L’uscita di “scena” del premio per chi collabora alle inchieste sulla corruzione dal pacchetto del governo, votato in Cdm venerdì scorso, non solo ha irritato i magistrati ma ha scatenato quella che sembra una reazione a catena nella maggioranza e il solito scaricabarile. “Io sono favorevole a sconti di pena per chi collabora e svela la corruzione. Mesi fa avevo chiesto al Viminale di studiare la possibilità di applicare norme che riguardano il terrorismo e la mafia alla dissociazione per rompere la catena di omertà. Io – dice il ministro dell’Interno Angelino Alfano alla trasmissione in Mezz’ora – ho il copyright rispetto ai beni confiscati alla mafia”. E così nel già teso dibattito sul pacchetto anti corruzione, che oggi ha spinto a Matteo Renzi a puntare il dito contro i giudici: “Più sentenze, meno interviste”, si inserisce anche il presidente di Ncd e collega di governo del segretario Pd. Il responsabile del Viminale ha anche annunciato che se in sede parlamentare arriveranno proposte in tal senso, il Ncd voterà sì alle modifiche. E visto che quello approvato è un disegno di legge e non un decreto il governo avrà ampi spazi di manovra: “È stata una decisione presa dal presidente del Consiglio. Con i tempi della conversione del decreto legge, con la questione dell’elezione del presidente della Repubblica si è deciso così. E fare decreti sulle norme penali è sempre una cosa molto delicata. In Parlamento ci sono gli strumenti per accelerare. Il mio partito dirà sì alla corsia preferenziale”.

L’uscita di Alfano sgombra il campo dalle indiscrezioni dei giorni scorsi su come si era arrivati al disegno di legge: alcuni quotidiani, nei retroscena, avevano descritto la scena del governo che proponeva un decreto “forte” e includeva anche la questione premio ai collaboratori. A frenare e a far uscire dal pacchetto il “sistema premiale” secondo quelle indiscrezioni era stato proprio il partito di Alfano. Che oggi invece esce allo scoperto e definisce in maniera netta quello che è accaduto. Quanto all’esclusione della concussione dal ddl sulla corruzione approvato dal Consiglio dei ministri, Alfano ha però negato ogni frizione all’interno del governo: “Il ministro Orlando – ha detto – ha portato un disegno di legge in Consiglio e noi l’abbiamo approvato. C’è stato un confronto sereno e nessuna discussione. È arrivato un testo del governo e noi lo abbiamo approvato. Punto. A noi quel testo andava bene”. In ogni caso, ha aggiunto, “sulla concussione abbiamo dato la massima disponibilità a fare ciò che serve. E se il ministro Orlando porterà un testo, noi saremo favorevoli e le affronteremo. Abbiamo tutto l’interesse a cacciare i ladri e i corrotti“. Quanto alla decisione del governo di procedere con un ddl e non con un decreto, scelta per esempio non gradita al procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti, Alfano ha sottolineato che è stato Renzi a chiedere di “non agire sull’onda dell’emozione” e ha ribadito che “se il Parlamento vuole procedere rapidamente ha tutti gli strumenti tecnici per farlo”.

Sulla questione collaboratori di giustizia era intervenuto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, che intervistato dal Messaggero aveva detto: “Secondo me bisogna applicare alla corruzione gli stessi strumenti che oggi usiamo per il contrasto alle mafie. È per questo che a mio avviso i provvedimenti messi in cantiere dal governo non sono sufficienti”. Ed è a lui che Renzi pensa quando si scaglia contro i magistrati. Il provvedimento di una “sistema premiale” per i pentiti della mazzetta era stato invocato oltre che da Roberti anche da Giuseppe Pignatone e Raffaele Cantone nei giorni scorsi. “Non mi permetto di parlare delle misure annunciate dal presidente del Consiglio. Dico solo che, insieme alle iniziative sulla prescrizione, sarebbe estremamente utile qualche forma di sistema premiale. Se con la mafia grandi risultati sono stati ottenuti anche grazie ai sistemi premiali, con i collaboratori di giustizia, forse qualche provvedimento legislativo anche in questo campo è necessario; se lasciamo tutto intatto è più difficile” aveva detto il procuratore capo di Roma. Anche l’ex pm anti camorra da qualche mese mister Anticorruzione aveva auspicato “sconti di pena per chi collabora”. Ma il premio per i “pentiti” non è stato più inserito. E ora è diventato l’ennesimo tema di dibattito.