Mentre Medici senza Frontiere denuncia la mancanza di sostegno dei paesi donatori a quelli più poveri, la lotta all’Aids nei laboratori continua e sembra cautamente avvicinarsi a una svolta. Dopo decenni di insuccessi, ora un gruppo di ricercatori della Oregon Health Sciences University di Beaverton annunciano sulle pagine della rivista Nature di esser riusciti a mettere a punto un vaccino in grado di lasciare nell’organismo una memoria praticamente indelebile contro l’Aids. Al momento gli esperimenti sono stati condotti solo sui macachi reshus, ma i risultati registrati in questi nostri lontani “cugini” stanno facendo pensare agli scienziati di avviare un trial vero e proprio sugli esseri umani. Per la ricerca e per i malati la notizia, al di là dei risultati clinici – che si spera siano incoraggianti – è davvero importante perché segna definitivamente il ritorno degli Stati Uniti nella ricerca sul vaccino per l’Aids dopo che questa strada sembrava essere stata abbandonata del tutto.

L’ingrediente segreto del nuovo vaccino è il “Citomegalovirus”, un microrganismo che colpisce quasi tutti gli uomini senza dare particolari sintomi. Il nuovo sistema ideato dai ricercatori prevede di usare questo virus come vettore per portare all’interno del sangue alcune proteine specifiche dell’Hiv che “insegnano” al sistema immunitario a riconoscere l'”invasore”. Questa sorta di “navicella molecolare”, che contiene e trasporta nell’organismo i geni alla base del vaccino, ha il pregio di lasciare una memoria permanente nel sistema immunitario.

Nel caso descritto sulla rivista, il vaccino è stato testato contro il SIV, un virus molto simile all’Hiv che colpisce le scimmie. Gli scienziati hanno poi vaccinato metà di un campione di macachi, monitorati per oltre un anno. Ebbene, solo quelli vaccinati sono riusciti a tenere a bada il virus SIV, che non risulta rintracciabile nel loro organismo neanche usando tecniche sensibilissime. I macachi sono quindi riusciti a controllare l’infezione fino a far scomparire l’agente patogeno dal sangue. Un obiettivo, questo, che è pressoché impossibile da raggiungere con le attuali terapie antiretrovirali, sufficienti a tenere sotto controllo l’Hiv ma non ad eliminarlo del tutto.

“Abbiamo lavorato a questo vaccino – hanno spiegato ricercatori, coordinati da Louis Picker – per dieci anni. Il ‘citomegalovirus’ che usiamo come ‘trasportatore’ ha il vantaggio di non causare sintomi nell’uomo, ma al contempo rimane nel corpo per sempre, e questo probabilmente influisce sulla capacità di mantenere la resistenza all’Hiv per molto tempo, perché il sistema immunitario è costantemente in stato di allerta”.

Al contrario di questo, i vaccini convenzionali si basano su vettori non-persistenti e quindi inadeguati a mantenere il sistema immunitario in quello stato di allerta continua che gli permette di scatenare una risposta rapida alla presenza del virus dell’Aids. Ovviamente serviranno ulteriori studi – anche sugli uomini – per stabilire la reale efficacia e sicurezza di questo nuovo vaccino. “Il prossimo passo – ha concluso Picker – sarà quello di testare il vaccino nell’uomo”.

di Valentina Arcovio