Matteo Renzi lo aveva promesso a fine marzo: “La riforma delle intercettazioni andrà in porto entro il 2015”. E il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva precisato:  “La delega è nel ddl sul penale“. A poco meno di due mesi da annuncio e precisazione sembra, stando a quanto scrive Il Messaggero, che che il premier abbia cambiato idea e voglia dare lo sprint a una riforma di cui si discute da anni. Ma non solo Renzi sarebbe sul punto di portare le nuove regole sugli ascolti disposti dalla magistratura già al primo Consiglio dei ministri previsto dopo le elezioni regionali. L’intenzione sarebbe quella di stralciare le intercettazioni dalla riforma del processo.

Una richiesta, del resto, su cui insistono da tempo gli alleati centristi e in particolare il Ncd di Angelino Alfano, tornati all’attacco soprattutto dopo il caso del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, sfiorato dall’inchiesta fiorentina sulle Grandi Opere che ha portato il 16 marzo scorso all’arresto del superburocrate Ettore Incalza. Alle richieste di applicare il bavaglio il Guardasigilli però aveva sempre detto no. Ma qualcosa sembra essere cambiato.

In primis c’è il placet alla stretta dagli stessi magistrati ascoltati in commissione Giustizia alla Camera. Il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, e quello di Roma, Giuseppe Pignatone, hanno suggerito la pubblicazione delle sole ordinanze di custodia cautelare lasciando intangibili e inscrivibili tutti gli atti precedenti mortificando di fatto la cronaca giudiziaria. Poi tre giorni fa è arrivato uno schiaffo dall’Anm sui provvedimenti che riguardano processo civile e penale. L’Associazione nazionale dei magistrati ha usato frasi come queste per giudicare le intenzioni del governo: “timidezza riformatrice“, “incoerenza“, “scelte di compromesso nascoste dietro interventi deboli che troppo spesso hanno caratterizzato le decisioni adottate dalla politica”e sui disegni di legge per la corruzione e la prescrizione vedono “segnali di arretramento“.

Il giorno prima poi c’era stato anche un intervento della VII commissione del Csm: I “singoli sporadici e frammentari interventi realizzati, ed in gran parte attualmente solo annunciati dal legislatore” sulla corruzione, “risultano per la loro disorganicità insufficienti”. Riflessioni quelle del Consiglio superiore della magistratura che avevano suscitato reazioni nelle file del Pd, a cominciare dal responsabile giustizia del partito, David Ermini, che parla di “giudizio incomprensibile e sconcertante”. Ed è così che il presidente del Consiglio avrebbe maturato l’idea di tirar via dal ddl le intercettazioni e aver pronto un testo da far votare subito.

Intanto anche oggi sulla questione attiva un parere tecnico di rilievo: “Nel momento in cui si arresta una persona, il difensore ha diritto ad avere copia integrale di tutti gli atti, e quindi anche delle intercettazioni. Il fatto è che quando le stesse intercettazioni vanno nelle mani di cinque, sei, dieci avvocati, la situazione, sotto questo aspetto, non si controlla più. Il problema, quindi va risolto alla radice”. dice il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri a Mix24. “Sono convinto, dunque – aggiunge il magistrato – che nell’informativa si devono inserire solo le intercettazioni che riguardano il corpo del capo d’imputazione, il reato, e non il gossip e le corna non vanno inserite. Nella modifica sulle intercettazioni telefoniche abbiamo previsto che nell’informativa vengano inseriti solo i pezzi di intercettazione che riguardano il corpo del capo di imputazione, tutto ciò che riguarda la vita privata, il pettegolezzo, il gossip non va sull’informativa. E se viene pubblicato abbiamo previsto una pena che va dai due ai sei anni. Abbiamo previsto questa pena non perché il giornalista andrà in carcere ma per avere la possibilità di intercettare il giornalista, di avere i tabulati del giornalista, quelli dei suoi amici, per incrociare i dati e capire chi è stato il pubblico ministero o la polizia giudiziaria che gli ha dato la notizia”.