Per Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma, non c’erano Massimo Carminati&co erano da assimilare a un’organizzazione mafiosa di stampo mafioso, articolo 416 bis del codice penale. Tesi accolta dal gip di Roma Flavia Costantini che aveva firmato un ordinanza di custodia cautelare proprio per 416 bis per alcuni degli indagati principali.

Oggi anche i giudici del Riesame di Roma “sposano” la tesi dell’accusa. E così restano in carcere, e rimane confermata l’aggravante mafiosa, per Massimo Carminati, Riccardo Brugia, Roberto Lacopo e Fabrizio Franco Testa. I giudici hanno quindi hanno rigettato le richieste avanzate dai difensori. Il Riesame ha confermato il carcere anche per Emilio Gammuto, accusato di corruzione aggravata. Il difensore di Carminati e Brugia, Giosuè Bruno Naso, aveva chiesto che fosse dichiarata l’insussistenza dell’aggravante del metodo mafioso contestato agli indagati ed, in subordine, gli arresti domiciliari per Testa e Lacopo. I pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini hanno sollecitato il rigetto di tutte le richieste. Infine Raffaele Bracci, accusato di usura, è andato ai domiciliari su decisione del gip Flavia Costantini.

Il giorno degli arresti Pignatone, ex capo della Procura di Reggio Calabria e di Palermo, aveva detto: “Con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma. La risposta è che a Roma la mafia c’è” battezzando l’organizzazione, che inquinava appalti a Roma ed è stata capace di corrompere esponenti di destra e di sinistra, Mafia Capitale, “un’organizzazione romana originaria e originale: autoctona anche se collegata ad altre organizzazioni e con caratteri suoi proprie e originali”. Una organizzazione che, per gli inquirenti, anche evoluzione di quella Banda della Magliana i cui metodi e almeno una figura costituiscono il substrato della nuova, una sorta di quinta mafia d’Italia. Quest’organizzazione, svelata e colpita con un’operazione del Ros, governava il “mondo di mezzo” come teorizzato dall’uomo ritenuto il capo della banda ovvero Carminati. “Attendiamo le motivazioni del provvedimento emesso dal tribunale del riesame. Faremo comunque sicuramente ricorso in Cassazione” dicono gli avvocati di Carminati, Giosuè e Ippolita Naso.

Intanto i pm della Procura di Roma hanno avviato accertamenti relativi ad un pestaggio, nell’aprile scorso, di un sottufficiale della Guardia di Finanza di Cisterna di Latina quando il militare stata svolgendo indagini su una società pontina che aveva avuto rapporti con la cooperativa di Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative considerato il braccio operativo di Mafia Capitale. Il sottufficiale è stato ascoltato nei giorni scorsi ribadendo agli inquirenti romani di avere ricevuto anche delle minacce prima del pestaggio. Il verbale è stato depositato dalla Procura al tribunale del Riesame. Per questa vicenda vennero fermati due albanesi e messi sotto indagine anche due italiani. Solo giovedì poi ci sono stati gli arresti di due uomini, considerati dagli inquirenti affiliati alla ‘ndrangheta, e in rapporti di lavoro proprio con Buzzi. Secondo le indagini del Ros, curavano i rapporti tra le coop gestite da Buzzi e il clan Mancuso di Limbadi, ottenendo un appalto per le pulizie al mercato dell’Esquilino.