Fascinator, (“incantatore”, “ammaliatore”) basta la parola, e fa subito chic/seduzione. Un piccolo cappello-scultura fissato con cerchietto, pettinina o veletta. Un dettaglio, ma che dettaglio! Riservato soprattutto ai riti sociali della corte inglese (a Kate Middleton, principessa del Galles piace moltissimo) agli esibizionismi di Ascot e dintorni, a celebs eccentriche come Lady Gaga e Paris Hilton, e attrici come Sarah Jessica Parker (Met Gala 2022, ma anche sui set di “Sex and the City” e “…And Just Like That,”) esce definitivamente dai circoli aristocratici per planare a breve sulle nostre teste. Mai più senza. A sorpresa, è stato uno degli accessori cult dell’Haute Couture Autunno-Inverno 2026-27 di Parigi, reinterpretato in chiave contemporanea. Più di quello classico, da cerimonia, si sono viste mini-sculture, vele, fiocchi, geometrie, cappellini gioiello. E le varianti sono infinite.
Non è la prima volta che i designer si ispirano al fascinator. Alexander McQueen, in coppia con il cappellaio magico Philip Treacy, primitivo, sognante, visionario, ha costruito ali e nidi d’uccello, nuvole di farfalle e architetture felliniane. Il Dior di John Galliano ha viaggiato nel tempo e nello spazio mostrando la Belle époque e un Giappone irraggiungibile. Vivienne Westwood ha fatto della veletta un graffio punk. Thierry Mugler ha inventato nuove dive con il volto nascosto. Ma stavolta è diverso. Il fascinator è sul punto di diventare pop. In questo caldissimo luglio parigino Jean Paul Gaultier, nella versione di Duran Lantink, ha fatto uscire look completati da piccoli copricapi scultorei, piume e deliziosi accessori millinery. Robert Wun ha quasi esagerato. Per la collezione Child’s Play ha voluto fascinator e cappelli-scultura rotondi, appuntiti, svolazzanti, creati dalla maison di Emma Freeman e Susie Kennedy. Chanel, con Matthieu Blazy, ha riportato in passerella l’eleganza dell’alta società con fiocchi oversize, romantici cappellini piumati e fioriti. Viktor & Rolf, fedeli alla loro poetica teatrale, hanno offerto un vero e proprio spettacolo: due modelle si vestivano e svestivano su una piattaforma rotonda tra bagliori gold e piumini-mantella.
Tenuti in mano come offerte alle divinità della moda, i due cappelli couture a barca, uno tutto d’oro, hanno stravolto l’estetica dei fascinator con un effetto fiabesco. Jonathan Anderson (Dior), si è sbizzarrito con le velette ispirate all’alta moda storica, mentre da Balenciaga, debutto couture di Pierpaolo Piccioli, alcuni look erano completati da cappucci, velette bordate di rose che scendevano ben oltre il viso, una nera, vagamente vedovile, e, colpo di fulmine, un sontuoso abito di piume rosa che diventava anche cappello.
Come si porta
Pensato per le donne di oggi, il fascinator unisce la tradizione classica degli abiti da cerimonia molto royal a un tocco fresco e contemporaneo. C’è qualcosa di innegabilmente elegante in un fascinator ben abbinato. Che si tratti di un matrimonio in campagna, del Royal Ascot o di un garden party, trasforma all’istante un outfit da semplice a indimenticabile. Il fascinator o anche l’ibrido hatinator, fissato con cerchietto o una clip, unisce lo standing di un cappello tradizionale alla calzata più comoda e sbarazzina. Nella bella stagione, le inglesi preferiscono fascinator in sinamay leggero, con anelli sagomati, e delicati dettagli in piume. Dove comprarli? Difficile permettersi quelli di Philip Treacy o di Stephen Jones, il preferito di Lady Diana. Ma su Amazon e su Etsy ce ne sono per tutte le tasche. Versioni più sofisticate da Gallia e Peter a Milano o Viarani a Torino, da Harrods, ovviamente, da Alessandra Rich, da Maison Michel a Parigi o anche online (ci sono i saldi).
Una volta trovato, ecco le regole d’ingaggio: si porta soprattutto al mattino in un’occasione un po’ speciale e mai con outfit casual. Deve essere proporzionato alla silhouette, nello stesso colore dell’abito, oppure a contrasto. Total blu navy per un look da cerimonia impeccabile, come Victoria Beckham alle nozze di Harry e Meghan Markle nel 2018, con l’hat dalla veletta ton sur ton, o puntando su accostamenti a contrasto: vestito verde e fascinator rosa. Chi scrive ne ha indossato uno alla masterclass “Un giorno da Kate”. Era un alto cerchietto di velluto nero con veletta e un minuscolo fiore a sinistra. Misterioso. Aveva, in effetti, un suo perché.
Un po’ di storia
Si dice l’abbia inventato Maria Antonietta: due piume di struzzo tra i capelli messe su per gioco. La sua fama di fashion influencer era alle stelle e le dame di corte rendevano un must i capricci della sua annoiata vanità (non dimentichiamo il lancio del “color pulce”). Nel film di Sofia Coppola “Marie Antoinette”, una scena che racconta proprio questo momento. Siamo nel salotto della regina di Francia: ci sono le amiche tra magnifici tessuti, champagne, dolcetti, bijoux, scarpine di raso. Ecco le piume, un sorriso malizioso, lo stilista di corte che approva. È subito moda. A Londra, il successo è talmente grande che i più acclamati creatori di fascinator saranno gli inglesi. Sopravvive alla Rivoluzione Francese. Nell’Ottocento, diventa parte irrinunciabile dell’etichetta mondana: alle cerimonie ufficiali della nobiltà e della florida aristocrazia borghese, alle corse dei cavalli, all’opera, addirittura ai funerali. Le eccezioni e le stranezze diventano motivo di gossip. Se la stampa satirica racconta il fascinator con buffe caricature, artisti come Giovanni Boldini (ritratto della Marchesa Casati) ed Henri de Toulouse-Lautrec (la rivista Moulin Rouge) lo trovano adorabile.
E arriviamo al presente. Al matrimonio di Carlo e Diana la metà dei tremilacinquecento invitati portava un fascinator. Rivisto e corretto nel 2011, quando William ha sposato Kate Middleton. Le principesse di York si sono fatte notare con due spettacolari creazioni di Philip Treacy. Quella di Beatrice, in particolare, è stata battuta a un’asta benefica per centotrentunomila dollari. Qualcuno è rimasto davvero ammaliato.