La Germania si candida ad assumere “la responsabilità di leadership della Nato” al posto degli Stati Uniti
Una Germania più centrale nella Nato e più protagonista nel futuro dell’Ucraina. È la doppia mossa geopolitica lanciata da Berlino mentre crescono le tensioni con gli Stati Uniti (i cui rapporti con gli alleati atlantici sono ai minimi storici, ndr) sia sul piano bilaterale sia sugli equilibri interni dell’Alleanza atlantica. Da una parte il cancelliere Friedrich Merz prova a sbloccare il nodo dell’adesione di Kiev all’Unione Europea con una formula intermedia di “Paese membro associato”; dall’altra il ministro degli Esteri Johann Wadephul annuncia apertamente che la Germania è pronta ad assumersi “responsabilità di leadership” nella Nato, nel momento in cui Washington prepara una riduzione del proprio impegno militare convenzionale nel continente.
Il nuovo asse tedesco emerge dal vertice informale dei ministri degli Esteri Nato in corso a Helsingborg, in Svezia, dove al centro della discussione ci sono il sostegno all’Ucraina, l’aumento delle spese militari europee, la riorganizzazione industriale della difesa e le tensioni in Medio Oriente dopo la crisi innescata dalla guerra in Iran e dalla situazione nello stretto di Hormuz. Sul tavolo c’è soprattutto il futuro della presenza americana in Europa. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio dovrebbe infatti chiarire nelle prossime ore come l’amministrazione Trump intenda ridurre il contributo statunitense al cosiddetto “modulo forze Nato”, cioè la presenza di truppe e capacità operative sul terreno europeo. Una prospettiva che preoccupa diversi alleati, sia per la sostanza del ridimensionamento sia per il metodo scelto dalla Casa Bianca, accusata di muoversi con annunci improvvisi e decisioni unilaterali, come già avvenuto con i tagli alle truppe americane di stanza in Germania.
Prima della partenza per la Svezia, Rubio ha ribadito il malcontento dell’amministrazione Trump nei confronti degli alleati europei: “Gli Stati Uniti e il presidente sono molto delusi dalla Nato”, ha dichiarato, accusando molti Paesi membri di essersi “rifiutati di fare qualsiasi cosa” sull’Iran, pur condividendo la linea secondo cui Teheran non dovrebbe ottenere l’arma nucleare. In questo scenario, Berlino si candida a colmare almeno in parte il vuoto lasciato dagli Stati Uniti. “È chiaro: man mano che le capacità europee aumentano, anche i compiti all’interno dell’Alleanza devono cambiare”, ha spiegato Wadephul. “L’obiettivo è una nuova ripartizione degli oneri che corrisponda al potenziale economico e militare della Germania e dell’Europa”.
Una ridefinizione destinata a modificare profondamente gli equilibri interni sia della Nato sia dell’Unione Europea, con inevitabili conseguenze sui rapporti di forza tra Berlino e Parigi in ambito comunitario e tra la Germania e Londra all’interno dell’Alleanza atlantica. Parallelamente, il governo tedesco prova a offrire una soluzione politica alla questione ucraina. L’ingresso pieno di Kiev nell’Unione Europea entro il 2027, chiesto da Volodymyr Zelensky, viene considerato irrealistico da molte capitali europee. Ma lasciare l’Ucraina per anni in una sorta di limbo mentre continua la guerra con la Russia rischia di avere un costo politico enorme.
Per questo Merz ha proposto una formula di adesione graduale: uno status di “membro associato” che permetterebbe a Kiev di partecipare alle riunioni dei leader e dei ministri europei senza diritto di voto, di indicare un commissario europeo associato privo di deleghe operative e di inviare rappresentanti al Parlamento europeo anch’essi senza poteri decisionali. La proposta è contenuta in una lettera inviata ai vertici dell’Ue e sarà discussa al Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Zelensky, secondo fonti diplomatiche, non avrebbe accolto con entusiasmo l’ipotesi di una partecipazione limitata alle istituzioni europee. Tuttavia Merz avrebbe affiancato alla proposta anche un elemento considerato molto significativo da Kiev: l’estensione all’Ucraina dell’articolo 42.7 del Trattato dell’Unione Europea, la clausola di mutua difesa tra Stati membri.
Nel frattempo cresce il dibattito sugli aiuti militari ed economici a Kiev. Il premier svedese Ulf Kristersson ha avvertito che i 90 miliardi del nuovo prestito europeo all’Ucraina “non devono diminuire i contributi nazionali”, criticando implicitamente i Paesi che esprimono solidarietà politica ma investono poco concretamente nel sostegno al governo ucraino.
Sulla stessa linea il segretario generale della Nato Mark Rutte, che ha rilanciato la proposta di destinare almeno lo 0,25% del Pil di ogni Paese alleato agli aiuti per Kiev. “Ci sono pochi Paesi che stanno davvero dando il massimo”, ha detto, citando tra gli altri Svezia, Canada, Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Norvegia. “Molti altri non stanno spendendo abbastanza per sostenere l’Ucraina”. Anche se la proposta non raggiungerà l’unanimità, ha osservato Rutte, “almeno ha aperto un dibattito serio all’interno della Nato”.