L’evento Ferrari nel giorno della Liberazione: così Fiumicino celebra il 25 aprile?
di Edoardo Morello
Ottantuno anni fa partigiani e partigiane morivano sui monti, nelle città, nelle cantine, per liberare questo paese dall’occupazione nazifascista. Il Comune di Fiumicino ha deciso di commemorare tutto ciò con una Ferrari. Perché no, dai.
Ferrari Therapy — questo il nome, giuro, lo giuro su mia madre — è “un evento di alto valore sociale che unisce la passione per i motori all’inclusione e alla solidarietà”. Lo dice il volantino. Con il font corsivo e tutto. Fermiamoci un secondo. Inclusione sociale. Con una Ferrari. A Piazzale Molinari. Il 25 aprile.
Io non so voi, ma quando penso all’inclusione sociale penso immediatamente a un’automobile che costa trecentomila euro, prodotta in 9000 esemplari l’anno, accessibile a quella fascia della popolazione che di solito non ha bisogno di essere inclusa da nessuna parte perché ci pensa già il proprio patrimonio immobiliare.
Il bello — il capolavoro — è il sottotitolo: “Meccanici per un giorno”.
Meccanici. Per un giorno. Perché poi tornate a fare quello che fate normalmente, che evidentemente non è meccanici.
La giunta del sindaco Baccini ha trovato il modo di celebrare la Festa della Liberazione trasformandola in un evento di Passione Rossa — che è anche il nome dello sponsor, non un’emozione civile. Dalle ore 15 alle 22. Sette ore di rombi e cavallini rampanti sul lungomare, mentre da qualche parte, in qualche aula scolastica che ancora ci prova, qualcuno legge Calvino o Fenoglio o almeno un tweet su Pertini.
Ora, io non voglio essere di quelli che si indignano per tutto. Ma c’è qualcosa di quasi poetico, nel senso più disperato del termine, nel fatto che una città a due passi dall’aeroporto internazionale intitolato a Leonardo da Vinci — genio universale, uomo del Rinascimento, inventore di cose bellissime e inutili — abbia scelto di onorare il 25 aprile con la Ferrari Therapy. La terapia. Come se la memoria storica fosse una patologia da cui guarire a colpi di cavallo vapore.
Come se il modo migliore per ricordare chi ha lottato per la libertà fosse passare sette ore a guardare una macchina rossa ferma in piazza — perché di guidarla, immagino, nemmeno a parlarne.
Del resto, la coerenza è una virtù borghese. E Fiumicino ha ben altro a cui pensare (ad esempio gli appalti per i quali è indagato sindaco e mezza giunta — quelli sì che fanno rombare i motori).