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Torre Annunziata, demolito il simbolo della camorra di Fortapàsc davanti a Salvini e Piantedosi. Il procuratore: “Ancora contiguità con i clan, meno cerimonie e più azioni concrete”

Giù il fortino della criminalità raccontata da Giancarlo Siani mentre al Viminale pende la proposta lo scioglimento per mafia del consiglio comunale. E dopo le parole di Fragliasso il sindaco Cuccurullo si dimette. Paolo Siani: "Vorrei che mio fratello oggi vedesse coi miei occhi"
Torre Annunziata, demolito il simbolo della camorra di Fortapàsc davanti a Salvini e Piantedosi. Il procuratore: “Ancora contiguità con i clan, meno cerimonie e più azioni concrete”
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Davanti ai ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini va giù il simbolo di Fortapàsc, il fortino della camorra di Torre Annunziata raccontata dal cronista de Il Mattino Giancarlo Siani negli articoli che gli costarono la vita. A mezzogiorno con apposita cerimonia in pompa magna è iniziata la demolizione di Palazzo Fienga, il luogo simbolo del clan Gionta fino al 2015, quando l’edificio fu confiscato, sgomberato, murato e reso inaccessibile. Ma siamo ancora lontani dall’estirpazione del potere della camorra che ne fece il suo quartier generale, il luogo dove si trafficava la droga e si decidevano gli agguati.

Lo ricordano due circostanze che rendono meno gioioso l’evento. La prima è che sulla scrivania del ministro dell’Interno Piantedosi c’è una proposta di scioglimento per infiltrazioni malavitose del consiglio comunale di Torre Annunziata, ratificata in Prefettura a Napoli nel comitato provincia per la sicurezza e l’ordine pubblico svolto il 13 aprile. La seconda è nelle parole dell’intervento del procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, in impermeabile chiaro: “Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale. Ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche, solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina”. Parole durissime, che hanno portato a un terremoto politico: il sindaco di centrosinistra Corrado Cuccurullo, dopo averle ascoltate, ha presentato le sue dimissioni. Fragliasso è il capo della procura che ha prodotto gli atti sui quali ha lavorato la commissione d’accesso prefettizia insediata il 2 gennaio. Nei prossimi giorni si conoscerà il destino dell’amministrazione.

Quello di Palazzo Fienga è invece segnato, viene raso al suolo. Una decisione che affonda le sue radici nell’impossibilità di recuperarlo ad uso pubblico, al termine di un iter rallentato da alcuni intoppi burocratici. L’area di sedime verrà riqualificata, lo spazio recuperato e rifunzionalizzato. L’area dell’ex baraccopoli sarà trasformata, l’amministrazione vorrebbe farne il nuovo commissariato di polizia, destinato a lasciare la sede di corso Umberto I. L’intervento complessivo è finanziato con 12,3 milioni di euro di fondi statali, verrà seguito da un commissario straordinario nominato dal governo. Al posto di Palazzo Fienga sorgeranno un parco urbano e la piazza della legalità. La demolizione è affidata al 21esimo reggimento genio guastato dell’esercito, con l’uso di escavatori cingolati, una piattaforma elevabile, due autocarri da trasporto leggero e tre camion con rimorchio.

“Questo luogo da posto opprimente diventerà una piazza aperta che mi auguro possa essere intitolata a Giancarlo Siani, il cui sacrificio è stato simbolico”, dice Piantedosi. E’ lo stesso parere del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo: “Intitolerei la piazza a Giancarlo Siani, avrebbe un potere simbolico”.

Giancarlo Siani è evocato in ogni parola, in ogni gesto di questa cerimonia. Aveva solo 26 anni quando il 23 settembre 1985 fu ammazzato sotto casa a Napoli su ordine dei Nuvoletta, un clan che faceva affari con la mafia di Totò Riina. A Paolo Siani, il fratello, ex parlamentare Pd, oggi luccica lo sguardo: “Sono molto emozionato perché attraverso i miei occhi vorrei che Giancarlo lo vedesse”. E mostra degli articoli di Giancarlo scritti quando aveva 23 anni dove si parlava proprio della ricostruzione di Palazzo Fienga. “Aveva scritto tutto, i 200 vani, una scuola materna ed oggi non c’è nulla. Oggi va giù un sito non la camorra”, avverte. “Oggi anche per Giancarlo è una piccola rivincita la scommessa è convincere i mafiosi a non essere mafiosi. Va giù un simbolo ma non la camorra, e la lotta deve essere ancora più importante”.

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