Con una lettera, inviata al presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti e letta in aula, Renato Mannheimer ha rassegnato le sue dimissioni da presidente dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale. Motivo della scelta, secondo quanto contenuto nella lettera, l’inchiesta della Procura di Milano per irregolarità fiscali. Il presidente Coratti ha accettato le dimissioni “per correttezza e non senza rammarico”.

Il sondaggista è ”pentito”, come lui stesso ha fatto sapere tempo fa, e si sta muovendo per restituire “tutto quanto” il dovuto con un risarcimento che potrebbe favorire anche il patteggiamento della pena. A carico del presidente dell’istituto di sondaggi Ispo, e di altre nove persone la Procura di Milano, ha chiuso nei giorni scorsi le indagini contestando una presunta frode fiscale da circa 10 milioni di euro, realizzata attraverso uno schema di false fatture e società esistenti solo sulla carta, che avrebbe permesso al sondaggista di aggirare il Fisco e spostare denaro su conti esteri.

Mannheimer, in particolare, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e all’utilizzo di false fatture per operazioni inesistenti (per circa 30 milioni di euro), assieme ad altre quattro persone. Tra loro, il commercialista Francesco Mario Merlo e due personaggi già indagati anche nel caso Finmeccanica con al centro la presunta tangente pagata a funzionari del Governo indiano per aggiudicarsi la fornitura di 12 elicotteri Agusta-Westland: Carlo Gerosa e il tunisino Hedi Kamoun.

Stando all’imputazione del pm di Milano Adriano Scudieri, Mannheimer è indagato nella qualità di “amministratore e legale rappresentante” della Ispo Ricerche srl e come responsabile di altre società. E sarebbe stato proprio lui “l’ideatore e beneficiario dell’attività fraudolenta, posta in essere attraverso il consulente e commercialista Merlo” e tramite le cosiddette società “filtro” e una serie di società “cartiere” tunisine. Mannheimer, come scrive il pm, si sarebbe servito “al fine di evadere le imposte sui redditi e sull’Iva, nelle dichiarazioni fiscali societarie per gli anni dal 2004 al 2010” di fatture “per operazioni inesistenti utilizzate dalle società effettivamente operative da lui amministrate, emesse dalle società ‘filtro’” e di “fatture per operazioni inesistenti utilizzate dalle società ‘filtrò da lui di fatto amministrate, emesse dalle società ‘cartiere’ tunisine”.

Il sondaggista, inoltre, avrebbe trasferito poi “il provento dell’evasione alle società ‘cartiere’ tunisine per poi veicolare l’illecito profitto su conti a lui riconducibili radicati in Svizzera, in Antigua e Lussemburgo”.