Le grandi maison che fanno sistema - 2/10
Se bisogna partire dai nomi che negli anni hanno reso il fashion-design una consuetudine milanese, la lista resta chiarissima: Louis Vuitton, Hermès, Dior, Gucci, Bottega Veneta, Prada, Miu Miu. Louis Vuitton torna a Palazzo Serbelloni con una nuova tappa degli Objets Nomades, in dialogo con l’Art Déco, con la figura di Pierre Legrain — autore del primo mobile creato per la maison — e con nuove letture firmate da Estudio Campana, Raw Edges e Franck Genser, oltre alle riedizioni tratte dagli archivi di Pierre Legrain e Charlotte Perriand. Hermès resta fedele a La Pelota, dove svela le nuove collezioni per la casa. Dior, a Palazzo Landriani, rinnova il dialogo con Noé Duchaufour-Lawrance, autore delle lampade Corolle, tra vetro di Murano, fibra di bambù e riferimenti al New Look. Gucci risponde con Gucci Memoria, la prima esposizione di Demna per la maison, allestita ai Chiostri di San Simpliciano come rilettura simbolica dei 105 anni del marchio. Prada, dal canto suo, non presidia tanto l’oggetto quanto il pensiero: Prada Frames, alla quinta edizione, conferma il marchio come uno degli interlocutori più seri del design culturale contemporaneo.
E poi c’è un fronte più recente, quello del mass market o del fashion retail ad altissima diffusione, che entra nella settimana con un’ambizione diversa ma non meno chiara: Zara, per esempio, con l’installazione Calma, trasforma Palazzina Appiani in un rifugio sensoriale ispirato alle terme romane, sviluppato con Crosby Studios. Debutta anche H&M HOME, presentando a Palazzo Acerbi una collaborazione esclusiva insieme alla designer americana Kelly Wearstler.