Un pub di Vienna che per pubblicizzare i nomi dei suoi panini utilizza i nomi dei boss ma anche quelli degli eroi antimafia vittime di Cosa nostra. L’operazione di marketing di Don Panino, però, in Sicilia suscita solo indignazione.

Colpiscono intanto le denominazioni dei panini: don Greco, don Buscetta, don Corleone, don Mori, don Falcone e don Peppino. Chiaro il riferimento a Peppino Impastato, che dai microfoni di una radio privata attaccava la cosca di don Tano Badalamenti. Impastato venne dilaniato da una bomba in uno scenario che doveva simulare un attentato. Invece era un delitto di mafia. Nella descrizione del menù si legge: “Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue”. Il panino che porta il nome di Giovanni Falcone viene descritto così: “Si è guadagnato il titolo di più grande rivale della mafia di Palermo ma purtroppo sarà grigliato come un salsicciotto”.

I gestori del locale: “Nostalgia del cibo di casa” – Sulla pagina Facebook del locale, che conta 26 “mi piace”, sono Marco e Julia Marchetta, i creatori del marchio Don Panino, raccontano la storia del locale e la nascita del menù: “Nostalgia del cibo di casa”. E i panini finiti nella polemica sono definiti “cult”. 

“L’origine dell’idea dei panini-mafia cult l’hanno avuta Marco e Julia Marchetta, si legge nella descrizione, nell’estate del 2009, a casa in Sud Italia. Entrambi avevano una fame enorme e nessuna voglia della cucina del luogo. Fast food o pizza non erano in questione. Dopo molte riflessioni si sono accordati su una ciabatta fresca e creata con amore e nei dettagli, un panino pieno di delizie tipiche del loro paese, che finora non si poteva comprare in questa combinazione e a questa qualità”.

Non sembrano essere d’accordo con loro, però, gli internauti, che sulla pagina del social network insultano i due: “Vergogna, Schande! Shame! Offendete la memoria dei caduti come Giovanni Falcone e tutto il movimento antimafia, il vostro menù pseudo umoristico può far ridere solo gente idiota e/o di merda”, scrive ad esempio Dario. “Condividere, segnalare, far chiudere, riprendiamoci l’onore italiano”, è l’opinione di Alessandra.

Sulis (Radio 100 passi): “Temiamo non si tratti di un episodio occasionale” – Danilo Sulis, presidente di Radio 100 passi, lo stesso nome del film che ha raccontato la vita e la morte di Impastato, chiede “l’immediato intervento” del ministro degli Esteri, Emma Bonino sulle autorità austriache. “Riteniamo l’episodio gravissimo -spiega Sulis – e frutto non solo di un utilizzo di cattivo gusto per motivi commerciali, ma di qualcosa di più profondo. Il menù, oltre ad essere offensivo nei confronti di Falcone ed Impastato, fa un lavoro più sottile, accomunando boss mafiosi e collusi con le vittime della mafia”. E aggiunge: “Temiamo che non si tratti, come supposto da alcuni giornali, di un episodio occasionale, di luoghi comuni sull’Italia o di un episodio di xenofobia. Il logo del locale che richiama il manifesto del film ‘Il Padrino‘ lo abbiamo già visto anche in Germania in alcuni locali spesso gestiti da italiani”. Rete 100 Passi chiede anche l’intervento delle autorità competenti per l’avvio di accertamenti sull’origine dei locali che portano questo marchio.

Farnesina: “Inaccettabile e offensivo” – E il ministro degli Esteri Bonino è intervenuta nella questione, istruendo l’incaricato d’affari dell’Ambasciata italiana a Vienna che è intervenuto sul caso presso le autorità austriache. “L’Italia ritiene inaccettabile e offensivo utilizzare nomi di persone distintesi nella lotta contro la mafia in maniera distorta”, riferisce il diplomatico. 

Orlando: “Non infangare la memoria delle vittime” – E anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando interviene sull’episodio e invia una lettera al presidente del Consiglio Enrico Letta e a Emma Bonino dove chiede di ”non infangare la memoria delle vittime della lotta alla mafia”. “Al di là dei necessari accertamenti che sono certo sia le Autorità italiane che quelle austriache vorranno fare sui titolari di questa pseudo azienda e sull’origine dei rispettivi capitali – dice Orlando – credo urgentissimo e necessario che il governo italiano intervenga presso quello austriaco perché sia impedito che la memoria delle vittime di mafia sia infangata dall’accostamento a nomi mafiosi e dall’utilizzo di parole offensive cosi utilizzate da questa catena alimentare”.

Parlamentari Pd: “Imbarazzante silenzio del governo” – Il “menù” del pub viennese aveva inoltre già suscitato le critiche dei parlamentari del Pd Michele Anzaldi, Laura Cantini ed Ernesto Magorno, che venerdì avevano segnalato il caso al governo ed al Presidente del Senato Pietro Grasso e oggi giudicano “imbarazzante il silenzio del governo sulla vicenda”. E tornano a chiedere l’intervento di Emma Bonino, invitando il ministro degli Esteri a convocare l’ambasciatore per la rimozione dei menù perché “un locale offende la memoria di Falcone ed Impastato e offre dell’Italia un’immagine avvilente, senza incorrere in alcuna sanzione”. E concludono: “In rete cresce la protesta degli italiani residenti a Vienna non capiamo davvero che cosa stia aspettando il ministro a farsi sentire”.

Ansa: “Locale chiuso da due mesi” – Da alcune verifiche dell’Ansa, però, il locale risulta chiuso da due mesi. All’indirizzo della paninoteca, infatti, risulta solo uno spazio inutilizzato e un cartello con scritto “saldi al 70 per cento”. 

Il locale, in Seidengasse 31, era stato aperto da italiani, che vendevano prodotti del Sud Italia. Un residente dell’edificio in cui si trova il locale ha raccontato: “Non vedo più nessuno già da due mesi, forse si sono trasferiti. Vendevano prodotti italiani e panini, consegnandoli anche a domicilio. Io ci ho fatto la spesa solo una volta – ha aggiunto – ma dei panini dedicati alla mafia non sapevo nulla”.

Sulla porta del locale compare anche un adesivo “Cipriani food“e all’interno del locale si intravedono delle scatole con lo stesso marchio. Il patron Arrigo Cipriani ha spiegato che probabilmente il locale importava prodotti del suo marchio. “Ovviamente non c’entriamo nulla con il locale in quanto tale, probabilmente importavano la nostra pasta all’uovo, per la quale abbiamo grossi ordinativi anche in Germania e Austria”, ha spiegato. 

E sulla pagina Facebook del locale sono gli stessi gestori a spiegare il motivo.  In homepage, un giovane vestito con una camicia bianca, giacca blu e coppola in testa  addenta uno lungo panino farcito, strapieno di ingredienti. Sotto è lo stesso Don Panino a dare notizia del trasloco del locale: “Lavoriamo ad una nuova location”.