La verità di Marc Jacobs sulle sfilate: "Non guadagniamo. E dubito che qualcuno ci riesca" - 4/6
Con una schiettezza rara nel settore, Jacobs smonta il mito della redditività delle sfilate, rispondendo a chi teme che i nuovi proprietari possano tagliare gli show in nome del profitto. I nuovi vertici “dicono di volerlo fare, e io cerco di fidarmi di chi dice una cosa”, afferma, ma subito dopo svela la cruda realtà economica: “Diciamocelo onestamente. Non hanno mai avuto un successo commerciale. Non guadagniamo con le sfilate. E dubito che qualcuno ci riesca”.
Il vero scopo della passerella è un altro: allestire uno spettacolo “che, si spera, possa motivare, stimolare e ispirare le persone che lavorano con Marc Jacobs, i redattori e chi lavora nella moda. Dar loro energia”. Oggi, i suoi capi di punta sono destinati solo a “una ristretta cerchia di persone che desiderano davvero quel capo”. E ripensando al suo picco di ribellione creativa, la famigerata collezione grunge del 1992 per Perry Ellis che gli costò feroci critiche, non ha rimpianti: “Quella sfilata e quel periodo sono stati i più importanti per sentirmi parte di un’onda creativa, che rappresentava un cambiamento. Non credo che nulla potrà mai superare quel momento”.
Sulla fine della sua seconda linea, Marc by Marc Jacobs, inglobata nel 2015, ammette: “Quando ancora esisteva, Marc by Marc incarnava lo spirito che tutti abbiamo imparato a conoscere come lo spirito di Marc Jacobs”. Poi, la chiusura: “Quella, in un certo senso, è stata la sua triste fine. Da allora abbiamo continuato a realizzare borse e abiti a un prezzo più accessibile, ma abbiamo davvero faticato a far sì che il tutto sembrasse giusto”.