Il confidente, non mafioso, è considerato attendibile. E per questo il pm di Palermo Nino Di Matteo, pubblica accusa nel processo sulla Trattativa, avrà la scorta di primo livello. Cosa nostra starebbe organizzando un attentato contro un magistrato e per ucciderlo sarebbero già arrivati nel capoluogo siciliani 15 chili di esplosivo. La notizia è riportata da alcuni quotidiani, tra cui La Repubblica, che descrive come un mese fa agli investigatori un uomo legato al traffico di droga abbia svelato questo piano della mafia, anche se senza fare nome della toga finita nel mirino, ma il “candidato” più probabile è stato individuato in Di Matteo, già scortato, che ora avrà con lui tre carabinieri del Gis, il Gruppo intervento speciale. Il confidente avrebbe riferito di un summit fra capimafia in cui sarebbe stato chiesto di accelerare l‘esecuzione dell’attentato. 

Al palazzo di giustizia la tensione è alle stelle. Venti giorni fa qualcuno si è introdotto in casa di un altro pm, Roberto Tartaglia anch’egli pubblica accusa nel processo sulla trattativa Stato-mafia rubando una pen-drive: nella chiavetta Ubs c’erano verbali non ancora depositati.  L’attenzione è quindi massima intorno a tutti i magistrati che indagano sul presunto patto tra pezzi delle Istituzioni e Cosa nostra  per fermare la stagione stragista. In parallelo al processo trattativa c’è infatti un fascicolo d’inchiesta bis, il fascicolo madre in realtà che sta cercando di accertare eventuali responsabilità di ambienti deviati dei servizi segreti. Ad aprile, erano già arrivate due lettere anonime che annunciavano un attentato nei confronti di Nino Di Matteo, “autorizzato” dal super latitante Matteo Messina Denaro e da alcuni suoi “amici romani”: “Amici romani di Matteo (Messina Denaro, ndr) hanno deciso di eliminare il pm Nino Di Matteo in questo momento di confusione istituzionale, per fermare questa deriva di ingovernabilità. Cosa Nostra ha dato il suo assenso, ma io non sono d’accordo” si leggeva in una delle missive  e a scrivere è, a suo dire, uno dei membri del commando di morte, in grado di fornire una serie di notizie riservate e dettagliate sugli spostamenti quotidiani (e sui punti deboli della protezione) del pm che indaga sulla trattativa mafia-Stato.