La scomunica ai mafiosi e la condanna delle violenze sui bambini. E’ quanto ha affermato Papa Francesco nella sua visita pastorale a Cassano allo Jonio, quarto viaggio di Bergoglio in Italia dopo quelli a Lampedusa, Cagliari e Assisi. “La Chiesa deve dire di no alla ‘ndrangheta. I mafiosi sono scomunicati”, ha ammonito duramente il Papa parlando a braccio durante l’omelia della Messa celebrata nella piana di Sibari. La prima tappa di Francesco in Calabria è stata nel carcere di Castrovillari. Qui ha incontrato i famigliari del piccolo Cocò Campolongo, il bimbo di 3 anni ucciso e bruciato, nel gennaio scorso, insieme al nonno dalle cosche della ‘ndrangheta. “Mai più – ha detto loro Bergoglio – succeda che un bambino debba sopportare queste sofferenze”. 

(video di Lucio Musolino)

Il Papa ha assicurato anche la sua preghiera per i bambini e per tutte le vittime della violenza. “Pregate per me perché anche io faccio i miei sbagli e devo fare penitenza” ha detto poi Francesco guardando negli occhi i duecento detenuti del carcere di Castrovillari. Nell’istituto penitenziario c’era anche Dudu Nelus, il giovane rumeno accusato di aver ucciso a sprangate, nel marzo scorso, padre Lazzaro Longobardi, dopo che il sacerdote aveva scoperto dei furti di denaro nella canonica. Con un fuori programma, Francesco ha pregato nella parrocchia di San Giuseppe dove padre Lazzaro viveva il suo apostolato. “Nelle riflessioni che riguardano i detenuti – ha affermato il Papa nel carcere di Castrovillari – si sottolinea spesso il tema del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e l’esigenza di corrispondenti condizioni di espiazione della pena. Questo aspetto della politica penitenziaria è certamente essenziale e l’attenzione in proposito deve rimanere sempre alta. Ma tale prospettiva non è ancora sufficiente, se non è accompagnata e completata da un impegno concreto delle istituzioni in vista di un effettivo reinserimento nella società. Quando questa finalità viene trascurata, l’esecuzione della pena degrada a uno strumento di sola punizione e ritorsione sociale, a sua volta dannoso per l’individuo e per la società”. Dopo l’incontro con i carcerati il Papa ha visitato gli ammalati dell’Hospice “San Giuseppe Moscati” di Cassano allo Jonio, diocesi del segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino. Ai sacerdoti di Cassano Bergoglio ha voluto ricordare la “gioia di essere preti”, sottolineando il pericolo di diventare “un po’ degli ‘impiegati'”.


video di Lucio Musolino 

Infine, Francesco ha voluto incoraggiare i sacerdoti di Cassano a lavorare “con le famiglie e per la famiglia” in un tempo che ha definito “difficile sia per la famiglia come istituzione, sia per le famiglie, a causa della crisi”. Il Papa ha pranzato poi con i poveri della Caritas diocesana e con i giovani della comunità terapeutico riabilitativa “Mauro Rostagno“, e subito dopo ha visitato gli anziani ospiti della “Casa Serena” di Cassano. Infine, la Messa nella piazza di Sibari e l’abbraccio con i fedeli della diocesi. Qui in prima fila monsignor Galantino ha voluto che non ci fossero autorità e politici ma la gente semplice. “Quando non si adora il Signore – ha affermato con forza Bergoglio – si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza e la vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male – ha scandito con forza il Papa – va combattuto, va allontanato. Bisogna dirgli di no. La Chiesa, che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo domandano i nostri giovani, bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare”.

Nell’omelia il Papa ha invitato i 250mila fedeli presenti a “rinunciare agli idoli del denaro, della vanità, dell’orgoglio e del potere” e “al male in tutte le sue forme”. “Come vescovo di Roma – ha affermato Francesco – sono qui per confermarvi non solo nella fede ma anche nella carità, per accompagnarvi e incoraggiarvi nel vostro cammino con Gesù carità. Voglio esprimere il mio sostegno al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi di questa Chiesa. Ma lo estendo a tutti i pastori e fedeli della Chiesa in Calabria, impegnata coraggiosamente nell’evangelizzazione e nel favorire stili di vita e iniziative che pongano al centro le necessità dei poveri e degli ultimi. E lo estendo anche alle autorità civili che cercano di vivere l’impegno politico e amministrativo per quello che è, un servizio al bene comune”. Francesco ha incoraggiato “tutti a testimoniare la solidarietà concreta con i fratelli, specialmente quelli che hanno più bisogno di giustizia, di speranza, di tenerezza. Grazie a Dio ci sono tanti segni di speranza nelle vostre famiglie, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti ecclesiali”. E ai giovani “che vogliono mettersi in gioco e creare possibilità lavorative per sé e per gli altri”, il Papa ha rivolto un monito particolare: “Non lasciatevi rubare la speranza! Opponetevi al male, alle ingiustizie, alla violenza con la forza del bene, del vero e del bello”.

Twitter: @FrancescoGrana