L’Agenzia delle Entrate lancia la sua offensiva interna anti-corruzione. A tre giorni dalla presentazione del disegno di legge del governo sull’aumento delle pene, subito oggetto di critiche da parte della magistratura perché non prevede sconti per chi collabora con la giustizia, la direttrice Rossella Orlandi ha annunciato l’attivazione di una mail interna per raccogliere “in completa privacy e tutela” le denunce dei dipendenti. Insomma: il sistema del whistleblowing, le segnalazioni (anonime o meno) di episodi corruttivi, entra a pieno titolo nella “macchina” delle Entrate, certo non immune dal coinvolgimento in giri di mazzette. Solo l’estate scorsa l’ex direttore della sede campana dell’Agenzia, Enrico Salvatore Sangermano, è stato arrestato per presunti favori in cambio di false verifiche fiscali, mentre a Reggio Emilia un ex dipendente e un funzionario sono finiti in manette con l’accusa di aver intascato denaro per cancellare sanzioni o sanare irregolarità.

“Il fenomeno è limitato ma lo faremo scomparire. Stiamo lavorando ad un piano nazionale contro la corruzione”, ha detto Orlandi, avvertendo i 40mila dipendenti che non possono limitarsi a girarsi dall’altra parte. Tutti devono credere che siamo imparziali e che rispettiamo la legge. Altrimenti il danno è enorme. E non c’è la scusa delle troppe norme, con un’ipertrofia normativa che porta all’anoressia etica”. “Serve – ha spiegato la Orlandi – che il dipendente delle Entrate comprenda il valore sociale e civile del proprio lavoro”. Di qui l’invito a denunciare “con coraggio”, con la garanzia che “saranno tutelati”. “Ci saranno garanzie e per questo ho previsto che non ci si limiti alla mail ma che ci sia un vero e proprio centro di ascolto, con persone che raccolgano le denunce e che ascoltino”.

“Non è una delazione – ha poi chiarito l’ex capo della direzione regionale del Piemonte – ma se siamo in un ufficio sappiamo se qualcosa non va e il vero male, come dice Don Mazzi, è in chi guarda e lascia passare”. A questo impegno sono chiamati anche i dirigenti “perché accettare un incarico non è avere un pennacchio ma significa fare sacrifici, fare scelte, anche difficili”. Orlandi ha poi ricordato che ci sono già alcuni meccanismi organizzativi efficaci, come “il licenziamento senza attendere la condanna penale, la dichiarazione dei dati patrimoniale da parte dei dirigenti, la rotazione degli incarichi ogni 3-5 anni”.