Ad ogni inchiesta – era stato così per il caso Lupi e l’inchiesta sulle Grandi Opere e lo è in questi giorni per il caso Ischia e le conversazioni di Massimo D’Alema –  il tema intercettazioni torna del mirino della politica e mette d’accordo quasi tutti. Per ripristinare il bavaglio. Ma il Guardasigilli, Andrea Orlando, a una ipotesi di decreto, dà subito lo stop. “Intercettazioni? Non vedo nessuna esigenza di fare un decreto. C’è un testo alla Camera”, quello di riforma del processo penale, che contiene la delega al governo sul tema delle intercettazioni, “si lavorerà su quello”.

L’intervista dell’ex ministro e premier Pd che chiede l’intervento di Anm e Csm (“Non c’era alcuna necessità di utilizzare intercettazioni fra terze persone, senza valore probatorio, dove si parla di me de relato. Allora mi viene il sospetto che ci sia un motivo, per così dire, extra-processuale”), aveva fatto convergere sull’argomento il portavoce di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, e il presidente dell’assembla Pd, Matteo Orfini. E fatto tornare sugli scudi i centristi: “L’abuso mediatico delle intercettazioni ogni giorno miete la sua vittima. Una materia molto delicata che bisogna prendere assolutamente di petto. Per questo condividiamo quanto affermato oggi su un quotidiano dal procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, sulla necessità che il governo intervenga subito con un decreto legge” fa sapere in una nota il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Alessandro Pagano. Già firmatario dell’emendamento bavaglio al ddl diffamazione quando l’inchiesta di Firenze aveva rafforzato il fronte bipartisan contro le intercettazioni. 

“In tempi non sospetti, più di due mesi fa, avevamo ravvisato la stessa esigenza e cioè di non poter più aspettare i tempi della riforma del processo penale che erano stati calendarizzati per luglio. Per questo – aveva proseguito Pagano – avevamo proposto di stralciare l’articolo 25 del ddl sulla riforma per inserire il tema nel primo veicolo legislativo utile. Adesso i tempi sono maturi perché Renzi intervenga direttamente“. Ma proprio nei giorni scorsi il premier aveva spiegato che la delega sulle intercettazioni è nel ddl sul penale che la riforma sarebbe comunque andata in porto “entro il 2015”.

“Come rilevato in questi giorni da molti opinionisti, esperti e addetti ai lavori – aveva aggiunto oggi il parlamentare di Ap – la vergogna di essere sottoposti senza motivo nella gogna mediatica potrebbe capitare a tutti, dal primo all’ultimo cittadino, dai sindaci ai presidenti di Regione. Lo stesso premier potrebbe trovarsi coinvolto in maniera strumentale e immotivata. Tutto ciò non farebbe altro che gettare nuovo discredito sul nostro Paese. Una ipotesi che va scongiurata assolutamente. E allora – concludeva Pagano – si intervenga quanto prima e in maniera urgente per decreto. Sarà poi il Parlamento a discutere in merito e fare le dovute valutazioni”.

A dare manforte a questo ragionamento era arrivata la dichiarazione di Orfini: “Si continua a parlare delle intercettazioni su D’Alema ed è questa la migliore dimostrazione che in questo caso D’Alema ha stra-ragione” scrive su Twitter. E, anche se con tono polemico, arriva il conforto da parte di Forza Italia: “Francamente penso che le intercettazioni siano spesso usate e pubblicate a sproposito e questo fa più male alla giustizia che bene” ma di questo D’Alema “poteva accorgersene alcuni decenni fa. Le pubblicazioni andrebbero pubblicate cum grano salis ma stupisce l’enorme rete delle coop in questo Paese – dice Toti a ‘La telefonata di Belpietro’. Poi la dichiarazione del ministro della Giustizia: “Niente decreto”. Il bavaglio, per ora, può attendere.