Ve ne siete accorti? È green mania, botanica-mania. Tutti al verde (in senso buono). Finanzieri in lacrime perché il loro ficus perde foglie. Ricche signore che fanno follie per avere un’Hydrangea heteromalla, ortensia originaria del Nepal. A Milano si è appena conclusa Orticola, mostra mercato di piante e fiori (il tema di quest’anno era: “IL Giardinaggio fa la felicità”), con sciamare di dame incappellate, un po’ come al Chelsea Flower Show, la rassegna più snob del mondo….E, sul modello del Fuorisalone c’è un ricco Fuoriorticola sino alla fine di maggio: workshop, eventi , visite guidate a ville storiche e scenografiche vetrine di negozi. Anche Mazzolari, boutique/parfumerie in Piazza San Babila, trasforma un suo spazio in corner/mercato con ceste di verdure e, tra pomodori, melanzane, peperoni e limoni della costiera amalfitana, presenta una linea di “Spazzolini Lavorati a Mano” (il brand si chiama proprio così). Niente pause. Il 16 giugno l’appuntamento è con la presentazione di Orticolario (dall’1 al 4 ottobre a Villa d’’Este, Cernobbio) con oltre 250 espositori, nel parco secolare affacciato sul Lago di Como. Ma già adesso è tutto un fiorire di appuntamenti: al castello di Paderna a Pontenure (Piacenza) “La natura con altri occhi” è un viaggio imperdibile tra passeggiate botaniche, talk con giardinieri professionisti (e laboratori (per creare una ghirlanda primaverile, preparare un erbario, coltivare bonsai). Mentre, nel cuore della Maremma toscana, riapre il Castello di Vicarello, elegante tenuta a conduzione familiare, puntando i riflettori su Villa La Vedetta, antica torre di avvistamento del XII secolo. Custodi del patrimonio culturale e agricolo locale, i fratelli Carlo e Aurora Baccheschi Berti dedicano grande passione a vigneti e giardini. Su prenotazione, si può visitare a Sarzana (La Spezia) il giardino delle meraviglie dove Enrico Caneva ha raccolto su dodicimila metri quadrati più di 2.500 specie tra cui alberi antichissimi e 30 varietà di mimose. Ma non bisogna per forza uscire dalle città. Fino al 24 maggio, a Torino, il “Festival del verde” è dedicato alla biodiversità metropolitana. E sarete sorpresi di scoprire quanta ce n’è.
Che cosa abbiamo scoperto a Orticola
Che possiamo innamorarci della Chloraea Bletioides, un’orchidea cilena: boccia in primavera e si distingue per la rara combinazione di bianco, giallo e verde (di Piante Pazze). Che ci sono palme capaci di resistere al freddo. Che a Milano, nel quartiere di Affori si coltivano deliziosi bonsai. Che, complice Kimera Tropical, possiamo creare uno stagno in miniatura. Che da Piante Innovative | Natura Maestra troviamo il Sauropus androgynu, conosciuto anche come Katuk, arbusto del sud-est asiatico: le foglie si mangiano, e ricordano i piselli freschi. Che King’s Rose, la rosa presentata al RHS Chelsea Flower Show 2025 da David Austin, prende il nome da Re Carlo III, e i Vivai Pozzo l’hanno portata a Orticola. Loro hanno il re e noi la regina, cioè la rosa dedicata a Ornella Vanoni dai Vivai Barni. Se poi volete attirare le farfalle, procuratevi una Purshia plicata da Pépinière de Vaugines. arbusto raro del nord del Messico: in primavera regala piccoli fiori rosa intenso che le api adorano. Ma la scoperta migliore è che le piante migliorano la salute. Specialmente gli alberi.
