarsi di iniquità e ingiustizie” e hanno buon gioco nel ricordare le ripetute promesse arrivate da palazzo Chigi. Anche se nel pomeriggio Renzi ha negato l’evidenza sostenendo che non è vero che “sulle pensioni siamo partiti e ci siamo fermati”: “Non siamo nemmeno partiti per un principio di buon senso: negli ultimi anni in troppi hanno messo bocca e mano sulle pensioni ma si annuncia una cosa sulle pensioni solo quando siamo sicuri di farla. Due miliardi (il rimborso per la mancata indicizzazione, ndr) sono arrivati il primo agosto però l’abbiamo comunicata solo quando cotta e mangiata”.

Con i risparmi della Fornero governo vuole spuntare più flessibilità a Bruxelles – A far presagire lo stop è stato lo stesso Poletti venerdì, dopo il varo degli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs Act: “Non siamo in grado di dare una risposta”, ha abbozzato il ministro, alla domanda se gli interventi di revisione della Fornero avrebbero trovato spazio nella Stabilità. Secondo il quotidiano di Largo Fochetti il titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan, dopo aver a sua volta promesso tagli delle tasse anche per le imprese, ha messo il veto perché “non ci sono le coperture“. Ma anche perché continuare nel solco tracciato dall’ex ministro del governo Monti, che attraverso parametri più stringenti per l’uscita dal lavoro consentirà un risparmio di 80 miliardi di euro di qui al 2021, permette al governo di presentarsi a Bruxelles con i “compiti fatti”. E di negoziare da una posizione di maggior forza l’attivazione dell’agognata clausola di flessibilità per gli investimenti, necessaria per finanziare i tagli di tasse promessi da Renzi.

Cgil: “Senza uscita flessibile si blocca accesso dei giovani al lavoro” – Senza interventi, però, da gennaio 2016 i dipendenti privati potranno andare in pensione solo a 66 anni e 7 mesi, se uomini, e 65 anni e 7 mesi se donne, per effetto dell’incremento dell’aspettativa di vita. Sempre l’anno prossimo scatterà anche la revisione al ribasso dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, cioè il totale versato nel corso della vita lavorativa. Di conseguenza la decisione del governo è considerata irricevibile dai rappresentanti dei lavoratori. Il segretario confederale della Uil, Domenico Poretti, ha bollato come “letteralmente incredibile” il rinvio dell’introduzione della flessibilità “ripetutamente annunciata negli ultimi mesi dal Presidente del Consiglio e dal Ministro del Lavoro. Non vogliamo credere che ciò accada perché ci troveremmo di fronte al protrarsi di iniquità ed ingiustizie“. Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, rincara la dose sostenendo che “le risorse, quando vi è l’intenzione, si cercano e si trovano”. “La flessibilità in uscita – spiega Lamonica – è necessaria per dare risposte ai lavoratori e alle lavoratrici che non possono rimanere al lavoro perché svolgono mansioni improponibili alle età previste, perché precoci o perché non hanno più un’occupazione”. In più, ricorda Lamonica, “come oramai riconosciuto da tutti, ministro Poletti compreso, se non si consentono uscite graduali e flessibili si continua a bloccare l’accesso dei giovani al lavoro”. Come dimostrano anche i dati Istat sull’incremento dei lavoratori over 50

Per la Cisl le rigidità della Fornero creano “disagi economici e sociali” – Il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, sottolinea invece che “da ormai molto tempo autorevoli esponenti del Governo e del Parlamento hanno condiviso la necessità di ripristinare la flessibilità” e “rinviare ulteriormente questo tema sulla base di un calcolo ragionieristico, perché mancano le coperture finanziarie atte a sostenerlo, sarebbe sbagliato perché le conseguenze dell’aumento repentino dell’età pensionabile, realizzato con la legge Fornero, sono sotto gli occhi di tutti e il mantenimento della rigidità nell’accesso alla pensione rischia di riprodurre nuovi disagi economici e sociali, con effetti negativi sul funzionamento del mercato del lavoro, sulla produttività del sistema economico, e, indirettamente, sulla stessa finanza pubblica”.

Il Tesoro: “Sul tavolo ipotesi di un ddl ad hoc”. Renzi: “Flessibilità sì, ma a costo zero per lo Stato” – Nel pomeriggio il Tesoro ha replicato facendo sapere che nulla è ancora deciso ed è ancora sul tavolo l’ipotesi di un disegno di legge ad hoc da far arrivare in Parlamento già in autunno. In ogni caso, riferiscono fonti di via XX Settembre, “tutto è legato alle risorse necessarie”. Versione diversa quella arrivata dal premier, che per smorzare le critiche ha detto di “sperare nelle prossime settimane e mesi” di “trovare un meccanismo per cui chi vuole andare in pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi. Sono ottimista ma per lo stato deve essere a somma zero“.