Il presunto boss di Mafia Capitale, Massimo Carminati, è stato trasferito, sempre in regime di 41 bis previsto per i mafiosi, dal carcere di Tolmezzo (Udine) a quello di Parma, lo stesso dove è detenuto il boss dei Corleonesi Totò Riina. La notizia è stata confermata dal legale dell’ex Nar, Giosuè Naso, che ha dichiarato di non capire per quale motivo si sia deciso lo spostamento: “Non conosco le motivazioni del trasferimento – ha detto – Parma è un carcere più duro di Tolmezzo, ma forse hanno considerato che c’è un centro medico più attrezzato. Carminati ha un frammento di pallottola nel cranio, quella sparata da un poliziotto nell’81 che gli ha portato via l’occhio sinistro. Ha un’ablazione totale del bulbo oculare ed è costretto a una pulizia e a un cambio di cerotto quotidiani e c’è sempre un rischio teorico di infezione”. Per l’uomo considerato al vertice di Mafia Capitale si tratta del secondo spostamento, dopo il passaggio dal penitenziario di Rebibbia a quello di Tolmezzo, il 13 dicembre.

Come lui, sono stati trasferiti dai carceri romani la maggior parte dei presunti vertici dell’organizzazione criminale che – secondo i magistrati – era riuscita a infiltrarsi nella gestione degli appalti del Comune di Roma e controllava numerosi locali del litorale di Ostia. La decisione di spostare gli arrestati e allontanarli il più possibile dalla capitale è stata motivata con “l’incompatibilità ambientale” ed è legata al fatto che molti di questi sono accusati di organizzazione a delinquere di stampo mafioso e che hanno contatti saldi e ramificati nelle malavita e nella criminalità locale. Questo potrebbe  favorire i collegamenti tra i vertici dell’organizzazione e altri soggetti che ne fanno parte. Il 12 dicembre era stata la volta di Salvatore Buzzi, l’uomo al vertice delle coop sociali romane, che era stato trasferito dal carcere di Rebibbia a quello nuorese di massima sicurezza di Badu ‘e Carros.

Per Carminati il regime di 41 bis, previsto per i mafiosi, era scattato il 23 dicembre, su disposizione del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ha accolto la richiesta della procura di Roma che sta coordinando le indagini nell’inchiesta “Mondo di mezzo“. Il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis) per “er cecato” era stato confermato il 12 dicembre dal Tribunale del Riesame.