Papa Francesco per la prima volta a Rebibbia ha lavato i piedi a dodici detenuti. Nel terzo giovedì santo da Pontefice, Bergoglio ha celebrato la messa dell’ultima cena di Gesù nel carcere romano dove fu incarcerato l’attentatore di san Giovanni Paolo II, il turco Alì Agca, nel decimo anniversario della morte del Papa polacco canonizzato proprio da Francesco il 27 aprile 2014. Il Papa ha lavato i piedi a dodici detenuti, sei donne (due nigeriane, una congolese, due italiane, un’ecuadoregna) e sei uomini (un brasiliano, un nigeriano e quattro italiani). Tra di loro c’era anche Silvy Lubamba, showgirl televisiva di origine congolese, nota per aver partecipato a un programma di Piero Chiambretti, detenuta a Rebibbia dopo essere stata arrestata nell’agosto 2014. Il reato a suo carico, ripetuto, era quello di uso indebito di carte di credito di conoscenti facoltosi, in vicende avvenute negli anni 2004, 2005, 2008 e 2009. “Gesù lava i piedi degli apostoli. Noi siamo disposti a servire gli altri così?”, ha domandato il Papa in un tweet sul suo account ufficiale @Pontifex.

A Rebibbia, dove Wojtyla, il 27 dicembre 1983, abbracciò il suo attentatore e dove Ratzinger rispose alle domande delle persone ospiti della struttura, il 18 dicembre 2011, Francesco ha celebrato la messa con 300 detenuti, 150 donne, tra cui 15 mamme con i loro bambini, e altrettanti uomini. A servire la celebrazione al Papa anche un ex serial killer che si è preso due lauree in carcere. Fuori dalla chiesa del Padre Nostro, Bergoglio ha salutato altri 300 detenuti insieme al personale della Polizia penitenziaria, a quello amministrativo e ai numerosi volontari che prestano il loro servizio nel carcere romano dove sono rinchiuse 2100 persone, tra cui 350 donne.

“Gesù – ha spiegato il Pontefice nell’omelia – ci ama ma senza limiti, sempre, fino alla fine. Non si stanca di amare nessuno. Ama tutti noi al punto da dare la vita per ognuno di noi. E non si stanca nemmeno di perdonare, di abbracciarci. Gesù lava come schiavo i nostri piedi. È tanto il suo amore che si è fatto schiavo per guarirci, per pulirci. Nel nostro cuore dobbiamo essere sicuri che quando il Signore ci lava i piedi ci lava tutto, ci purifica, ci fa sentire un’altra volta il suo amore”. E in un altro passaggio Bergoglio ha affermato: “Io lavo i piedi di questi dodici fratelli e sorelle, ma in essi sono rappresentati tutti voi che abitate qui. Anche io ho bisogno di essere lavato dal Signore e per questo pregate durante questa messa perché egli lavi le mie sporcizie, perché io diventi più schiavo di voi, più schiavo nel servizio della gente come è stato Gesù”.

Già nel suo primo giovedì santo da Papa, nel 2013, Francesco aveva compiuto questo gesto nel carcere minorile di Casal del Marmo, sempre a Roma. Anche durante le sue visite pastorali in Italia il Papa è solito visitare i detenuti. Lo ha fatto il 21 giugno 2014 a Castrovillari e il 21 marzo 2015 a Napoli, mangiando a Poggioreale, mentre a Torino, il 21 giugno prossimo, pranzerà con i detenuti del carcere minorile Ferrante Aporti, alcuni immigrati e senza fissa dimora e una famiglia rom.

“Quando io ricevevo una lettera dai detenuti a Buenos Aires – aveva raccontato Bergoglio ricevendo in Vaticano i cappellani delle carceri italiane – li visitavo, mentre ora quando ancora mi scrivono quelli di Buenos Aires qualche volta li chiamo, specialmente la domenica, faccio una chiacchierata. Poi quando finisco penso: perché lui è lì e non io che ho tanti e più motivi per stare lì? Pensare a questo mi fa bene: poiché le debolezze che abbiamo sono le stesse, perché lui è caduto e non sono caduto io? Per me questo è un mistero che mi fa pregare e mi fa avvicinare ai carcerati”.

Nella messa crismale del giovedì santo, in cui si ricorda l’istituzione del sacerdozio ministeriale durante l’ultima cena di Gesù, Papa Francesco ha fatto, invece, un serio esame di conoscenza al clero della sua diocesi di Roma. Bergoglio si è soffermato sulla “stanchezza dei sacerdoti a causa della gente, dei nemici e di se stessi”, anche sulla sua stanchezza, puntando il dito contro coloro che “civettano con la mondanità spirituale”. Davanti alla “stanchezza della gente”, della quale “non si seccava nemmeno il Signore”, il Papa ha sottolineato che “il popolo fedele non ci lascia senza impegno diretto, salvo che uno si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati. E questa stanchezza è buona, è sana. È la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore, ma con sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di profumi cari e ti guardano da lontano e dall’alto”.

Twitter: @FrancescoGrana