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Putin chiude a Zelensky: “Non ci sono motivi per incontrarlo ora. La sua lettera è maleducata”. Il presidente ucraino: “Ha scelto la guerra”

Il Cremlino, in serata, ha precisato che l’offerta di ospitare il presidente ucraino a Mosca non è stata formalmente ritirata. Il leader russa attacca l'Ue al Forum economico di San Pietroburgo. E cita l'Italia: "Il nostro debito pubblico migliore del loro"
Putin chiude a Zelensky: “Non ci sono motivi per incontrarlo ora. La sua lettera è maleducata”. Il presidente ucraino: “Ha scelto la guerra”
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All’indomani della lettera aperta con cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva rilanciato l’ipotesi di un incontro diretto con il leader del Cremlino, Vladimir Putin ha raffreddato ogni prospettiva di vertice. Intervenendo alla sessione plenaria dello Forum economico internazionale di San Pietroburgo, il presidente russo ha dichiarato di non vedere alcuna utilità in un faccia a faccia immediato con Zelensky, sostenendo che un incontro servirebbe soltanto a consentire a Kiev di fermare l’avanzata delle forze russe. Le parole di Putin sembrano chiudere gli spiragli aperti nelle ore precedenti dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che aveva affermato come Zelensky potesse recarsi a Mosca “in qualsiasi momento”.

Il presidente russo ha spiegato di avere già respinto una proposta analoga tre settimane fa e ha insistito sulla necessità che siano prima i negoziatori e gli esperti a lavorare a possibili soluzioni. Solo dopo, ha sostenuto, potrebbe avere senso un incontro tra i due leader. Putin ha inoltre criticato il contenuto della lettera del presidente ucraino, affermando di averle dato soltanto “una rapida occhiata” e di avervi riscontrato “elementi di maleducazione” che non contribuirebbero a creare il clima necessario per un negoziato. Da Kiev Zelensky ha risposto che il leader russo ha “scelto la guerra” e dal Cremlino in serata è arrivata la conferma dell’invito.

Gli obiettivi di Mosca restano invariati

Nel suo intervento, il presidente russo ha ribadito che la guerra terminerà soltanto quando la Russia avrà raggiunto gli obiettivi fissati fin dall’inizio dell’invasione e successivamente precisati nel giugno 2024. Tra questi figurano il ritiro delle truppe ucraine dai territori che Mosca considera ormai parte della Federazione Russa e la rinuncia definitiva di Kiev all’ingresso nella Nato. Si tratta di condizioni che l’Ucraina continua a giudicare inaccettabili e che, almeno per ora, mantengono molto distante la prospettiva di un accordo complessivo.

Nonostante la chiusura politica espressa da Putin, il Cremlino ha precisato che l’offerta di ospitare Zelensky a Mosca non è stata formalmente ritirata. Interpellato dai giornalisti dopo il discorso del presidente russo, Peskov ha infatti chiarito che “il presidente non ha detto questo”, confermando che l’invito rivolto in precedenza al leader ucraino resta teoricamente sul tavolo.

La precisazione introduce un elemento di ambiguità nella posizione russa: da un lato Putin considera inutile un incontro nell’attuale fase del conflitto; dall’altro il Cremlino continua a sostenere che un eventuale viaggio di Zelensky a Mosca sarebbe possibile.

I segnali di dialogo e il nodo Zaporizhzhia

Mentre sul piano politico prevale lo stallo, alcuni canali di dialogo continuano a funzionare. Nelle stesse ore si è svolto il primo incontro tra la commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, e il suo omologo ucraino Dmytro Lubinets.

L’incontro, avvenuto al confine tra Ucraina e Bielorussia, ha portato all’intesa per proseguire lo scambio di liste di cittadini da rimpatriare, facilitare le visite ai prigionieri di guerra e favorire la consegna di lettere e pacchi da parte delle famiglie. Parallelamente è proseguito anche il programma di scambio dei prigionieri. Nelle ultime ore 185 militari russi e 185 ucraini sono stati restituiti ai rispettivi Paesi. L’operazione rientra in un accordo più ampio avviato nei mesi scorsi: a metà maggio un precedente scambio aveva coinvolto oltre duecento persone per ciascuna parte.

Un altro terreno di cooperazione riguarda la sicurezza della centrale nucleare di Centrale nucleare di Zaporizhzhia, il più grande impianto atomico d’Europa. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha annunciato l’entrata in vigore di un cessate il fuoco localizzato nell’area della centrale per consentire interventi tecnici sulle infrastrutture elettriche danneggiate dai combattimenti. Si tratta del sesto accordo temporaneo raggiunto tra Mosca e Kiev dalla fine del 2025 con la mediazione dell’organismo internazionale.

La tregua, tuttavia, è stata subito messa in discussione dalle accuse russe secondo cui un attacco ucraino avrebbe ferito cinque militari impegnati nei lavori di manutenzione vicino a una linea elettrica strategica. Mosca parla di una grave violazione delle garanzie fornite da Kiev, mentre l’Aiea continua a monitorare la situazione. Secondo il direttore generale dell’agenzia, Rafael Grossi, Russia e Ucraina hanno collaborato per settimane in colloqui “delicati e complessi” per arrivare a una tregua tecnica finalizzata esclusivamente alla sicurezza nucleare.

La questione resta particolarmente sensibile perché una delle principali linee ad alta tensione che alimentano la centrale è fuori servizio da oltre due mesi. Attualmente l’impianto dipende da un’unica linea elettrica di riserva e nelle ultime settimane è già stato costretto più volte a ricorrere ai generatori diesel di emergenza.

L’affondo sull’Europa e il debito italiano

Nel corso del forum di San Pietroburgo, Putin ha anche rivolto un nuovo attacco all’Unione europea, accusando le élite continentali di alimentare instabilità internazionale attraverso politiche che ha definito “aggressive” e “miopi”.

Il leader del Cremlino ha fatto riferimento all’ “elevato debito pubblico e agli ingenti deficit di bilancio”, affermando che il debito pubblico dell’eurozona è salito all’81,7% del Pil nel 2025. Putin ha citato in particolare la Grecia al 146%, l’Italia al 137%, la Francia al 115% e il Belgio al 108%. “La Russia, tra l’altro, è al 16,4%”, ha aggiunto, precisando tuttavia che la cifra “fluttua leggermente”.

È tornato poi ad attaccare l’Ue e i suoi leader. “Le élite europee stanno essenzialmente provocando il caos, nel quale cercano di trascinare sempre più Paesi” ha detto. Secondo Putin, le politiche “aggressive” portate avanti dalla burocrazia europea sono “miopi” e stanno contribuendo sia a un ulteriore indebolimento della posizione dell’Ue nell’economia globale sia a un deterioramento della sicurezza internazionale. La Russia, ha aggiunto, ha un’economia ”sovrana” che non è collassata nonostante le sanzioni. “Naturalmente, sentiamo critiche da tutte le parti secondo cui tutto è crollato. Siamo scesi allo stesso livello in cui i paesi dell’Eurozona hanno registrato una crescita negli ultimi anni”, ha affermato Putin.

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