E ora si cerca una pen drive con i documenti top secret che riguardano la nuova indagine sulla trattativa Stato-mafia. Il pm Roberto Tartaglia l’aveva conservata in un posto sicuro della sua abitazione del centro di Palermo, ma qualcuno giovedì scorso, scassinando la porta d’ingresso, è penetrato in casa del magistrato e l’ha fatta sparire. Il supporto informatico dove erano memorizzati i verbali non ancora depositati dell’inchiesta tuttora in corso sul dialogo tra Cosa Nostra e le istituzioni, sembra essere scomparso nel nulla.

Le ricerche della chiavetta Usb proseguono, ma i raid dei misteriosi ”visitatori” nell’appartamento di Tartaglia, dove nessun oggetto di valore è stato rubato, più che come una semplice intimidazione, viene letto come un intervento mirato di caccia alle carte segrete dell’indagine che da due anni fa fibrillare il cuore delle istituzioni. Dal sopralluogo compiuto nell’abitazione, nella zona di piazza Castelnuovo, è emerso infatti che gli ignoti visitatori sono entrati dopo aver forzato in modo “chirurgico” la serratura della porta d’ingresso (“l’effrazione – ha detto il padrone di casa – era quasi invisibile”) e dopo aver aperto la cassetta dell’Enel per assicurarsi che non vi fossero allarmi. Nell’appartamento non mancava nulla, né oggetti preziosi, né denaro. Un gioiello di notevole valore commerciale è stato trovato intatto, ancora nella sua confezione regalo, su un cassettone a pochi metri dalla porta d’ingresso: segno che agli autori del raid interessava un altro tipo di “refurtiva”.

Tornato a casa nel tardo pomeriggio, Tartaglia ha capito subito che qualcuno era entrato nell’abitazione: alcuni oggetti, tra cui un vistoso bracciale rosso, erano stati spostati dalla loro originaria collocazione (alcuni cassetti in un armadio) e poggiati in bella vista su un mobile, senza alcuna apparente spiegazione. Lui, il pm originario di Napoli, che proprio giovedì mentre la sua casa veniva frugata si trovava nell’aula bunker dell’Ucciardone impegnato nel processo sulla trattativa, non vuole commentare l’accaduto: “Preferisco tacere – dice – e continuare il mio lavoro”.

Negli ultimi due giorni, nonostante l’inventario in casa e le indagini in corso, Tartaglia ha contribuito a scrivere le repliche alla raffica di eccezioni sulla competenza, sollevate dalle difese, che i pubblici ministeri leggeranno domani in aula alla ripresa del processo. Sull’ennesimo episodio criminale che, dopo le minacce a Nino Di Matteo e a Francesco Del Bene, accompagna l’inchiesta sulla trattativa, la Procura di Caltanissetta ha già aperto un fascicolo raccogliendo i primi rilievi della Dia e dei carabinieri. La nuova indagine è stata collegata alla vecchia inchiesta nissena aperta negli ultimi mesi dello scorso anno quando numerose telefonate mute raggiunsero le utenze di Tartaglia per una decina di giorni consecutivi: si è già accertato che in quel caso le chiamate provenivano da schede telefoniche internazionali. Nel frattempo, ieri, il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto di Palermo Umberto Postiglione, ha deciso di rafforzare le misure di protezione per Tartaglia che, oltre alla scorta di due carabinieri, avrà anche una telecamera piazzata sotto casa.

Anche per Di Matteo, nei giorni scorsi, il cordone di sicurezza è passato dal livello 2 al livello 1, il più alto. Davanti alla casa del magistrato e davanti all’abitazione della madre sono stati disposti la vigilanza fissa, un servizio di videosorveglianza e la zona rimozione. Non è stato ancora autorizzato l’uso del jammer, il disturbatore di frequenze chiesto dagli uomini della scorta e oggetto di uno studio sugli “effetti collaterali”, di cui al momento non si sa nulla.

Solidarietà a Tartaglia è stata manifestata dal senatore del Pd Beppe Lumia che ha parlato di una “inquietante strategia di intimidazione” e ha sottolineato come sia importante “che la politica, le istituzioni e la società civile facciano sentire il loro sostegno a chi si trova in prima fila per scoprire la verità sulle stragi del ’92 e del ’93”. Anche il ministro della Funzione pubblica Giampiero D’Alia ha espresso la sua vicinanza al pm di Palermo evidenziando l’esigenza di “non abbassare la soglia dell’attenzione” sugli episodi di intimidazione mafiosa.

dal Fatto quotidiano del 30-05-2013