Un tuffo nel bosco
Forest bathing, tree hugging tree watching, wood therapy. Oppure “shirin yoku”. Significano più o meno la stessa cosa e rispondono a un bisogno preciso: immergersi nel verde. E sono stati proprio i giapponesi ad accorgersene. Qing Li, immunologo della Nippon Medical School di Tokyo e fondatore della Società Giapponese per la Medicina Forestale sostiene che nostre società soffrono di un disturbo da “deficit di natura”, e questo, ricordando che nel 2050 due umani su tre abiteranno in aree metropolitane, può essere piuttosto grave. Così il verde è diventato il nuovo Graal, il contatto fisico con la natura un modo per curare lo stress, ridurre la depressione, aumentare la produzione di proteine antitumorali. “Shirin yoku” può essere tradotto con forest bathing, cioè “bagno nel bosco”. Praticarlo per due ore aiuta addirittura a dimagrire. Un gruppo di scienziati canadesi, americani e australiani ha confrontato densità degli alberi e salute della popolazione di Toronto. Conclusione: dieci alberi in più in un isolato producono lo stesso benessere offerto da un aumento di diecimila dollari. Undici alberi in più abbassano il rischio di malattie cardiovascolari, e “ringiovaniscono” di un anno e mezzo. Non solo. I nemici di chi vive in città sono le polveri sottili. L’OMS stima che l’inquinamento dell’aria ucciderà 6,2 milioni di persone ogni anno entro il 2050. Un singolo albero può assorbire 4,5 kg di inquinanti dall’aria in 12 mesi. Le piante dei parchi di Londra ne rimuovono 2.241 tonnellate. Perciò fate un po’ i conti se il verde è solo decorativo. Poi c’è la cura dell’anima. “Chiedilo agli alberi” di Guidalberto Bormiolini (Neri Pozza) ci dice che vibrano con le nostre corde più intime in una sinfonia universale biologica e spirituale. Ce lo ricordano i miti, le religioni, i mistici e i filosofi, i monaci e gli psicologi, gli scienziati, i poeti. Ricorda Stefano Mancuso: “Quando entriamo in un bosco sentiamo, con certezza, di essere tornati a casa”.
Il Giardino come metafora
Nel 1979 ha avuto enorme successo un tenero film con Peter Sellers, ”Oltre il Giardino”. Chance, che non ha mai studiato e ha vissuto curando il giardino di un vecchio signore, conosce per caso la moglie di un milionario che lo scambia per un bizzarro e saggio gentiluomo. Il marito, poi, lo crede una grande mente politica. Parla solo delle piante, del loro ciclo vitale, eppure le cose che dice si possono applicare alla vita quotidiana. Adesso è il turno di Claire Elder. Il suo bestseller, “La botanica degli amori perduti” (Mondadori) paragonato addirittura a “Cime Tempestose ( “un accostamento che mi riempie di orgoglio”, ammette ) intreccia il giardinaggio, amore e memoria. La protagonista, Merel, si rifugia lontano da tutto per dedicarsi a un giardino selvaggio, cercando di riportare equilibrio nella sua esistenza senza dimenticare l’uomo che amava. La botanica diventa specchio dell’anima. Ogni sezione o capitolo si apre con una pianta (Gramigna, Rosa di porcellana, Abro, Gelsomino notturno) e la descrizione delle sue proprietà curative, magiche o tossiche: la felce “che rende invisibili”, il sedum ”che aumenta le capacità fisiche e psichiche”, l’iperico “che cura la malinconia”, l’eliotropo che “messo sotto il cuscino dà luogo a sogni premonitori”, la melissa, “che coltivata davanti all’ingresso di casa, scaccia il male”. Ci crede? “Avrei voglia di dire di sì”, confessa Elder, “penso che le piante si muovano nella nostra direzione, e non succede mai per caso. Nel mio romanzo la natura non fa solo da sfondo, ma è una metafora attiva: il restauro del giardino abbandonato da parte di Merel si accompagna al tentativo di riparare la sua vita andata in frantumi”. Claire Elder ama le peonie e un particolare un cipresso calvo “che cresce nel giardino di famiglia, non proprio tipico, perché è un albero della Florida arrivato in Europa. Lo abbraccio, anche se la sua circonferenza è troppo grande per stringerla tutta, e mi sento bene. A proposito di migrazioni, nel mio prossimo romanzo ci sono dei migranti che si portano dietro i semi, come legame con la loro terra con la loro storia, un giardino interiore”. Vorrebbe visitare la Biennale “botanica”, perché all’ingresso dei Giardini c’è un elenco degli alberi che vengono da altre parti del mondo e sono stati accolti (con gli umani è più difficile), e perché dappertutto sono sparsi richiami alla natura, alle magnolie, alle tracce che ogni pianta lascia di sé, come negli Erbari Fantasma di Uriel Orlow, fotografie delle impronte residue, delle ombre, dei pigmenti rimasti sulla carta. Anche noi, un giorno, saremo solo ombre.