Trenta imprenditori espulsi da Confindustria in Sicilia per non aver denunciato il pizzo. In sostanza non hanno rispettato il codice etico che prevede la denuncia nel caso in cui abbia avuto richieste estorsive. Un dato importante annunciato durante un altrettanto importante appuntamento: la firma di un protocollo d’intesa tra Confindustria e la questura di Palermo. L’espulsione – ha detto Ivan Lo bello, presidente degli industriali siciliani – è inderogabile per l’imprenditore colluso, mentre cerchiamo di accompagnare nel percorso di denuncia chi paga il pizzo”.  L’unica impresa espulsa a Palermo è Aedila Venusta. “Noi ci muoviamo – ha puntualizzato Lo Bello – quando raggiungiamo la certezza che quell’impresa è coinvolta nel pagamento del pizzo o nell’organizzazione criminale”. Sul fronte delle denunce, a Palermo si è raggiunta quota trenta. “In Sicilia – ha concluso Lo Bello – siamo già a 150. Il nostro obiettivo è buttare fuori gli imprenditori collusi, ma contemporaneamente di convincere l’imprenditore che ha pagato a denunciare”.

Intanto, il protocollo d’intesa con la polizia prevede una nuova sede per la squadra Mobile. Già definita la sede: la chiesa di Sant’Elisabetta, i cui spazi saranno completati grazie ai finanziamenti (350mila euro) dagli stesis industriali che provvederanno, anche, a fornire strumenti tecnologici avanzati. Nella nuova sede ci sarà anche un’area dedicata proprio agli imprenditori che vogliono denunciare. “Questo protocollo è importante per tanti motivi – ha detto Lo Bello – . Ci sono tanti imprenditori che hanno denunciato e che spingono gli altri a denunciare le estorsioni mafiose grazie alla forte azione di contrasto messa in campo dalle forze dell’ordine. Questa è la cornice essenziale di una collaborazione avviata da tempo e che oggi aggiunge un ulteriore tassello nel segno della legalità”.

Il completamento della struttura, in cui confluiranno gli uffici della Mobile, ha un valore soprattutto simbolico. “È un percorso virtuoso che ci permette di fare passi da gigante, come dimostra l’operazione Addiopizzo 5, nel contrasto alla mafia – ha detto il questore, Nicola Zito – Abbiamo creato un sistema che crea fiducia nelle persone e ci permette di dare una sferzata all’organizzazione criminale. Non siamo più alle semplici dichiarazioni d’intenti, ma siamo giunti ad una collaborazione fattiva”. La questura s’impegna, inoltre, a realizzare una serie di incontri con le categorie produttive sul contrasto al fenomeno del racket per fornire informazioni sulle norme e sulle opportunità per chi denuncia.