I dubbi di Marc Jacobs sui nuovi acquirenti e il business delle licenze - 3/6
Il passaggio alla nuova joint venture guidata da Yehuda Shmidman (WHP Global) e Morris Goldfarb (G-III, azienda nota per gestire licenze e aver “spogliato” brand come Donna Karan) viene definito da Jacobs come una scelta tra “il diavolo che conosci e quello che non conosci”.
Se da un lato ammette che Shmidman gli è sembrato “davvero affascinato dall’idea dell’azienda Marc Jacobs e da ciò che rappresentiamo”, dall’altro non nasconde lo scetticismo verso Goldfarb: “Non è che non fosse entusiasta. È solo che sembra avere una personalità molto diversa. Credo semplicemente che provenga da un contesto diverso”. L’ipotesi che il suo marchio venga trasformato in una mera macchina da licenze lo preoccupa: “Penso che ci siano sufficienti motivi per ritenere che questo tipo di interferenza non vada mai a buon fine. Per le persone che non conoscono tutti i fatti, le cifre e le prove, credo che sembri la ricetta per qualcos’altro”.
Sul futuro, Jacobs ammette la propria incertezza: “Non c’è un sì o un no. Potrebbe essere una cosa o l’altra. Dove mi trovo adesso? Dove siamo adesso? Cosa rappresentiamo per questa generazione? E per quella generazione? Le domande sono moltissime”. E conclude: “Non ho risposte definitive. Rimango piuttosto ottimista, credo sia il modo più semplice per dirlo”.