Licenziato in tronco. Come non accade praticamente mai nella pubblica amministrazione. E il suo è pure un nome di quelli che contano. Giovanni Serpelloni da ieri non è più responsabile del dipartimento Dipendenze dell’Ulss di Verona, ovvero l’Unità locale socio sanitaria chiamata altrove Asl. Il provvedimento disciplinare, preso “per giusta causa” dal direttore generale Maria Giuseppina Bonavina, non va a colpire un dirigente qualunque. Serpelloni è stato infatti a capo del dipartimento Politiche antidroga di Palazzo Chigi dal 2008 fino all’anno scorso. Chiamato a Roma da Carlo Giovanardi, ex sottosegretario a Droga e famiglia, in passato è stato al centro di polemiche perché da responsabile del dipartimento ha fatto da spalla alle politiche proibizionistiche inaugurate dalla Fini-Giovanardi. Dopo che lo scorso aprile non è stato riconfermato nel suo ruolo dal governo Renzi, Serpelloni è tornato da dove era venuto, a Verona. Ha ripreso la sua posizione al vertice del Sert, fino al licenziamento di ieri, che arriva in seguito a un’intricata vicenda sulla proprietà intellettuale di un software. E segue analoghi provvedimenti presi contro altri due medici, entrambi storici collaboratori di Serpelloni, uno dei quali è stato lasciato a casa dopo le indagini che hanno portato la Guardia di Finanza a ispezionare nei mesi scorsi gli uffici dell’Ulss per alcune collaborazioni attivate dal servizio Dipendenze.

Il software conteso
Al centro del caso Serpelloni c’è un software, chiamato Mfp, sviluppato nel corso degli anni all’Ulss di Verona, ma utilizzato anche in altre aziende sanitarie per gestire i dati sui consumatori di stupefacenti. Serpelloni e i suoi collaboratori ne hanno rivendicato i diritti intellettuali, scontrandosi con la direzione generale dell’Ulss. La vicenda a luglio aveva già portato alla sospensione di sei medici, tra cui Serpelloni, che aveva poi convertito la sospensione dal servizio per due mesi e mezzo in una sanzione da 23mila euro. Nelle settimane successive il conflitto non si è per nulla placato, visto che Serpelloni e alcuni colleghi, con l’appoggio del Codacons, hanno presentato un ricorso al Tar per lesione dei diritti degli autori e un esposto in procura contro i provvedimenti disciplinari. E proprio quanto riportato nella querela è stato causa del licenziamento di ieri, visto che, secondo la direzione generale, ha consentito di venire a conoscenza di irregolarità commesse contro l’amministrazione. Serpelloni definisce il provvedimento “un atto del tutto illegittimo, adottato con chiaro abuso di potere“. Dall’Ulss fanno sapere che i licenziamenti sono arrivati dopo quattro mesi di verifiche, il cui esito ha portato alla “risoluzione del rapporto di lavoro per giusta causa”.

Le indagini della Guardia di finanza
Il licenziamento di Serpelloni, come detto, non è l’unico che ha colpito il dipartimento Dipendenze veronese. Tre giorni fa è stato cacciato il dirigente medico Oliviero Bosco, mentre è di novembre l’allontanamento di Maurizio Gomma, che aveva diretto il Sert negli anni in cui Serpelloni era a capo del dipartimento Politiche antidroga di Palazzo Chigi. Se il licenziamento di Bosco è anch’esso legato all’esposto presentato insieme al Codacons, quello di Gomma è scaturito da una serie di verifiche effettuate dalla Guardia di Finanza su mandato della procura, che secondo i vertici dell’Ulss hanno portato alla luce anomalie amministrative. In particolare sotto accusa è finita una convenzione con l’associazione European institute for health promotion di Verona, il cui comitato scientifico è costituito, tra gli altri, da Bosco e Gomma, oltre che da Bruno Genetti, consulente del dipartimento politiche antidroga e socio di Explora, una società che ha collaborato in alcuni progetti voluti da Serpelloni nel periodo romano. È questo un periodo in cui Serpelloni poteva contare per le politiche antidroga su finanziamenti da svariati milioni di euro. Almeno 52 milioni tra il 2010 e il 2013, secondo quanto dichiarato da lui stesso nel curriculum, molti dei quali investiti in progetti il cui coordinamento operativo era affidato proprio alla Ulss di Verona. Con lo svolgimento di alcuni servizi finito ‘in appaltato’ anche allo European institute for health promotion.

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